Coerentemente a tale concezione, la quota d’iscrizione per italiani, comunitari ed extracomunitari è stata fissata a 20 €, mentre è necessario sborsarne 36,15 per ogni ricetta specialistica. E a ben vedere, la posta intera di partecipazione alla gara la paga soltanto il maschio giovane, lavoratore dipendente con moglie e figli piccoli a carico (ovvero la classe media), tali e tante sono le facilitazioni concesse a tutte le altre categorie.
A Vigarano, i disoccupati non pagano niente. Tutti, indistintamente, senza presentare un certificato della Camera del Lavoro, o un’autocertificazione. Non è passato nemmeno per la testa che uno può non lavorare perché vive di rendita da terreni e fabbricati, o perché ha un grosso conto in banca maturato legalmente e non, o perché ci sa fare in Borsa. Costui può ricevere gratis una T-shirt New Balance, prodotti vari, essere ristorato lungo il percorso, godere di una doccia calda, essere dolcemente massaggiato da una fisioterapista carina, assistito dal medico (senza ticket), medagliato, diplomato, ed abbuffarsi all’interno del Castello Estense nella Sala di Alfonso I.
Molto più dura è la vita allorché il disoccupato necessita di un E.C.G.: deve presentare il certificato di disoccupazione o autocertificarsi tale, ed avere un reddito non superiore a 8.263,31. Sia ben chiaro che per il S.S.N. “disoccupato” è solo colui che ha perso il lavoro; chi sfortunatamente non ne ha mai trovato uno, viene definito “inoccupato” e non rientra nel regime delle esenzioni!
I diversamente abili a correre la maratona non pagano, ma la compartecipazione sanitaria non la pagano solo se la loro invalidità è superiore al 67%.
Se uno studente diligente si busca un esaurimento nervoso perché passa intere notti sui libri, deve prendere i soldi dalle sue tasche per curarsi; un quarantenne figlio di Agnelli fuori corso corre gratis!
Nella città estense ritengono che un sessantenne sia vecchio, squattrinato e decrepito, in grado però di macinare 42 Km., e non lo fanno pagare. Per il S.S.N. bisogna compiere 65 anni per essere esentati dal ticket ed a condizione che si abbia un reddito non superiore a 70 milioni vecchio conio.
Il governo viene battuto sulle “quote rosa”; da queste parti sono le donne che strabattono gli uomini correndo gratis, salvo poi pagarsi il Pap-test.
Se disti 200 Km. da Vigarano (o Ferrara?) non hai uno sconto; se 201 Km., si. Se affermi a priori nella scheda d’iscrizione che taglierai il traguardo per la prima volta, paghi solo 10 €; se il traguardo l’hai tagliato realmente 2 o 3 o 4 volte, paghi 20 €; se l’hai portata a termine 5 volte, tutto è gratis et amore dei.
Se sei diabetico hai uno sconto del 50%; se sei affetto da mille altre malattie, paghi il 100%. Per pagare la metà devi essere iscritto al Club dei Supermaratoneti, non a quello dei Bocciofili.
Comunque sia, chiunque tu sia, male che vada, iscrivendoti prima del 16/1/2006 un piccolo sconto te lo fanno sempre.
E’ deduttivo pensare che tutti i benefici siano cumulabili, non essendo scritto il contrario. Per cui, quando il 19/3/2006 vi parteciperò con Angela per la sesta volta, può darsi che sarò io ad essere creditore, rientrando in quasi tutti i privilegi.
La verità è che per vincere la concorrenza ed aumentare il numero di partecipanti alla propria maratona, s’inventano mille espedienti, la maggior parte dei quali fanno leva sulla quota d’iscrizione. Il tentativo è senz’altro lodevole nella parte in cui si creano incentivi ai soggetti più deboli, ma il risultato finale è che invece di perequare si sperequa ancor di più.
Né può essere altrimenti allorché ci si sforza di accontentare tutti. Non è il caso degli organizzatori di maratone, spinti da nobili ideali, ma è nella legislazione farraginosa che alligna la mala pianta dell’ingiustizia, che trova il massimo coronamento nelle leggi ad personam, biasimabilissime da qualunque parte politica si giudichino. Il vero erede della praticità del Diritto Romano è il mondo anglosassone (mai viste eccezioni alla quota d’iscrizione, e l’accusa di esterofilia è l’ultima che mi possa essere imputata), non il nostro che abbonda di evoluzionismi bizantini.
