Nel XI sec., Hedeby era un importante insediamento vichingo danese e considerata la prima città medievale del nord Europa. Era florida per via della posizione geografica che consentiva scambi culturali e commerciali.
Attualmente, è un sito archeologico e rientra nel territorio del comune di Busdorf. Sul fiordo hanno costruito delle copie delle case vichinghe originarie e una cinta muraria in terra alta 10 m e larga 3 m, che le abbraccia a semicerchio e un tempo le difendeva dalle incursioni provenienti dalla terraferma.
In questo spazio archeologico era in atto un revival vichingo, con personaggi che facevano sfoggio di costumi dell’epoca con spade, lance, archi, elmi cornuti e fuochi ad arrostire armenti. Tutti a far la foto con un gigantesco vichingo armato di spada, ex poliziotto che ha avuto scambi professionali con colleghi italiani a Ravenna e a Como.
Gran parte del percorso della maratona si è svolto sull’alto terrapieno semicircolare avvolgente il sito e che un tempo aveva scopi difensivi. 1,442 km da ripetere 29 volte. In quattro punti, la cinta muraria era interrotta e la continuità era ristabilita da una discesa e una salita realizzata da una scala in ferro. Tra gradini in discesa e in salita, ne ho contati 161. Adesso, moltiplicateli per 29 e otterrete il numero totale di quelli affrontati.
Maratona dura, affascinante, originale, culturalmente eccitante con 14 iscritti, 11 partiti e 10 classificati.
E’ tardi quando la gara volge al termine. Nonostante siamo stanchi e sudati: “La Danimarca è vicina! Perché non andiamo a cenarvi?”, suggerisce qualcuno di noi. Detto fatto. Il primo locale che troviamo è una deprimente “Pizzeria Milano”. Un ristorante elegante, vistici conciati a quel modo, ci scambia per extracomunitari e, diplomaticamente, ci manda via: “Tutto pieno”. Stavamo rischiando di passare il Sabato Santo nella citata pizzeria, quando riusciamo a trovare posto in un bel ristorante, che ha reso piacevole la toccata e fuga danese.
Quando giungiamo in hotel, troviamo la porta sbarrata: sapevamo che chiudeva alle ore 23:00. Rischiamo di passare la notte all’addiaccio. Telefoniamo al proprietario: “Ho nascosto la chiave all’esterno, sotto una pietra!”. Sporca di terra, ma la troviamo. Alleluia! Cristo era risorto già da un pezzo.
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