Il Passatore

di Luigi Ambrosino

E ora prendeteci pure per matti, noi che siamo partiti in un primo pomeriggio di sole fiorentino e abbiamo corso fino al mattino successivo per arrivare a Faenza 100 Km più in là, noi che ci siamo arrampicati su per l’Appennino spaccandoci le gambe e poi ci siamo tuffati in discesa in un buio da paura nelle terre del Passatore e se non avevamo una pila (e c’era chi non ce l’aveva) dovevamo accodarci a un compagno d’avventura perché la luna non era sufficiente ad illuminare la via, tanto meno lo era quel meraviglioso cielo stellato dove i pensieri spaziavano nell’immenso infinito e si perdevano al di là del mondo.

Lì dove non c’era più il dolore, la tristezza, la malinconia di tutti i giorni della tua vita, c’eri solo tu con il tuo obbiettivo che nessuno e nessuna cosa al mondo poteva portarti via.

Noi che abbiamo trovato centinaia di amici lungo la strada, anche se non ne conosciamo nessuno veramente, noi che ci siamo spogliati e cambiati all’aperto sulla vetta del Passo della Colla e c’era sempre qualcuno che ti offriva qualcosa, un aiuto, un bicchiere di tè, noi che abbiamo incontrati dei tipi strani, con magliette goliardiche, cappelli strani e parrucche tricolori, ma nessuno ci ha colpito più di quello che si è attaccato ad un cartone di Tavernello e poi è partito a tutta velocità inghiottito dalle tenebre con la sua speciale benzina nel motore o quello che tranquillo mentre passeggiava si fumava una sigaretta!! Anche lui poi inghiottito nella notte come tutti quelli che incrociavi, ti superavano e poi sparivano nel buio.

Noi che abbiamo corso tutti per vincere ed in tantissimi ce l’abbiamo fatta, perché qui non vince solo quel fenomeno di Giorgio Calcaterra, uno che chissà cos’ha al posto delle gambe (e infatti arriva sempre primo) ma vince chiunque passi il traguardo dopo sette ore o dopo venti.

Chissenefrega, massì, prendeteci tutti quanti per matti perché solo i matti possono correre cento chilometri . Eppure  è questa,  anche questa è la felicità.

Km 0

Ci sono duemiladuecento matti, anche di più, in Via de’ Calzaiuoli. Sono arrivati da tutti i continenti e da ogni angolo d’Italia. E’ proprio un mondo di matti, già dentro di te, un tumulto di sentimenti, curiosità, timore, voglia di ridere, voglia di piangere, ma soprattutto voglia di correre e razionalità, sai che ora non puoi commettere errori.

Tutti i tuoi sacrifici per arrivare lì, li ripercorri tutti con la mente, in quei momenti!
I tuoi allenamenti, le ore dedicate alla corsa, le paure di non farcela, gli infortuni tanto temuti, ma ora ci sei, è già un traguardo la partenza, ora devi raggiungere il traguardo vero ad ogni costo.

Speri di esserti allenato bene, pensi al lavoro, alla famiglia, famiglia e lavoro, ma ora vuoi divertirti. Ci riuscirai. Diciotto ore più tardi, tutto sarà diverso.
Tutto sarà finito, ma tutto diventerà indimenticabile.

Un ultimo saluto ai tuoi cari, c’è lo sparo, si parte! Il tutto comincia!

La Partenza

Km 10

Avete presente cos’è Fiesole? E cos’è Firenze vista da Fiesole?
Mentre ti arrampichi abbandonando la città, hai ancora la lucidità per godertela dall’alto.

Poi ci sono quelli della Casa del Popolo che ti riportano in un istante alla realtà, inondandoti con una cascata d’acqua, loro si divertono e a te non dispiace affatto rinfrescarti un po’.

La salita di Fiesole

Poi c’è Chiara (credo si chiami così), è una ragazza stupenda e con un sorriso splendente, adesso ancora di più perché è illuminato da questo sole caldo.
Chiara però, non guarda il sole e nemmeno i prati e i boschi che il sole scalda.
Ma, corre ed è distratta, perché ha due meravigliosi angeli custodi che l’accompagnano.
Scherzano e ridono che è uno spettacolo, quei tre assieme, si vede che sono speciali e ti verrebbe voglia di abbracciarli tutti quanti.
Ma non ce la fai perché quando li vedi, dalle parti di Polcanto, scappano via molto più rapidi rispetto a te.
Chiara è velocissima, ed è evidente e ti convinci che l’amicizia aiuta la corsa.
Non ti resta che goderti le loro belle risate che attraversano l’aria, sempre più lontane.

