Con 32 maratone, Ferri Mario, Gemma Lorenzo e Ancora Vito sbancano la “Maxiclassifica di Correre ” per l’anno 2012, piazzandosi alle prime tre posizioni, su 37000 concorrenti, per numero di maratone completate. Non per nulla, sono soci del Club Supermarathon Italia.
Citiamo pure, immettendolo sul palco con loro, anche se con meno maratone “classiche” portate a termine, Guerrieri Graziano, per meriti sportivi (campione italiano di categoria e secondo assoluto per somma totale di maratone e ultra nella speciale classifica del Club dei Supermaratoneti).
Da parte sua, Mario Ferri, in quest’ufficiale classifica italiana di maratona, sia per i tempi migliori, sia per l’età meno verde e sia perchè l’idea è sua e fa quel che gli pare, si conferisce il nome di D’Artamariognan, il moschettiere maratoneta del Re (Gianfranco Gozzi, Presidente del Club).
Ma…pronto a “tutto” per difendere la sua vera Regina che si chiama Maratona.
Ancora in stato di “estasi”, immagina, poi scrive di getto quanto segue.
I quattro moschettieri, fin dai primi giorni dell’anno, hanno iniziato a spadaccinare contro un esercito di circa 37000 maratoneti che, in ogni parte d’Italia e del mondo, cercano di insediare la loro leadership. Il loro problema principale è riuscire a respingere l’offensiva dei circa 300 altri Supermaratoneti che, come cecchini, aspettano il momento per trafiggerli al primo segno di debolezza. Ognuno dei quattro ha, in realtà, qualche punto debole.
Il cardinal Richelieu, personaggio di spicco del celebre romanzo “I tre moschettieri” di Alexandre Dumas, è ostile ai Moschettieri, che appannano la sua immagine davanti al popolo francese allora, e dei Supermaratoneti ora.
Il Richelieu di oggi è il sedentario, il giocatore di scopa, tutto il giorno al bar, con le dita gialle di nicotina e le labbra che, appena schiuse , mandano nell’ aria la famosa nuvola di fumo del “blucalippo” di “Alice nel paese delle meraviglie”e, come tale, si muove e sparla, qualche volta giustamente, di noi tutti.
“Prega”, per esempio, che Aramigrazianos (Guerrieri), ferroviere macchinista in pensione, ovviamente sempre in treno per raggiungere gli appuntamenti domenicali, per causa ritardo del treno, arrivi dopo la partenza della gara, e così non riesca ad incamerare “la tacca”.
“Prega” poi che Portovitopieros (Ancora ), faccia indigestione in una delle sue cene dietetiche e poi debba restare a letto, invece di partecipare alla sua ennesima maratona.
“Prega” anche che Atholorenzos (Gemma) rompa il suo strumento a “fiato” e non possa più suonare la sua famosa “tromba!”, anche se le male lingue vanno dicendo che… oramai suoni solo la balalaika.
Infine “prega” che a D’Artamariognan (Ferri) gli si secchi la gola, e non possa più urlare: “Passerotto!”.
Fortunatamente le preghiere sono sempre respinte perchè impure e come si dice: “Chi sputa in cielo gli ricade in bocca, ed è sempre pieno di catarri!”.
Così i colpi di fioretto domenicali continuano con cavalleria, lealtà e senso dell’onore. “Alla fin della tenzon, io tocco!” (ma questa frase, caro D’Arta, usciva dalla bocca di un altro, nasuto spadaccino). La punta della spada è ben rappresentata da una bellissima rosa profumata, in onore delle bellissime damigelle Supermaratonete, che fanno da spendida cornice e “NON SOLO”, in questo bellissimo romanzo a puntate.
A questo punto ci sarebbe andata la parola fine. Invece l’è tutto da rifare!
Da sempre, finchè il sacco non è perfettamente chiuso, non si può mai dire di aver catturato il gatto.
Mentre i quattro stavano a loro modo festeggiando, da dietro l’angolo, con un sorriso beffardo (avrebbe voluto fare un pernacchio, oppure un pinocchiesco “marameoo!”, ma questi atteggiamenti non sono da Monarca), appare un personaggio. Infatti si trattava nientemeno che del nuovo Re, appena acclamato dal popolo per aver portato a termine 47 maratone nell’anno, Gino Paolo (alias Luigi XIII). I quattro, girandosi verso lui, non potevano fare altro che, a malincuore, inginocchiarsi e giurargli fedeltà.
I moschettieri, ufficialmente, sono sempre fedeli al Re ma in realtà prediligono la Regina, che per i quattro “impostori”, è la maratona! Anche se per alcuni di loro è consuetudine “tradirla” con delle avvenenti “dame” (8 ore, 24 ore, 100 km ed oltre).
Per concludere, sarebbe obbligo congratularsi con i cinque protagonisti, ma… sentite un po’.
Stamani il Grillo, entrando nel discorso, mi dava i seguenti consigli: “Non farlo, fai finta di nulla! Per non istigarli a ripetersi o a superarsi. Sarebbe come invitare uno già ubriaco a bere ancora”. Quindi, non lo farò.
Sempre il “grillaccio” mi diceva pure: “Se i superpinocchi continuano su questa strada, occorrerà pensare anche ad una comunità di recupero (leggi disintossicazione da maratonite). Ma io, essendo fuori dal gioco, non posso capire e non dirò nulla, tantomeno lo può capire costui, che è solo un grillo sparlante ed anche un po’ grullo che, prima o poi, finirà i suoi giorni sotto il peso di un martello. Quindi, continuate pure, fate come vi pare”.


