La nostra gioia speciale è stato vivere la 100 km del Passatore!
Ben 18 atleti della Barletta sportiva (classificatosi al quarto posto nella classifica finale per Società) hanno partecipato a questa ultramaratona, dove ci si arriva non solo perché si è grandi atleti, ma perché si ha un grande animo, una grande forza mentale e soprattutto, un grande bisogno di vivere emozioni vere!
Quando decidi di fare una 100 km, non ti servono solo le gambe ma ti servono la testa, il cuore e la tenacia.
Il Passatore sa che ognuno di noi che è là, ha alle spalle un anno intero di allenamenti, rinunce, di fatiche, ma il Passatore è generoso…ti prende per mano e dai primi chilometri ti ripaga di tutto. Paesaggi e panorami senza fiato…partire da Firenze e arrivare a Faenza attraversando gli Appennini con le sue faticose salite, con il freddo, con il sole…sentire i versi degli animali e non sapere che animali sono…trovare amici in difficoltà e riuscire a sostenerli…essere in difficoltà e sentirsi prendere per mano…
Su quella strada ognuno di noi ha scritto una parte della sua VITA e credo che se il percorso del PASSATORE avesse voce, potrebbe raccontare storie meravigliose di vita, di amicizia e di sport che solo lui può dare…
Il Passatore…non per tutti ma per pochi…per chi crede che dalle difficoltà nascono veri rapporti umani.
Il “mio” Passatore
Il Passatore: la cento più bella del mondo. Il sogno di ogni amatore della corsa a piedi, inventata dal nulla ben 42 anni fa da quattro amici romagnoli, una follia soltanto il pensare di percorrere 100 km in su e in giù per l’Appennino Tosco-Emiliano.
Nel lontanissimo 1973 parteciparono soltanto quattro amici e oggi alla partenza della 42^ edizione ci sono ben 2.200 partecipanti! Tra questi ci sono anche io, conscio di essere preparato sufficientemente per esplorare per la prima volta un campo sconosciuto lungo 100 km. Sono arrivato a Firenze in compagnia degli amici Domenico RinaldI e Domenico Greco, che mi seguiranno in automobile lungo il percorso come degli angeli custodi: la loro presenza mi infonde ulteriore serenità.
Siamo a Firenze, è un sabato pomeriggio con un caldo asfissiante, la temperatura è assestata sui 29 gradi e così i due Domenico continuano a ricordarmi (come fatto pure durante il viaggio) di partire lento, e percorrere i 31 km e 500 metri per arrivare a Borgo San Lorenzo in 4 ore. Li guardo in viso e li rassicuro con lo sguardo che seguirò il consiglio che mi stanno ripetendo come il ritornello di una bellissima canzone da ricordare sempre. Memorizzo bene in mente le 4 ore.
Sono le 14:00 circa, siamo tantissimi e al momento si respira aria di festa ma, a ben guardare ogni volto che incrocio, noto dentro ogni sguardo la tensione che anima ognuno di questi podisti e podiste di ogni età. Questo perché è la mente a gestire ogni attimo che precede la gara e adesso è concentrata sull’evento straordinario, al limite della follia, che ci attende da li a poco.
Il tempo trascorre veloce, mi preparo per la gara, consegno lo zainetto agli amici e, prima di salutarci, ancora una volta i due Domenico mi guardano diritto negli occhi e mi raccomandano di tenere bene a mente le 4 ore per Borgo San Lorenzo. Mentre si allontanano continuo a seguirli con lo sguardo fino al momento che spariscono dalla vista. Un po’ mi dispiace che siano andati via perché, dopo una mattinata in viaggio trascorsa insieme, mi ero abituato alla loro compagnia.
Sono solo, sono sereno e sono immerso nella folla del Passatore. Guardo in giro per incontrare i volti di amici e amiche di Latina e di ogni luogo d’Italia e allo stesso tempo continuo a pensare al consiglio dei due Domenico: “Gennaro devi arrivare a Borgo San Lorenzo in 4 ore”. Penso che sia un po’ alto questo tempo nel pensiero della Maratona di Trieste corsa soltanto 20 giorni fa in 3 ore e 55 minuti, ma i chilometri del Passatore sono 100 e le 4 ore per Borgo San Lorenzo mi sembrano il giusto tempo da impiegare, per provare poi a continuare a ritmo e percorrere l’intera distanza del Passatore tra le 13 ore, 13 ore e 15,’ che è il tempo da me previsto. Tempo dato da un semplicissimo calcolo matematico in base alle mie possibilità attuali e considerando anche l’età. E poi anche il destino a fare la sua parte: mi è stato assegnato il pettorale numero 1385 e, durante il periodo di avvicinamento all’evento, scherzando con gli amici Domenico Rinaldi, Domenico Greco e Valeria Sortino, che Il Passatore l’ha corso nel 2012 con l’ottimo tempo di 10:37’, dicevo che le 13 ore erano state impresse già nelle prime due cifre del pettorale e che se queste non fossero state sufficienti per portare a termine la gara, c’erano a disposizione ben 85 minuti, come indicato dalla terz’ultima e quart’ultima cifra! Per tale obiettivo, per l’arrivo a Borgo San Lorenzo avevo in mente un passaggio più veloce di una ventina di minuti ma, visto il caldo, visto l’ultimo periodo dove ho un poco accusato l’avvicinamento alla gara così lunga e mai esplorata, modifico il file e memorizzo il consiglio dei due miei angeli custodi.
