Nella parte più alta della città e ben riparata dalle nebbie fumogene, lungo un viale stradale di 700 m., s’è svolta la III° Edizione della 24 Ore di Statte, valida come Campionato Italiano di Ultramaratona, nonchè la II° Edizione della 100 Km. e della Maratona.
Troppo lontani i pini delle palazzine della Zona 167, per stendervi un filo d’ombra su un percorso dai rimanenti tre lati attorniato dal campo sportivo comunale e, pertanto, ampiamente esposto al sole d’agosto. Le prestazioni ne hanno fortemente risentito, anche perché il venticello che solitamente spira da queste parti era andato anch’esso in ferie. Si metta in conto un manto stradale non proprio scorrevole e due curve a gomito stretto a spezzare l’andatura, per capire che i 200,730 Km. percorsi da Gastone Barichello, vincitore della 24 Ore, le 9h 22’ 56’’ fatte segnare da Onofrio Viscanti, vincitore della 100 Km. e le 3h 24’ 52’’ con cui Claudio Lucaselli ha vinto la Maratona, sono risultati di tutto rispetto che testimoniano fatiche e sudori.
Dovevo partire da Barletta con il “Freelander” a pieno carico, ma Massimo Faleo e Vito Piero Ancora sono rimasti bloccati a Foggia da una manifestazione di contadini che avevano invaso i binari, e mi sono diretto a Statte in compagnia di Angela e di Denise Quintieri. I due supermaratoneti giungeranno solo in tarda mattinata a destinazione, e potranno correre la maratona e non la programmata 24 Ore.
Alle ore nove, i partecipanti della 24 Ore e della 100 Km. danno inizio alla loro autoflagellazione. Io, comodamente seduto sotto l’ombra di un albero ai bordi del percorso, mi do alla lettura del III° volume della Storia d’Italia di Indro Montanelli, che riguarda gli anni che vanno dal 1600 al 1789. Di tanto in tanto, distolgo lo sguardo dalla piacevole lettura – l’autore racconta con vena giocosa ed ironica le malefatte degli uomini – per guardare quegli automi che se ne vanno avanti ed indietro a farsi prima disseccare e poi abbrustolire gradualmente dal sole, come polli allo spiedo. Costoro, stanchi dell’ozio di 60 anni di pace, le sofferenze se le sono venute a cercare nella volta plantare dello Stivale d’Italia. Invece il flagello della Guerra dei Trentanni piovve dall’alto su quelle ignare popolazioni!
Li osservo uno ad uno. Alcuni hanno cambiato look. Antonio Mazzeo, colui che in vita sua ha percorso tanti chilometri da coprire la distanza terra-luna, ha assunto un aspetto più dottorale facendosi crescere il pizzetto. Maurizio Crispi, insoddisfatto del risultato estetico del ciuffetto occipitale, ha aggiunto un altro ornamento: in regione deltoidea sinistra s’è fatto incidere un enigmatico tatuaggio. Francesco Capecci ha raccolto i residui capelli in un codino che gli dà l’aria di adorabile libertino.
Corrono e penano. Ma alle ore 13, nessuno sa resistere al profumino degli spaghetti alle cozze del Mar Piccolo e, lanciandosi sui piatti fumanti, disertano il campo di battaglia.
Si riprende. Nunzia Patruno (142,333 Km.) conduce la gara, esprimendo un risultato chilometrico superiore alla sua struttura atletica. E’ una tosta, e lo scorso anno a San Giovanni Lupatoto fece segnare 190 Km., una delle migliori prestazioni italiane. L’incalza da presso Eufemia Carlea, che s’è portata da Napoli un’intera tribù di parenti ed amici, cosicché la lingua dominante della manifestazione risulta essere il napoletano stretto; ed alla fine, tra gli incitamenti del clan, la spunterà con 149,700 Km. Marina Mocellin (137,900 km.) appare sotto tono: non si può partecipare ad una gara così dura dopo aver dormito in una palestra. Angela Gargano (123,600 Km.), di ritorno dalle vacanze, si presenta all’appuntamento priva di allenamento e con la suola della scarpa dal carro armato completamente consumato: l’asfalto rugoso le creerà lancinanti dolori alla pianta dei piedi. L’architetto di Novara, Paola Noris, cammina giunonica. Denise Quintieri trotterella poco, dorme molto e si lamenta moltissimo. Non le va bene niente. Se la prende anche con il prete! All’ora della messa vespertina, interrompe la corsa, sudata ed in pantaloncini si reca nella vicina chiesa perché s’è messa in testa di voler leggere una delle letture. Le viene risposto che sono già state assegnate ed, intendendosi il ministro di Dio anche di storia e di sport, le dice che una 24 Ore vale bene una messa. “Tu non mi vuoi, ma Dio mi ama!”, avrebbe in risposta borbottato.
