13 esima edizione della maratona, ci ritorno per la sesta volta, due notti in pullman, pesanti per un quasi 73 enne. Determinato ad affrontare il disagio, suffragato dal fascino della Trinacria, dalla gioia di ripercorrere valli, pendii, distese di oliveti, alberi di carrubo centenari, vigneti, agrumeti, maglie di muretti a secco in vista, dalla pietra viva incastonata da secoli, senza alcun supporto di collante ad intercapedine. I 100 km da Siracusa a Ragusa disseminati da aggregati rupestri corrosi dal tempo, in apparenza senz’anima, ma con decine di mucche, vitelli, e bovini in genere, tali da sembrare Campo Imperatore in primavera. Contrade ubertose ricolme di prelibati formaggi, salumi, vanto della locale gastronomia ed esportati all over the world. Il barocco ragusano troneggiante nell’intensità delle fattezze, arte assoluta. Non meno meravigliosa Modica con la sua classica struttura post rinascimentale, il cioccolato prodotto a freddo. Vera leccornia con i requisiti organolettici scientificamente testati.
In tale contesto geografico, paesaggistico, dalle incomparabili bellezze artistiche, si è sviluppata la XIII edizione della maratona di Ragusa. Alle 8 in punto, partenza dalla parte alta della città su ventilato promontorio. Prima parte del percorso a snodarsi sinuosamente, qual danzatrice orientale, in zona extra urbana. Poi sterrato sino a 2/3 dei 42 km. Sentieri, tratturi delimitati da muretti, intervallati da fabbricati, recinti, androni per il ricovero del bestiame. Bovini in pascolo allo stato brado, in gruppi anche di 50 capi, costretti a fermarsi per il loro attraversamento; l’acre odore delle loro feci respirato a pieni polmoni. Ancora visioni di mucche giacenti in ampie cloache ricolme del loro liquido. Situazione biologica anatomicamente necessaria ad una successiva buona mungitura del latte, destinato a produzione di formaggi tipici della Sicilia, analogamente alla produzione delle mozzarelle di bufala campane.
Improvviso, leggiadro avanzare di oltre 20 cavalli, in maestosa, lenta andatura, montati da fantini in costume. Spettacolo nello spettacolo tra muretti a secco, degno di un reportage fotografico di Henri Cartier Bresson, Robert Capa, David Seymour del XX secolo dell’ Agenzia Magnum. Fermarmi, già camminavo ……. battere le mani trasportato da inconscio entusiasmo di un’infanzia ormai anni luce distante.
Tale è stata la maratona di Ragusa, pienamente rivissuta da un quasi 73 enne, ritornatovi, convinto, per la sesta volta.
Verso la parte finale, asfalto di ampia carreggiata tra gole profonde, Zone Industriali e Minerarie quasi sospese, sembrano attaccate ad un invisibile filo. In fondo alla gola, il fiume Erminio, scorrente in direzione nord- sud tra Modica e Ragusa. Dal 38 esimo km, ritorno al Centro Storico Superiore, attraverso il Ponte Vecchio, in ripida discesa ed, in successione, la vista di Ibla con i suoi monumenti, patrimonio dell’Umanità. Ultimo chilometro, impegnativa salita sino all’arrivo in prossimità dei Giardini Iblei. Tempo finale 5 ore, 22 minuti. Per fortuna non più scortato dall’ambulanza; due arrivi dopo di me! Fondamentale ausilio delle forze dell’ ordine, volontari, protezione civile, tutti a presidio dei diversi punti nevralgici, come la grande rotatoria di Viale delle Americhe, lambente la periferia di Ragusa, attorno al 24esimo km.
Ristori sino alla fine, percorso tracciato e segnalato con certosina cura. Senza tali speculari accorgimenti organizzativi, molti dei 124 atleti arrivati, non avrebbero raggiunto il traguardo……
Maratona di Ragusa descritta nelle sensazioni, impressioni, visualizzazione dei riquadri naturali.