Km 20

Chiara

Km 30
Ti sei imposto due regole, le ritieni indispensabili per cercare di portare in fondo la tua personalissima impresa, non forzare la corsa, soprattutto nella prima parte e alimentarsi bene, però a Borgo San Lorenzo ti vogliono mettere alla prova “Sagra del tortello e del fungo prugnolo”, leggi ad ogni angolo.

Crudele si. Perché il tortello da questi parti è di patate, meraviglioso ma se ne mangi tre non è che non fai cento chilometri, fatichi a fare cento metri, ed il prugnolo è il più saporito dei funghi. Ti viene voglia di mollare tutto e prepararti per la cena, poi lasci stare.

I fotografi lungo il percorso sono tanti e ti strappano sempre un sorriso.
Non puoi sembrare affaticato in una foto ufficiale!!! Ci mancherebbe!! Siamo dei duri noi!

Km 35

Un sorriso per i fotografi
Km 40 

Alzi lo sguardo e vedi solo la salita. Dura, lunga, faticosa anche da fare in macchina, con tutti quei tornanti. E’ il Passo della Colla, unisce la Toscana alla Romagna. Mi viene in mente tutte le volte che comodamente seduto in auto ho visto ciclisti affrontare passi montani come questo e mi chiedevo come potesse venir loro in mente di affrontare fatiche del genere. Non avrei mai immaginato che un giorno l’avrei sfidata a piedi, quell’ascesa.

Erano altri tempi, tempi in cui non mi allenavo, mangiavo troppo e facevo la vita comoda. Prima non ero un runner, ora invece posso correre cento chilometri. Proprio altri tempi si.
Km 50
E’ il punto di svolta. Il Passo della Colla.
Da qui in poi, guardando la salita che hai alle spalle, tutti ti diranno “Ormai è fatta”, a me invece, qualcuno è riuscito a dirmi “Pensa che quello che hai fatto fino ad ora non è niente rispetto a quello che ti aspetta ancora fare”. Perché? Perché proprio a me, doveva dire una cosa del genere? Soprattutto perché aveva ragione!!

Effettivamente era così, aveva ragione quell’uomo sbucato nella notte con il suo terribile verdetto. Non è vero che è fatta.

Anche se ti butti giù per un discesa lunga almeno una quindicina di chilometri, anche se effettivamente la parte più dura è passata, non sei una bicicletta, la strada scende, ma le gambe devi muoverle eccome, e poi, comincia a fare freddo.
Fortuna che ti sei cambiato di abbigliamento e coperto bene, con tutto quello che ti sei portato fin lassù. Incontrerai tanti che si lamentano e soffrono perché hanno pensato di affrontare la notte senza una bella maglia termica. All’improvviso, il tuo organismo reclama, vuole sale, non dolce.

Gli regali tre piadine con la mortadella. Ti ringrazierà nei chilometri che verranno.
I ristori ed i volontari sono sempre lì, presenti, pronti ad aiutarmi e a dare supporto.

Altimetria

Km 60
Vivi quasi nel terrore. Colpa di Muramaki Hanuki o Haruki Murakami (non hai ancora capito bene come diavolo dev’essere chiamato questo scrittore maratoneta giapponese, eppure il suo surreale libro ti ha fatto compagnia a lungo).
Quando hai letto “L’arte di correre”, ti ha colpito soprattutto la descrizione delle sue gambe tra il 55° e il 75° chilometro di un’ultramaratona sul lago Saroma. Argomenti che avrebbero spaventato qualsiasi essere razionale, spingendolo a rinunciare ad ogni gara più lunga di dieci o quindicimila metri (o forse anche di dieci o quindici metri).
Però poi in piena zona ‘Harahui’, i tuoi muscoli rispondono bene, molto meglio di come ti saresti mai immaginato “Magari capiterà un po’ più avanti”, temi.
In effetti la situazione peggiorerà, ci mancherebbe, ma ricordi maratone in cui hai sofferto infinitamente di più.

Che io sia uno da lunghissime distanze?

Km 70
C’è un rifornimento ogni cinque chilometri, più o meno. Gente cordiale, che ti assiste, ha pazienza. Sei nel cuore della notte, nel buio di una valle, nel silenzio assoluto e in tutta solitudine, ti rendi conto che la pila sulla fronte è fondamentale, ho provato a spegnerla e anche se il cielo è fantastico, non vedi dove metti i piedi ed il buio è pesto!

