Da ricordare è la Regola 144. Doping, del Regolamento Tecnico Internazionale:
1) Doping è l’uso da parte di un atleta o la distribuzione ad esso di determinate sostanze che possono avere l’effetto di stimolare artificialmente condizioni fisiche e/o psichiche dell’atleta, aumentandone di conseguenza la sua prestazione atletica.
2) Il dopingè rigorosamente vietato. Le sostanze stimolanti, agli effetti di questa regola, includono i seguenti gruppi:
a) Stimolanti.
b) Analgesici narcotici.
c) Steroidi anabolizzanti.
3) Prima che una qualunque penalizzazione venga commissionata ai sensi di questa regola, deve essere identificata la reale sostanza dopante.
4) La pratica del “doping del sangue” è proibita.
5) I controlli antidoping attuati secondo le regole IAAF, verranno effettuati nei Giochi Olimpici, Campionati Mondiali e Coppe del Mondo, nonché nei Campionati e Coppe Continentali e negli incontri internazionali IAAF ad invito e, quando possibile, nei giochi di gruppo.
6) Un atleta che partecipa ad una gara deve, se così richiestogli per iscritto da parte dell’Ufficiale di gara responsabile, sottoporsi al controllo antidoping. Non sottoporsi al controllo, determinerà la squalifica dalla gara, e l’atleta sarà ritenuto di essersi reso non idoneo per così come se fosse stato ottenuto un risultato positivo del controllo. Egli sarà deferito a cura del Presidente del Comitato Dopingalla IAAF ed alla sua Federazione nazionale.
Tra le sostanze dopanti consumate s’includono prodotti medicinali, che possano innalzare la capacità fisica oltre il livello normale; la definizione dei farmaci e dei metodi che rappresentano sostanze dopanti è un problema di notevole rilevanza, anche a motivo della non esatta definizione universalmente accettata da tutti gli sport. Il CIO ha comunque una lista di sostanze proibite che viene adottata da tutte le discipline sportive durante i Giochi Olimpici; ma gli organi direttivi dei singoli sport, hanno le proprie liste che possono differire da quella stilata dal CIO.
Le classi di sostanze doping sono: gli steroidi anabolizzanti, i beta-bloccanti, i diuretici, i narcotici, i peptici ormonali ed analoghi, gli stimolanti.
I metodi doping sono: il doping sanguigno, la manipolazione farmacologica, chimica o fisica.
Quindi, viene riconosciuto dal CIO che tutto ciò che stimola non naturalmente l’organismo, utilizzato allo scopo di ottenere una particolare performance, è dannoso e perciò da bandire tassativamente.
Si può considerare effettivamente sostanza dopante tutto ciò che viene introdotto nell’organismo umano che non sia proveniente dal mondo naturale; perciò a nostro avviso anche i tanto famigerati integratori dovrebbero rientrare nell’elenco di tali sostanze dopanti. In effetti un’integrazione, un apporto di sostanze nel nostro corpo, che sia differente da ciò che è presente nel cibo stesso, provoca un’assimilazione ridotta dei nutrienti apportati tramite gli alimenti, perciò è deleteria. Tramite l’integrazione, da un lato si fornirà all’organismo qualcosa di più, si colmerà un’eventuale carenza, ma dall’altro lato si avrà una diminuzione dell’assimilazione di nutrienti immessi con il cibo consumato, tenendo presente comunque che, per esempio, megadosi di vitamine sono dannose ed anche costose. Tra l’altro è difficile stimare la reale esigenza dell’individuo di un singolo nutriente; più opportuno risulta affidarsi all’istinto individuale, che la persona che pratica sport dovrebbe aver sviluppato più del sedentario, poiché l’uomo è per sua natura un uomo che si muove.
L’uso di sostanze dopanti rivela una mancanza di senso etico, morale ed anche spirituale. Lo scopo che ci si prefigge è quello del successo, del guadagno, della notorietà, della fama, conseguiti a tutti i costi, con qualsiasi mezzo, dimenticando la dimensione interiore della persona, il suo essere creatura dignitosa. Si preferisce il possedere, il conseguire, si cerca il risultato immediato piuttosto che la crescita interiore.
Per poter sconfiggere tale mentalità amorale, si dovrebbe, a mio avviso, operare un discorso di informazione culturale, che dovrebbe partire già dal nucleo familiare, dalla scuola e poi anch’essere diffuso dai media.
L’atleta deve comprendere che già essere atleta, ed ancor più se di buon livello, presuppone una disciplina interiore, delle qualità fisico-psichiche specifiche, non svalutabili, la possibilità di ottenere dei risultati anche importanti, ma comunque sempre una prestazione dignitosa, la capacità di sopportare la fatica dello sforzo, la capacità di placare l’ansia, specie quella che si avverte prima dell’evento agonistico. Apprendendo tali requisiti che deve possedere un atleta, questi si percepirebbe come essere e non come una macchina che deve ottenere un risultato, si accontenterebbe di ciò che è, sempre comunque cercando di perfezionarsi; anche se non si diviene il numero uno, un campione, si sarà sempre una persona responsabile con determinate qualità, avendo tra l’altro sviluppato la capacità di sopportare la fatica, partecipando assieme agli altri atleti ad allenamenti e gare.
La gratificazione deve scaturire dal conseguimento con i propri mezzi, affinati nel corso degli allenamenti, eseguiti sempre con spirito gioioso. In definitiva, come sempre, alla base della soluzione di tante problematiche vi è l’informazione corretta, la cultura vera, della quale non devono farsi carico solo i mass-media, ma prima di tutto gli educatori, gli insegnanti, gli stessi genitori ed i nonni, in modo da accrescere la sensibilità individuale attraverso la percezione dei valori fondamentali che deve avere una persona: l’importante è essere non apparire! Anche se non si arriva primi, l’essenziale è crescere interiormente, sempre cercando non una vita modesta ma un’elevazione interiore. La vera vittoria è quella finale che si consegue nell’esistenza, nel pensare e nell’agire quotidiano!


