I motivi del dominio keniano

MOTIVAZIONE:alla base dello sport c’è la motivazione. I keniani per lo più vivono una condizione sociale ed economica disagiata.L’atletica leggera rappresenta per loro la possibilitàdi elevare una situazione altrimenti grigia: quello che è uno svantaggio esistenziale diviene un vantaggio. Essi sono meno vincolati ai mass-media rispetto agli occidentali. È bello osservarli riuniti in gruppo a sorseggiare una bevanda, dopo la loro seduta di allenamento: noi invece subito apriamo il cellulare, accendiamo il computer, ci interconnettiamo.

ALTITUDINE: una gran partedi loro vive oltre i 1˙800 mslm sin dall’infanzia; dunque ha sviluppato alcune caratteristiche fisiologiche, che favoriscono il trasporto e l’utilizzo dell’ossigeno da parte dei muscoli. Nel tempo, probabilmente la permanenza in altitudine pare abbia determinato una selezione genetica, grazie alla quale gli attuali keniani abbiano eredetariamente dei vantaggi sulle popolazioni, che vivono e hanno sempre vissuto invece a livello del mare.

foto 2BIOMECCANICA:i kenianihanno una tecnica di corsa al contempo molto buona, efficace ed economica. Nelle gare dicorsa campestre, ovvero su terreni che richiedono appoggi e spinte che cambiano a seconda delle caratteristiche della superficie, si apprezza ancora di più il loro modo di correre e la capacità dei loro piedi di adattarsi a tutte le situazioni. Poiché la maggior parte dei ragazzini ha una corsa assai facile, fa ritenere che questa qualità sia più istintiva che appresa.

LA LEGGEREZZA DELLA STRUTTURA FISICA:i keniani hanno per lo più uno scheletro assai meno pesante di quello degli atleti dell’Europa, dell’America, dell’Asia e dell’Oceania. Quindi un vantaggioso rapporto peso/altezza.

STILE DI VITA: i più forti corridori del Kenia, da ragazzi, per percorrere due o quattro volte al giorno la distanza che separa la loro abitazione dalla scuola, compiono in media quasi 20 km, una parte non trascurabile dei quali di corsa. L’abitudine a correre o comunque a spostarsi per tratti anche molto lunghi, da molti secoli fa parte delle abitudini di numerose tribù keniane. I keniani fanno molta “vita di strada” in giovane età, un po’ come avveniva in Italia nel dopoguerra. Pertanto, l’attività fisica è un loro proficuo bagaglio culturale.

ELASTICITÀ MUSCOLARE:a ogni arrivo a terra, alla fine della fase di volo, i muscoli degli arti inferiori vengono stirati passivamente e sanno immagazzinare una certa quantità di energia, che restituiscono immediatamente dopo, nella fase di spinta. I keniani posseggono un’elevatissima elasticità muscolare, forse anche in quanto il loro tendine d’Achille è di solito più lungo di quello degli atleti bianchi. In parte è proprio questa caratteristica che consente loro di dominare i 3˙000 m con siepi.

BENESSERE PSICOFISICO:è noto che, durante la corsa, nell’organismo umano si producono endorfine, che sono una sorta di “droga” benefica. Pare che i keniani posseggano altresì una capacità di percepire meglio il senso della fatica.

RIDOTTISSIMO NUMERO D’INFORTUNI:mentre gli atleti bianchi che si allenano intensamente, sono spesso soggetti a lesioni ai tendini o alle articolazioni, e dunque devono interrompere la preparazione per periodi lunghi, i keniani pare esserne quasi del tutto immuni. Essi sembrano anche possedere la capacità di meglio tollerare grandi carichi di lavoro.

 

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