Gastone Barichello viaggia come un treno. Sembra che per lui la fatica non esista: è soltanto un fatto psicologico e per farla scomparire è sufficiente convincersi di questo. Vincenzo Tarascio, Domenico Abitino ed Antonio Mazzeo sono meno brillanti del solito, e la sentono tutta perché non credono alla genesi psicologica. Regna la quiete. L’entusiasmo, l’euforia ed il vociare che ha caratterizzato le prime ore è cessato, ed io ne approfitto per immergermi più profondamente nella lettura.
Il raccoglimento fu interrotto verso le ore 19 dal sopraggiungere chiassoso dei maratoneti, e dall’immancabile urlo di Lorenzo Gemma: “Stasera si …!”. Sprizzano felicità da tutti i pori perché il loro travaglio durerà soltanto 3 – 4 – 5 ore, spiccioli rispetto alla 24 Ore. Ed è per tutti un divertimento vissuto sullo show iniziale di Massimo Faleo e sulle battute ad ogni sorpasso. L’unico a non aver goduto è stato il sottoscritto, autore della peggior prestazione di tutti i tempi (7:21:09). Sono stato sempre convinto che una maratona può essere fatale, cento mai! Mi sono ricreduto. Non una maratona, bensì una innocua passeggiata a Machu Picchu è stata disastrosa per il mio ginocchio sinistro! Il trauma distorsivo mi ha costretto a corricchiare per i primi trenta giri ed a camminare per i rimanenti, mentre Beppe Togni mi doppiava una ventina di volte.
Ed a proposito del nostro maggior rappresentante, a Statte ha arricchito la sua già vasta collezione fotografica, facendosi ritrarre fra due vigilesse, bionda e bruna, una più carina dell’altra, ripetutamente baciate prima e dopo lo scatto, e dalle quali sembrava non volersi staccare.
Allo scoccare della 24° ora, atleti ed organizzatori si sono ritenuti soddisfatti. Del percorso, è stato detto. Il ristoro era fornito di acqua, sali, aranciata, the, coca cola, caffè, uva, anguria, savoiardi, crostata, friselle imbevute di acqua e cosparse di olio di oliva e pomodoro, latte, cornetti; alle 13, sono sopraggiunti spaghetti alle cozze e pasta in bianco; a mezzanotte, insalata di riso, pasta in bianco e stimolanti spaghetti alle cozze. Qualcuno l’ha giudicato insufficiente! La verità è che, in una gara di lunga durata, la stanchezza, la disidratazione e la condizione di sofferenza ischemica dell’apparato gastrointestinale creano problemi all’appetito, ed un atleta non sa neppure egli stesso cosa possa fargli dischiudere uno stomaco svogliato!
Sarebbe stato più utile che le periodiche informazioni sull’andamento della gara fossero state date seguendo la graduatoria della distanza percorsa, e non secondo l’ordine di pettorale, costringendo così il concorrente a rintracciarsi per proprio conto la posizione in classifica.
Angelo Fasanella ha le qualità per fare ancora meglio nella prossima edizione. Ed appunto per eliminare difetti e migliorare il prodotto, ha introdotto una novità che nelle mie precedenti 291 maratone-ultramaratone non mi era capitato di vedere: ha invitato a compilare il “Questionario dell’atleta”. Agile nella struttura e spiritoso nella grafica, venivano richiesti giudizi sinceri sui servizi offerti. Anche nello sport amatoriale viene richiesta professionalità e programmazione, risultando utile il ricorso alle tecniche di marketing.


