I° MARATONA PRATO-BOCCADIRIO – PRATO

Chi non c’era alla I° Prato-Boccadirio ha fatto veramente cilecca, perché ha perso una maratona degna di una “prima” della Scala da un punto di vista tecnico, organizzativo e paesaggistico. Non solo. E’ stata, soprattutto, una grande manifestazione in cui hanno giganteggiato, nel prologo del giorno prima e nella gara vera e propria, la solidarietà, i buoni sentimenti, la gioia dello stare insieme e, dulcis in fundo, il piacere del buon cibo toscano. Ma procediamo con ordine.

Come si fa a non partecipare ad una gara il cui profilo altimetrico ti fa innamorare a prima vista: da Piazza del Duomo sale dolcemente verso le verdi colline pratesi, raggiunge l’Appennino toscano e scende fino a lambire quello emiliano.

Sabato pomeriggio, alle Cascine di Tavola, è stata celebrata la solidarietà. Abbiamo prima riscaldato i muscoli con una sgambettata di pochi chilometri e ossigenato i polmoni fra gli alberi del parco. Quindi, sono state soddisfatte le esigenze materiali con un mega-party, in cui bisognava districarsi fra riso freddo, pasta, panzanella, panini imbottiti, vino, bevande, more(frutto!), uva spina, ribes, lamponi ecc., non trascurando chi aveva particolari problemi dietetici, come la pasta priva di glutine per i celiaci.

Createsi le condizioni ottimali, lo spirito ha potuto esprimersi al meglio, e librarsi. Dallo speaker ufficiale, il microfono è passato nelle mani di Piero Giacomelli, ideatore della manifestazione ed anima appassionata dell’AIMaC, Associazione che cerca di lenire le sofferenze degli ammalati di cancro, cui il ricavato delle quote d’iscrizione è stato devoluto. Poi è stata la volta di Gianfranco Gozzi, che è stato il mattatore della situazione, coordinando alla sua maniera gli interventi ed intercalandoli con battute e commenti. Mario Ferri ci ha intrattenuto con il suo accento toscano; a lui si deve l’iniziativa di portare all’AIMaC il sostegno del mondo podistico, che ha risposto in massa con a capo il suo presidente Sergio Tampieri. A nome di tutti i supermaratoneti, Alberto Fusari ha ringraziato Mario Ferri per l’opportunità concessa loro di essere presenti a simili competizioni, e gli ha offerto un dono che rispecchia la sensibilità del suo animo e l’originalità del suo storico abbigliamento esterno. Tutti coloro che hanno preso la parola hanno dimostrato che sulle robuste gambe dei supermaratoneti poggiano valori altrettanto robusti.

Con la nostra presenza s’intendeva essere vicini al mondo della sofferenza ed incoraggiare moralmente i volontari che vi dedicano il loro tempo libero. Ed invece siamo stati noi ad essere festeggiati con un foulard, che serve a tenere con il collo caldo anche il cuore; con una cintura, per stringere ancor più saldamente le amicizie; con uno scrigno contenente una smile con il numero delle nostre maratone, a ricordarci di fare altrettante opere buone.

Eravamo ancora intenti a nutrirci di questi sentimenti pregnanti quando il sole è scomparso dietro le colline

La Prato-Boccadirio è partita con il fresco del primo mattino, da dove la Prato Marathon finisce. In Piazza Duomo siamo circa 200, pochi per la qualità della gara e molti per essere una “prima”. Abbandonato il caratteristico centro storico, invadiamo gli eleganti viali della parte moderna, legata al benessere economico raggiunto con l’intraprendenza dei suoi abitanti.

Si sale così lentamente che le gambe ed il cuore non ne risentono. Fa caldo ed il sole è implacabile, ma non per me, protetto da un originale berretto che userò per tutta l’estate. I ristori sono frequenti ed abbondanti, il paesaggio gradevole per il verde e le contrade attraversate, e se circolassero meno macchine sarebbe il massimo. Giungere a Montepiano, quota 711 m. dopo 28 Km., è un giuoco da ragazzi; anche Monte Tavianella, quota 1037 dopo 38 Km., non crea problemi di sorta alle mie gambe scolpite sull’Etna ed Abetone. Gli ultimi quattro chilometri sono in discesa, con arrivo a Boccadirio, ai piedi del Santuario della Madonna, dotata di poteri taumaturgici.

Ed ancora riso freddo, pasta con e senza glutine, mortadella, pancetta, panini ripieni, pomodori, vino bianco e nero, vin santo, cantucci ecc.

Mentre il bus percorre a ritroso i 42 Km. per riportarmi all’albergo, passo in rassegna nella mente i momenti salienti della due-giorni pratese, ed un forte dubbio mi assale: che non abbia ricevuto molto di più di quanto non abbia dato?

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