Ci sono quelli che invece hanno deciso di affrontano la strada senza luce e li vedi che si affiancano per poter sfruttare il tuo fascio di luce. Forse gli è sembrato goffo e soprattutto inutile mettersi quella lampadina da minatore sulla testa e hanno però clamorosamente sbagliato.

A volte te lo inventi, il rifornimento, quando intravedi nel buio l’acqua che sgorga dalla montagna e non puoi fare a meno di fermarti e di inondarti la gola con quel bendidìo fresco e pulito e pazienza se l’amico senza la pila in fronte decide di non aspettare se ne va, snobbando la fonte non sa cosa si perde.

Troverà altre guide, che gli illumineranno la strada.

Nella notte

Anche se la notte è bella e silenziosa non vuoi restare solo, vuoi che qualcuno ti sia accanto in quel cammino, hai bisogno di una conferma al fatto che il matto non sei solo tu!

Le stelle sono tante e mi fanno compagnia, non dimenticherò mai più nella mia vita,  quando ho alzato gli occhi al cielo e tra l’oscurità dell’Appennino Tosco-Emiliano ho visto la volta stellare, allora ho spento per un attimo la luce che avevo sulla testa e lo spettacolo è stato una cosa indimenticabile e veramente unico, commovente tanta bellezza!

Km 80
Nel buio, senti un fiume che scorre sotto di te, dev’essere il Lamone. Si, l’hai incrociato una trentina di chilometri più giù, subito dopo il Passo della Colla e ti è subito venuto in mente lui, il protagonista di questa cento chilometri, più ancora di Calcaterra: Stefano Pelloni, detto il Passatore.

Lo chiamavano così perché il papà faceva il traghettatore, il passatore appunto proprio tra una riva e l’altra del Lamone, e adesso ti sembra di vederlo mentre fugge via nel buio tra questi boschi dopo l’ultima rapina, dopo l’ultimo assalto alla diligenza.

Quell’uomo è una leggenda qui per il popolo, duecento anni fa, era davvero un Robin Hood e perfino Pascoli ne rimase affascinato “Il Passator Cortese”, lo chiamò, anche se poi vai a leggere la storia e scopri era un brigante sanguinario e spietato.

La leggenda però conta più della storia, così lungo il percorso ogni tanto esce fuori quella canzone che hai ascoltato un’infinità di volte da queste parti, intonata da tanti, soprattutto quella strofa che fa: “Questa è la triste storia di Stefano Pelloni, in tutta la Romagna chiamato il Passatore, odiato dai signori, amato dalle folleee”. E quanta enfasi ci mettono ancora in quel “folleeee”, perché in questo Appennino “rosso”, le folle vengono sempre prima di tutto.

Credevi (e un po’ speravi) che questa ballata arrivasse dall’Ottocento, dalla storia, come tante che si tramandano oralmente nei paesi di montagna e di campagna. Poi, quando sei andato a cercarla, hai scoperto che in realtà l’ha scritta Casadei (quello di “Romagna mia, Romagna in fiore”). Non è che ci sei rimasto male, ma insomma.

Il Passator cortese
Km 90
E’ mattino, freddo pungente ma un’alba bellissima mi saluta e il sole fa capolino da dietro le cime dell’appennino Tosco-Emiliano.

Ce l’hai fatta, sì, qui a Brisighella, l’hai capito. A costo di arrivare sulle ginocchia, a costo di camminare sulle mani, quei dieci chilometri in qualche modo te li metterai alle spalle.

Anche se, per un istante, ti sei spaventato perché ti è passato per la mente uno dei tanti racconti che hai ascoltato lungo la strada, di quel tale che anni fa ha impiegato tre ore per andare da lì all’arrivo muovendosi come un robot, senza riuscire a piegare più le gambe nemmeno di un centimetro.

OK, hai pensato, se le gambe si bloccano faccio anch’io il robot e vado al traguardo.

Ad un tratto sento dietro di me un passo diverso da tutti quelli ascoltati durante la notte!! I tocchi dei piedi sull’asfalto sono 3 anziché due, cosa sarà mai?
Non riesco neanche a girarmi per guardare rischierei di cadere, allora aspetto e il rumore di questi passi lo sento sempre più vicino.

Passa qualche minuto e mi si affianca un vecchietto, avrà avuto di sicuro più di 80 anni
“Corre” nel senso che cammina con un passo veloce più della mia corsa, ha con se un bastone con cui si aiuta nell’appoggio, ecco il perché dei 3 tocchi, piede, piede e bastone.
Lo guardo bene e vedo che indossa il pettorale!!!! E’ un Runner!!! Mi supera e mi incoraggia pure dicendomi: ”Dai che è quasi finita!!!”
Io non riesco a credere alla forza di quest’uomo che come me, ma alla sua veneranda età, è partito da Firenze ieri sera e cammina per arrivare fino a Faenza dopo aver percorso 100 Km.
Lo vedo andar via.

