Il giovane SuperMaratoneta sfida il ciclope Polifemo Etna (racconto epico della SuperMaratona dell’Etna)

Così quest’anno dopo la rinuncia della maratona del Gargano, decido di sfidare i 3000 metri del vulcano Etna.

foto 2Come spesso succede, la gara è l’occasione per vedere nuovi luoghi e con l’amico SuperMaratoneta e Top Runner (quasi sempre vincitore di categoria SM65) Michele Giammanco decidiamo di andare il giorno prima della gara a Reggio Calabria, obiettivo principale i Bronzi di Riace.

Purtroppo il Museo Archeologico di Reggio e’ in parte chiuso per ristrutturazioni, ma i bronzi di Riace da soli valgono la visita. Capolavori straordinari, eterni che trasmettono allo stesso tempo una sensazione di forza ed eleganza.

Usciti dal museo, percorriamo il lungomare che gli abitanti reggini definiscono “il piu’ bel chilometro d’Italia” e davanti ai nostri occhi, oltre il mare, ammiriamo la Sicilia e il vulcano Etna, che sarà la nostra meta finale.

Ore 7:30 di sabato 13 giugno 2015.

Siamo sulla spiaggia di Marina di Cottone, in attesa della partenza della IX edizione della Supermaratona dell’Etna da 0 a 3000 metri e lontano incombe su di noi il ciclope Polifemo Etna con il suo caratteristico pennacchio di fumo. Tra le tante particolarità di questa Supermaratona (lunga 43 km) quella di partire dalla spiaggia ed arrivare in montagna, essere nel guinness dei primati per il maggiore dislivello (3000 metri) e, come ci fa notare lo speaker, il fatto di essere l’unica maratona in cui dalla partenza si vede l’arrivo (l’Etna).

Ore 8:00 lo START.

foto 3Si lascia la spiaggia di Marina di Cottone per raggiungere il primo paese, Fiumefreddo, e forse qui l’unico piccolo neo della gara perche’ corriamo i primi due chilometri affiancati alle auto, ma poi arrivati al paese l’accoglienza e’ calorosa e mi diverto andando a cercare il “cinque” in modo particolare da parte dei piccoli spettatori.

Già all’uscita di Fiumefreddo si trovano le prime ripide salite, poi si prosegue per strade secondarie fino a Piedimonte Etneo. Tabella del km 9 sul corso principale del paese, tempo personale di 1 ora e 3 minuti: ottimo (per me).

Prossimo paese e’ Linguaglossa, la strada è sempre in salita ma si riesce a correre agevolmente. Sul corso principale e più avanti in zona cambio staffetta (si e’ corsa anche una gara a staffetta con 3 atleti per squadra) riceviamo gli ultimi incitamenti dal pubblico, da qui in poi, siamo al km 15, non ci saranno piu’ abitazioni , soltanto l’Etna. Il mio tempo 1 ora e 42 minuti (ancora buono).

Intorno al km 18 inizia una strada tutta tornanti (questo fa capire la pendenza del percorso) fino al km 33 dove e’ posto il cancello orario a 5 ore a Piano Provenzana.

Al km 19, mentre entriamo nel bosco, ricevo la telefonata dell’amico SuperMaratoneta Giovanni Francioso, rimasto fermo ai box per la non perfetta forma fisica, mi incoraggia e si complimenta per il mio tempo 2 ore e 10 minuti.

Inizio a calcolare mentalmente la previsione sul tempo parziale al km 33 per rimanere in gara al cancello orario. Ormai ho quasi finito di correre, ma pur camminando raggiungo un atleta che intervalla corsa a camminata, preoccupato di non rientrare nel tempo limite, lo tranquillizzo e lo incoraggio prevedendo un margine di 5-10 minuti. Gli chiedo informazioni sul percorco rimanente, avendo lui partecipato all’edizione precedente, proseguiamo insieme per circa quattro chilometri poi lui, ritrovando energie insperate, mi lascia e si allontana velocemente (buon per lui).