Mi muovo lentamente e inizio ad incontrare e salutare amici di ogni luogo. Ecco gli amici di Latina in campo: Aldo Onorati, Luciano Polsoni, Enrico Di Gregorio e Paolo Reali. Sono più giovani di me di alcuni anni, mi abbracciano e mi consigliano sulla gara perché sono dei veterani del Passatore. La loro presenza mi rasserena ancora di più e li ringrazio intimamente. Aldo ci tiene ad una foto insieme. E’ felice e sorridente e all’istante pubblica la foto sul suo profilo Face-book e mi dice: “Gennaro adesso fai parte del Passatore”. Benedetto Aldo e adesso se la ciambella non dovesse uscire col buco come la mettiamo con tutti gli amici che vedono la foto? Si continua a parlare, a sorridere ed ecco la bellissima mammina volante Valentina Spano di Grosseto che mi vede, mi corre incontro e mi saluta con gioia e felicità. E’ bellissimo tutto questo. Valentina mi dice: “Gennaro, ho fatto tutto quanto possibile per presentarmi al meglio alla partenza, sono serenissima e comunque vada sarà un’altra esperienza di vita”. Le sorrido e le rispondo che è fortissima e brava e che farà un bellissimo Passatore. Ecco anche il Presidente della sua Società che scherza con la “sua” fortissima atleta e ci fa delle foto. Vedo Valentina serena e concentrata all’obiettivo e sono certo che farà una bellissima impresa personale. Poi mi saluta e ritorna dai suoi amici. Ecco il codino Pasquale Giuliani che, come sempre, mi ricorda di non dimenticare la sua Ultramaratona e Maratona del Gargano di metà giugno. E poi ecco l’imprescindibile coppia di Barletta Michele Rizzitelli e Angela Gargano: a questo punto la mente mi dice di cosa ci faccia io in mezzo a due totem della maratona ed ultramaratona italiana, che nel 2002 sono stati capaci di correre in un solo anno 100 maratone ciascuno: divento ancora più piccolo, ma sono serenissimo e il loro sorriso mi dona forza.
Mancano trenta minuti alla partenza, sento la necessità di restare un po’ solo, saluto gli amici di Latina che si avviano alla partenza e resto nel silenzio dei miei pensieri immerso nella folla del Passatore. E poi, con molta calma, mi incammino, seguendo la scia che va nella stessa direzione e mi porto nel gruppo alla partenza schierato in Via Calzaiuoli. Mi muovo lentamente in avanti ed ecco il giovane collega Giovanni Greco di Aprilia, col quale mi ero incontrato al termine della Strasimeno del 9 marzo scorso. Ancora un amico e ancora serenità. Ci salutiamo, sorridiamo e pensiamo la stessa cosa: siamo qui per il Passatore! Resto in sua compagnia, scambiamo ancora qualche parola e all’improvviso ecco la voce dello speaker, un saluto a Giovanni, e 5-4-3-2-1, via: la 42^ edizione del Passatore ha inizio tra l’applauso e l’incitamento degli spettatori assiepati lungo le transenne della strada su entrambi i lati: Giorgio Calcaterra, altri campioni, Marjia Vrajic ed altre campionesse di sicuro staranno già “volando” verso il traguardo per la vittoria. Noi amatori dobbiamo solo avanzare, ognuno al proprio ritmo, per provare ad arrivare al traguardo posto a 100 km di distanza! Se non è follia tutto questo.
Nella mente le 4 ore per arrivare a Borgo San Lorenzo! E dopo Borgo San Lorenzo almeno altre 9 ore di percorrenza a piedi: se non è follia tutto questo. E poi il caldo, le colline di Fiesole, il 16° km di Vetta Le Croci a 518 metri, e poi in giù fino ai 195 metri di Borgo San Lorenzo del km 31,500, e poi a testa in su fino al 48° km di Colla di Casaglia a 918 metri, e poi la notte, il buio e i restanti 52 km per l’arrivo di Faenza, ma al momento tutto questo per me è ancora un campo inesplorato.
