Il Colosseo e il Sampietrino

foto 2Una disputa in atto da che mondo è mondo. Prevale, spesso, la forza non il diritto, o meglio, in questi tempi più raffinati, il potente usa il diritto nella parte che gli conviene per costruirsi leggi ad personam.

Giacchè siamo a Roma, vi ricordate cosa avvenne nel 494 a.c.?

I plebei, stanchi dei soprusi, si rifugiarono sull’Aventino, rifiutandosi di dare il solito contributo alla vita della città. Menenio Agrippa, un patrizio moderato, salì sulla collina e li convinse a ritornare in città, desistendo dalla guerra civile, con il famoso apologo del ventre e delle membra:

foto 3«Una volta, le membra dell’uomo, constatando che lo stomaco se ne stava ozioso [ad attendere cibo], ruppero con lui gli accordi e cospirarono tra loro, decidendo che le mani non portassero cibo alla bocca, né che, portatolo, la bocca lo accettasse, né che i denti lo confezionassero a dovere. Ma mentre intendevano domare lo stomaco, a indebolirsi furono anche loro stesse, e il corpo intero giunse a deperimento estremo. Di qui apparve che l’ufficio dello stomaco non è quello di un pigro, ma che, una volta accolti, distribuisce i cibi per tutte le membra. E quindi tornarono in amicizia con lui.

Così senato e popolo, come fossero un unico corpo, con la discordia periscono, con la concordia rimangono in salute»

Tutti sono indispensabili alla crescita di una società, di una nazione,…di una maratona. Roma è grande per il Colosseo e il Sampietrino. Al successo della 20^ edizione della Maratona di Roma contribuiranno in maniera paritaria il primo degli organizzatori e l’ultimo dei volontari, il primo classificato e l’ultimo arrivato.

Questo e altro suggerisce Pupetta Greco con la sua poesia.

Dialogo fra il Colosseo e il Sampietrino

di Pupetta Greco

La sera prima della maratona, mentre una parte della città dormiva e un’altra lʹattraversava in lungo e in largo, nei pressi di via dei fori imperiali, antistante la fermata della metropolitana, proprio sotto il Colosseo, avvenne un insolito dialogo non udibile da alcun essere umano. Solo un’alchimia avrebbe potuto rendere udibile quel parlottare sommesso tra due elementi notoriamente privi di parola. La chiave di lettura per codificare ed evidenziare tale alfabeto ce l’ha chi usa le parole scritte, con una dose di fantasia. Per tale motivo sono arrivate queste pagine!

“Ahò! che te piagni, che t’è successo?

Disse er Colosseo ad un sasso.

Te vedo strano, un po’sbattuto,

nun me dì pure quest’anno de sentitte bistrattato?!”

 

Je risponne er sasso

piagnucolanno come un fesso:

“ E sì, parli bene tu senza un lamento,

sei er Papa de tutti li monumenti,

mentre a me tocca de fare il solito basamento,

sopportanno er peso tutti li momenti!”

 

Je ritorna a dire er vecchio Colosseo

come fosse stato un fijetto suo:

“ Ahò! Che so tutte ste mosse,

mo pure alle purci je vien la tosse!

 

Famme capì bene sta storia

che tutti l’anni puntuale tiri fori.

A piccolè! Gnente gnente me fai er geloso?

Quanti anni so che pur’io porto er peso,

 

Eppure eccome qua, sorridente

ad abbracciamme tutti quanti.

Da giovane anch’io ho sofferto tanto

quanno m’ hanno imbrattato de sangue innocente.

Co l’anni so divenuto un monito da seguire

pe tutti li tiranni che nascheno a tutte lʹore.”

 

Allora je fa de rimanno er piccoletto,

provanno vergogna pe quello che aveva detto:

“Tu hai ragione, ce mancherebbe altro,”

te considero come fossi mi nonno Pietro.

 

Però, capiscimi, nun me sento calcolato,

mentre l’artri momumenti sono tutti guardati.

Me sento uno che nun conta niente

tutto er giorno vedo solo le scarpe della gente-

 

Stanno con la bocca aperta e la capoccia alta

mentre se guardeno tuttʹintorno ammaliati ”

Er colosso de Roma volle replicare,

quel sassetto deve starlo a sentire:

 

“ Ah Pietrì, senti me, te dò un consiglio,

pensa alla maratona de domani che è meglio.

Come te vengono sti pensieri?

