Coniuge deriva da cum-iugum, cioè uniti in due sotto il giogo. In realtà è il solo bue che si sobbarca tutta la fatica di tirare il carro dell’umana esistenza. Sono stufo di sentirmi ripetere mille volte: “Beato te!” da coloro la cui moglie non corre. Non riesco più a fare buon viso a cattivo gioco, per cui ho deciso si sfogarmi, rivelando la mia reale situazione.
I dolori cominciano già durante gli allenamenti. Uno smette di lavorare, e se ne va a correre lungo il mare per dare un calcio allo stress. A me, questo correre in totale libertà, non è concesso. Sono costretto a farli con lei ed adeguarmi al suo passo, perché la devi proteggere dai cani randagi, la devi tirare per velocizzarla o, semplicemente, perché da sola si annoia. Insomma, l’allenamento diventa il proseguimento delle tensioni e delle pulsioni lavorative. Ma non è finita. La gente, che non sa come stanno le cose ma deve sempre parlare, guarda e fa commenti: “Nelle gare, lei arriva prima di lui! E’ vero che hanno fatto 100 maratone? Lei, ci credo; ma pure lui?”. Sento ed ingoio. Mi consolo al pensiero che, in fondo, parlano bene della “mia metà”, ed è come apprezzare me stesso. Del resto, Angela, a Barletta, viene conosciuta come la signora Rizzitelli.
Nelle gare, per fortuna, la lascio e posso correre immerso nei miei pensieri. Ma non sempre è così. Quando il percorso non è ben segnalato o il traffico automobilistico è indisciplinato, devo gareggiare con lei perché non si perda o non venga investita. Anche quando l’organizzazione è perfetta, non è raro che abbia qualche problema. Le nostre indispensabili compagne ne hanno parecchi di giorni con la luna storta, ed io devo stare vicino per esserle utile. Nelle gare riacquisto, qualche volta, il piacere di correre, ma perdo quasi sempre la mia identità. Non sono più Michele Rizzitelli, ma il marito di Angela Gargano, quando mi va bene; frequentemente divento il sig. Gargano. Tutti si affrettano a stringerle la mano, a complimentarsi per le sue imprese. Ed io rimango in ombra. Qualcuno, di quelli più caritatevoli, ha compassione e mi rivolge la parola: “Corri anche tu?”.
Non conosco il piacere di una bella doccia calda subito dopo il traguardo. Piova, nevichi e spiri il vento gelido, tutto sudato devo aspettare il suo arrivo per applaudirla, sostenerla, abbracciarla. Devo avere una fibra molto robusta se fino ad ora broncopolmoniti, reumatismi e malanni vari non mi hanno colpito! Se per un qualsivoglia motivo non mi trova, non dice niente, ma per una settimana il gelo cade fra di noi. In cuor mio mi auguro che non rientri tra le premiate di categoria. Altrimenti mi tocca caricarmi sulle spalle un intero prosciutto al Mugello, dieci bottiglie di vino a Martinsicuro, venti chilogrammi di pasta a Cagnano Varano, che prendono la strada non di casa nostra, ma di sua madre.
Nel tornare a casa, io guido per 700 km. Lei trasforma il sedile in un comodo letto e dà riposo alle sue lunghe gambe, ponendole in posizione declive sul cruscotto per favorire il ritorno venoso. Quanto invidio quei maratoneti che, sulla via del ritorno, chiamano casa: “Amore mio, sto arrivando”. Trovano la porta spalancata con la moglie sull’uscio, in vestaglia e profumata. E poi è tutto un susseguirsi di dolci baci, languide carezze e… A me, il destino è segnato ed è sempre lo stesso. Mi tocca darle la precedenza alla doccia. Mi sono appena seduto sul divano per raccogliere le mie stanche membra, e lei si lamenta dei suoi dolori, mi racconta la sua stanchezza. Ed io devo coccolarla, massaggiarla e sussurrarle parole d’amore.
Questa è la cruda realtà di chi è maratoneta lui e maratoneta lei. Sia ben chiaro, non ho detto tutto. Per non essere tacciato di tirchieria e venalità, sorvolerò sul fatto che tutto costa il doppio: iscrizione, albergo e viaggio.
Quelle poche volte che corro da solo sulla spiaggia e la mente, liberata da tossine, esprime il meglio di sé, questa dura realtà mi appare diversa, anzi si presenta come una condizione vantaggiosa. Comincio a pensare che dietro una grande donna c’è sempre un grande uomo. Ma chi ha detto che è tutto rose e fiori la vita di chi non ha la moglie maratoneta? Da qualche mezza frase sfuggita fra i denti e da me carpita a volo…In tempi di pari opportunità, sarebbe interessante sapere quali sono i guai della moglie maratoneta con il marito maratoneta. Intanto, continuo a correre. La brezza marina fa pervenire al cervello ossigeno purissimo, mentre l’immensità del mare mi dona pace e tranquillità. I neuroni, i nuclei e le sinapsi vanno al massimo, facendomi capire che sono un uomo veramente fortunato. Avere la moglie maratoneta è stato il dono più grande che mi potesse capitare. Se faccio qualche piccolo sacrificio, lo faccio volentieri: “Naufragar m’è dolce in questo mar”.