Al km 29 il bosco si dirada e si vedono le propaggini di lava più avanzate, quelle dell’eruzione del 2002.

foto 4Seppur lentamente arrivo alla tabella del km 32 a Piano di Provenzana quota 1800 e dopo un centinaio di metri c’è la rilevazione automatica del chip ed il cancello orario; lì ad attendere tutti con la sua inseparabile fotocamera digitale Michele Rizzitelli che immortala il mio passaggio a braccia alzate (non in segno di resa ma esultante). Grazie Michele per i tanti bei ricordi fotografici che ci regali e l’augurio è quello di vederti la prossima volta con le scarpette da corsa ai piedi.

Tempo 4 ore e 45 minuti. Ormai è fatta, ho a disposizione tre ore e quindici minuti (tempo massimo finale 8 ore) per percorrere gli ultimi 10 chilometri anche se di ripida salita. Niente di più sbagliato, perchè la strada asfaltata e’ finita, le salite sono sempre più ripide senza concedere un attimo di respiro, inoltre si deve considerare anche il fattore altitudine e la riduzione della percentuale di ossigeno nell’aria; da qui in poi i miei tempi al chilometro saranno 15-20 minuti.

Quassù lo spettacolo è impressionante, siamo in un mare di lava, lava che ha aspetto e colori variegati, su una base di grigio scuro ci sono variazioni di colore: giallo ocra (forse minerali di zolfo), rosso ruggine (probabile ferro), ma anche nero, marrone e viola (se c’è qualche geologo mi corregga ed ampli la descrizione). Anche le forme sono varie: sabbia grigio nera la base su cui corriamo (mi correggo camminiamo sbuffando come vecchie locomotive a vapore), roccia compatta o cumuli di ciotoli porosi di forma irregolare e dimensione fino ad un metro e poi piccole pietre nere di pochi centimetri.

Guardando in basso si rimane senza parole, si vede la colata lavica dell’eruzione del 2002 che ha ricoperto tutto fino a Piano di Provenzana (quota 1800) e più in basso si distinguono chiaramente lingue di lava che si sono insinuate all’interno del bosco.

Salendo, transitiamo al fianco di bocche di crateri secondari ed è presente anche la neve, in un paio di punti il percorso passa tra brevi muri di neve alti un paio di metri.

Al km 39 mi raggiungono Angela Gargano ed Antonio Salvatore, banchettiamo insieme al ristoro e loro ripartono con passo spedito non prima di sincerarsi sul mio stato di forma (arriveranno quindici minuti prima di me). Finalmente arriva il km 42, il terreno spiana, di fronte a me possente il ciclope Polifemo Etna e sulla sinistra, lontano, l’arco d’arrivo posto nei pressi dell’Osservatorio Vulcanologico. Ultimo chilometro quasi in piano forse anche in leggera discesa prima dell’ultima erta di 100 metri. Mi aspettano il mio compagno di viaggio Michele Giammanco (anche oggi a premio 2° di categoria) per le ultime foto e Michele Rizzitelli che mi fa posizionare a fianco della tabella del km 43 per la foto ricordo finale con canotta della società Crispiano Marathon Club e distintivo “100” del Club SuperMarathon al petto, poi gli ultimi 5 metri di corsa, sotto l’arco, sorridente a braccia alzate e la bella medaglia al collo con l’effigie del vulcano Etna e la dicitura ETNAZEROTREMILA.

IMPRESA CICLOPICA (sto scherzando, ma la soddisfazione e le emozioni sono grandi). Il cronometraggio ufficiale indica 7 ore 29 minuti e 35 secondi

La maratona è finita, i mezzi dell’organizzazione ci riportano a quota 1800 e poi al punto di partenza, ma sarà difficile dimenticare le forti emozioni provate che resteranno impresse a fuoco (di lava) nel cuore e nella mente.

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