Dei più grossi nun te devi intimidire.

 

Forze nun te rendi conto,

ma tu sei utile pe tutti quanti.

Se nun ce fossi stato tu e tutti li parenti,

qui se stava ancora a li tempi de li briganti.

 

Siete stati un progresso importante

che ha dato lustro a tutti i monumenti.

Per averci liberato dalle pozzanghere,

e fare apparire tutti noi in ghingheri.

 

Ora basta con sti lamenti,

sii orgoglioso di fare della città il manto,

 

pure se sei il più piccolo monumento

ricorda, dire sampietrino è un complimento!

 

Domani cʹè na gara importante

tu e tutti lʹartri fatevene vanto,

avete lʹonore de portare avanti

i maratoneti co tutti li parenti.

 

Pe fatte contento dico alla qui scrivente

de segnalare sta storia se ce sente,

e de incidere na targa su misura,

facenno de sto racconto la giusta chiusura.

 

Ecco accontentato come un caro amico,

dalla qui sottoscritta Pupetta Greco:

 

DELLA CITTA’ SONO L’UMILE MANTO,

PAZIENTE SUPPORTO IL PASSO DEL VIANDANTE.

ANCHE DALL’ALTO DI QUESTO TRONO,

RESTO UN UMILE SAMPIETRINO.

 

 

Traduzione del dialogo del Colosseo col Sampietrino

ʺEhi, perché piangi. Che cosa ti è successo?ʺ/ Disse il Colosseo ad un sasso./ Ti vedo strano, un poʹ sbattuto,/ non dirmi, pure questʹanno ti senti bistrattato?ʺ/ Gli risponde il sasso/ piangendo come un fesso:/ʺE sì, parli bene tu senza un lamento,/ sei il Papa di tutti i monumenti,/ mentre a me tocca di fare la solita base,/ sopportando il peso in ogni momento!/ Gli ritorna a dire il vecchio Colosseo,/ come fosse stato un suo figlioletto:/ ʺ Ehi, cosa sono questi capricci,/ adesso anche alle pulci gli viene la tosse!/ Fammi capire bene questa storia,/ che ogni anno tiri fuori./ Ehi piccolo, per caso mi fai il geloso?/ Quanti anni sono che pure io porto il peso?/ Eppure eccomi qua, sorridente,/ ad abbracciarmi tutti quanti./ Da giovane anchʹio ho sofferto tanto,/ quando mi hanno coperto di sangue innocente./ Con gli anni sono diventato un monito da seguire,/ per tutti i tiranni che nascono a tutte le ore./Allora gli fa di rimando il piccolo sasso,/ provando vergogna per quello che aveva detto:/Tu hai ragione, ci mancherebbe altro,/ ti considero come fossi mio nonno Pietro./Però cerca di capirmi,/ non mi sento calcolato,/ mentre gli altri monumenti sono guardati da tutti./ Mi sento uno che non conta niente,/ tutto il giorno vedo solo la scarpe della gente./ Stanno con la bocca aperta e la testa allʹinsù,/ mentre si guardano intorno ammaliati./ʺIl colosso di Roma volle replicare/ quel piccolo sasso deve starlo a sentire:/ʺ Ehi Pietrino, sentimi ti do un consiglio,/ pensa alla maratona di domani che è meglio./ Come ti vengono certi pensieri?/ Dei più grandi di te, non ti devi fare intimidire./ Forse non ti rendi conto, ma anche tu sei utile per tutti quanti./ Se non ci fossi stato tu e tutti i tuoi parenti,/ qui si stava ancora ai tempi dei briganti./ Siete stati un progresso importante,/ col quale si è dato lustro a tutti i monumenti,/ Cʹavete liberato dalle pozzanghere,/ per farci apparire tutti in ghingheri./ Ora basta con questi pianti,/ sii orgoglioso di essere il mantello di Roma,/ anche se sei il più piccolo tra i monumenti/ Ricordati, essere un sampietrino è gran vanto!/ Domani ci sarà una gara importante,/ datti una mossa e non fare lʹignorante,/ hai lʹonore di portarti addosso i maratoneti e tutti i passanti./ Per farti contento, dirò alla qui scrivente,/ di segnalare questa storia, se ci ha sentito,/ e di incidere una targa su misura,/ facendo con questo racconto, del testo la chiusura./

Brano tratto dal libro “Dai piedi al cuore” di Pupetta Greco – http://daipiedialcuore.blogspot.it

 

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