Sono del parere che il miglior biglietto da visita per una maratona sia una quota “sostenibile”, fissa ed uguale per tutti, che anche i vu cumprà hanno imparato a praticare alle loro mercanzie. Anche il doppio prezzo previsto dal regolamento Fidal, che non fa una grinza da un punto di vista teorico, non ha avuto fortuna sul piano pratico perché divide gli atleti in abbienti e non. Quanto si vuole incassare dalle iscrizioni? Tanti euro. Bene. Si divida tale cifra per il probabile numero di partecipanti e si ottiene la quota da applicare a tutti. Ciò che si perde dalle mancate iscrizioni gratuite da una parte, è compensato dal guadagno ottenuto da chi è disposto a pagare una più bassa quota dall’altra.
Pigiare sul prezzo d’iscrizione per procurarsi adesioni – offrendo, beninteso, alta qualità di servizi – è certamente corretto, ed è una legge di mercato antica. Se il portafoglio degli sponsor straripa di soldi, è legittimo accettare il tutto gratis. Tuttavia, chi organizza una maratona non si lasci commuovere troppo: è sotto gli occhi di tutti che, molto spesso, coloro che pretendono lo sconto di 5 € – 10 € non badano a spese quando debbono ingoiare inutili integratori costosi, indossare materiale sportivo firmato, volare a New York a spendere quanto costano 100 iscrizioni, non battono ciglia davanti alla cifra tonda di 100 € di una gara svizzera (+ 4,25 € di spese, se fatta via internet).
L’enorme successo della maratona di Treviso è solo in parte dovuto alla sua gratuità (dalla quale sembra si voglia fare parzialmente marcia indietro, visto l’eccessivo contrasto fra pacchi gara distribuiti ed atleti classificati, la delusione della suora missionaria ecc.), alla perfetta organizzazione, al pittoresco centro storico (anche Verona ce l’ha, ma i numeri della sua maratona non sono eccezionali), alla bella gente lungo il percorso. A Vittorio Veneto, mi ha molto colpito l’essere sommerso da una massa di atleti che parlavano dialetto veneto. Questa è stata la carta vincente: aver trascinato tutti i maratoneti della regione a parteciparvi. Non nell’aver rotto il mercato con la mossa spregiudicata della gratuità va ricercata la sua fortuna, ma nella bravura di essere stati profeti in patria, cosa non da poco, perché presuppone diplomazia nel coinvolgere i club locali, capacità a non suscitare gelosie da primi della classe, abilità nello stimolare un sano orgoglio regionale. Con 3000 atleti sicuri si può fare la voce grossa presso le Istituzioni Pubbliche, imporre le proprie esigenze agli sponsor privati, e pensare alla grande.
Solo Roma, Venezia e Firenze possono permettersi d’investire grandi risorse per attrarre atleti extraregionali e stranieri. La stessa Milano ne spreca tante senza riuscirvi; anzi più che guardare avanti, deve voltarsi indietro per non farsi fare le scarpe dai rampanti Trevigiani. Protesa com’è, la città, a non perdere il tram della modernità, ha dimenticato la ricetta della nonna che insegna, le uova, vanno fatte al tegamino, e non scaraventate ad imbrattare la testa dei maratoneti. Immagino che quest’anno, complice l’Aviaria, ne abbiano a disposizione in gran quantità; ma è solo per motivi logistici che preferirò Latina, e non perché spaventato dalla gragnola che potrebbe colpirmi!
E’ giusto che Gianfranco Gozzi, vedendo i numeri della sua maratona stabilizzati da qualche anno attorno ai 250 classificati, per evitare la stagnazione voglia darle una scossa, rinnovando la vetrina. La mia diagnosi è la seguente: gli è riuscito essere profeta fuori patria e non in patria. E’ con gli atleti emiliano-romagnoli che deve essere adirato! Non è possibile che in una piccola città di scarso interesse turistico si sentano pochi accenti della sua regione (a differenza del Veneto, si parla italiano) e molti di altre parti d’Italia. Evidentemente, da Bologna, Piacenza, Reggio Emilia disdegnano recarsi a Calderara di Reno. E si parla di devoluzione, decentramento! La realtà è che vogliamo togliere a chi ha più di noi, ma non vogliamo poi distribuire a chi ha meno di noi. Oltre al Tris Marathon, deve sfornare altre iniziative tese a coagulare attorno a sè la grande massa degli atleti locali, che non hanno scuse a non parteciparvi: bassa iscrizione, non spese alberghiere e di ristorazione, modeste spese di viaggio.
Qualcuno potrebbe giudicare arbitrarie le mie osservazioni. Ma, a parte il fatto che tali sono tutte le critiche – specie se fatte in un paese in cui è più facile avere accesso alle pratiche ludiche che alle cure sanitarie, e l’acqua imbottigliata costa più della benzina, sebbene ricco di fiumi e privo di pozzi petroliferi -, credo che dagli organizzatori si possa pretendere di farci sentire tutti uguali quando siamo in pantaloncini: tutti gratis, o tutti stessa quota d’iscrizione. A chi non è disposto a versare un giusto contributo, nessuno può negare di correre nel parco comunale.