Poco dopo lo ritrovo seduto su di una panchina vicino ad una chiesetta che si riposa.
Lo supero e lo perdo.

Scoprirò poi che è un veterano del passatore, l’ha corsa 23 volte e alla partenza ricordo che lo hanno anche acclamato per questa sua ennesima partecipazione.

Dopo la gara mi documento su di lui e scopro che ha completato la gara anche questa volta in poco piu di 19 ore posizionandosi al 1734esimo posto su 1738 arrivati, quindi neanche ultimo!

1734 1734 19:10:57.70 941 BOTTACINI ROBERTO 15/05/1939 SAN MASSIMO ALL’ADIGE VR  ITALIA
Un fenomeno davvero.
Da un po’ ormai hai smesso di mangiare ai rifornimenti, ti senti lo stomaco pieno, hai preso solo liquidi, tanti liquidi. Non è che hai sbagliato e che pagherai quella scelta? Per fortuna non hai sbagliato, arriverai, senza fare il robot.

Km 100
FAENZA!!!
Un lungo rettilineo, bellissimo, pieno di rose rosa!! Mi da’ il benvenuto a Faenza!! E’ proprio vero, ce l’hai fatta anche se sai benissimo che quando leggi il cartello di una località, poi non sei mai arrivato. Anche qui non si smentisce la cosa.

Il rettilineo, bellissimo, pieno di rose rosa!!

Sono le 9:00 del mattino FAENZA si sveglia. C’è chi corre, chi va in bici, chi va con il cane, chi è semplicemente a fare colazione al bar e poi ci siamo noi “i matti’” quelli che ieri pomeriggio erano a Firenze e che la notte l’hanno passata correndo tra le montagne, quelli che non hanno mollato, quelli che ci hanno creduto e che ora se gli gridi: “Dai ce l’hai fatta” possono anche far scorrere una lacrima sul proprio viso.
Siamo gente forte, dura, che non mollano mai, ma siamo anche sensibili, capaci di vivere le emozioni nel loro pieno.

Si, siamo matti, ma siamo felici e quell’uomo in bici che vedo ad un chilometro dal traguardo e che mi viene incontro con la sua bici e la bimba sul seggiolino penso che, magari stamattina è uscito di casa, dopo aver fatto una bella colazione in famiglia raccontando che sarebbe uscito portando con se sua figlia per fargli vedere dei matti che hanno corso tutta la notte da Firenze a Faenza. Quando lo incrocio, mi dice: “Sei grande! Ancora 500 metri e ci sei”. I miei piedi vanno da soli e comincio a correre forte.

Non vedo ancora il traguardo ma lo sento dentro, la gente aumenta, tutti mi dicono che è fatta, mi dicono che sono un eroe, mi scende davvero una lacrima, ma sono felice!!

L’ultima curva ed il traguardo è lì!
E’ come se mi aspettasse, vuole anche me, tra quelli che ce l’hanno fatta ed io non vedo l’ora di esserci in quella classifica finale.

Lo speaker mi incita, mi chiama per nome: “Luigi Ambrosino, eccolo un “ragazzo” con tanta forza corre ancora e salta pure sul traguardo!!! Un vero mito!!”

L’arrivo del Passatore

Supero il traguardo e l’entusiasmo è così tanto che non riesco a fermarmi vado oltre correndo ed arrivo fino alla medaglia sempre correndo!
La corsa è finita, mi fermo, ho la medaglia al collo, non mi sembra vero, si è realizzato il mio sogno.

Mi giro, mi guardo indietro per la prima volta da quando sono partito da Firenze ieri pomeriggio e dietro di me vedo tanta strada percorsa, tanta sofferenza, fatica, dolore ma ora sono qui posso dire che è finita, la medaglia al collo lo dimostra e la soddisfazione per aver tagliato questo traguardo è veramente tanta.
Mi accorgo solo ora delle vesciche ai piedi, che mi hanno tormentato dal 50esimo km in poi, mi hanno fatto correre con il piede sinistro piegato su un lato e che questo mi ha procurato una forte infiammazione sulla tibia (Periostite? Tendinite Tibiale? Boh!).
Non so di cosa si tratti, so soltanto che non ho sentito nessun dolore fino ad ora che mi sono fermato………. forse siamo matti davvero per fare una cosa del genere!

Luigi (Forrest) Ambrosino con la medaglia del Passatore

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