Mi muovo lento e vedo gli amici di Latina passare tutti avanti e andare via. Fa caldo, penso alle 4 ore per Borgo San Lorenzo e così effettuo anche qualche brevissimo tratto al passo alla ricerca del ritmo giusto. Si va avanti per stradine di Firenze, ma dopo un po’ eccoci sulla strada per Fiesole che inizia a salire e che ci “porterà” fino a Faenza! Si sale dolcemente, ecco Enrico Di Gregorio che procede col suo passo, lo saluto e continuo sul ritmo ormai assestato di 8 km all’ora che mi vedrà arrivare a Borgo San Lorenzo dopo 4 ore. Vado avanti ed ecco Aldo Onorati che si affianca e resta a correre in mia compagnia. Aldo corre e mi parla di questo benedetto Passatore (ne ha corsi già 4 ed oggi sta correndo per la 5^ volta: una volta all’arrivo, oltre alla medaglia, riceverà quale premio per l’ambito obiettivo delle 5 partecipazioni, un piatto in ceramica della manifestazione). La presenza di Aldo mi carica e mi rasserena ancora di più: sto correndo con un plurimaratoneta e pluriPassatore.
La serenità di essere in compagnia di Aldo e il sentire il fisico rispondere bene mi fanno dimenticare il caldo e la fatica da fare, ma siamo soltanto all’inizio. Avanziamo e continuiamo a salire e dall’alto delle colline di Fiesole si vede in basso la città di Firenze che mostra tutta la sua bellezza. Il bellissimo scenario del luogo dello svolgimento iniziale della gara è completato dalla marea di podisti e podiste che avanzano tutti nella stessa direzione! Scenario bellissimo, ma la salita che ci “porta” sempre più in alto richiede in cambio energie preziose. Poi è straordinario e bellissimo, oltre che efficace, quanto organizzato da alcuni residenti lungo questo tratto del percorso che con docce volanti ci spruzzano addosso acqua fresca che allevia un po’ di calore. E poi applaudono ed incitano senza alcuna sosta. Al momento è tutto bellissimo, ma siamo soltanto all’inizio e per il traguardo della “follia” bisogna continuare a correre.
Continuo a correre, Aldo si ferma al ristoro e resta attardato ma, percorso circa un chilometro, eccolo rinvenire, affiancarmi, passare avanti e, col ritmo impresso, da subito mi lascia indietro. Continuo al ritmo prefissato e approfitto anche per un bisogno fisiologico e, quando riprendo la corsa, Aldo è uscito dalla mia vista e chissà dove sarà già arrivato. Sono di nuovo solo, anche se immerso in mezzo alla folla del Passatore, continuo di corsa, effettuo qualche brevissimo tratto di passo nei punti più irti e al 16° km arrivo alla Vetta Le Croci a 518 mslm: la1^ cima è stata scalata in circa 2 ore, in linea con la tabella di marcia.
Adesso la strada avanti è in discesa e punta diritto verso Borgo San Lorenzo, ma bisogna stare attenti a non cadere nel tranello di aumentare la velocità e continuare allo stesso ritmo impresso durante la salita per ridurre così al minimo il consumo energetico. Stesso ritmo che mi fa superare da tantissimi che, visto il tratto favorevole, spingono a tutta sull’acceleratore e a vederli da dietro sembra che stiano correndo per il traguardo di Borgo San Lorenzo. Li guardo, resto sereno e continuo sul ritmo ormai assestato.
Al 20° km ecco entrare in scena i miei due angeli custodi, Domenico Greco e Domenico Rinaldi, che mi vedono da lontano e mi incitano a viva voce: “Forza Gennaro, va benissimo così”. Sono felice di rivederli dopo l’arrivederci di Firenze di qualche ora prima e, nel momento che gli passo vicino, li rassereno col sorriso e gli dico che mi sento bene. Sorridono e li vedo felici per quanto stiamo vivendo. Li saluto con lo sguardo e continuo la corsa.
L’altimetria della cartina segnalava questo lunghissimo tratto fino a Borgo San Lorenzo tutto in discesa e, invece, non è altro che un continuo saliscendi che, nei tratti di salita, fa consumare ulteriori energie preziose. E poi il caldo a togliere altre energie, ma bisogna continuare a correre e andare avanti. Ecco Borgo San Lorenzo avanti sulla sinistra, ecco Paolo Reali avanti e fermo sul ponte del fiume intento a fare il video; arrivo alla curva, giro a sinistra, Paolo mi viene vicino e mi parla del Passatore: mi chiede di come mi sento e allo stesso tempo continua a registrare con la videocamera. Gli rispondo qualcosa e continuo la corsa verso Borgo San Lorenzo, che adesso vedo nitida avanti a qualche centinaia di metri. Non sento più Paolo vicino: sicuramente sta continuando a videoregistrare.
Entro in Borgo San Lorenzo, vedo Aldo fermo nei pressi del 1° punto di controllo, sento l’applauso dei tanti presenti, passo dopo 3:55:52, rispettando quasi in pieno le 4 ore previste dai miei due angeli custodi, saluto Aldo e procedo a ritmo. Allo stesso tempo, la mente (in continuo movimento) pensa che 4 ore sono già trascorse dal momento della partenza e che per l’arrivo a Faenza in 13 ore o poco più, previste per la “follia”, mancano ancora 9 ore!
Appena fuori dal paese, ecco che la strada riprende in salita. Salita che inizia ai 250 mslm di Borgo San Lorenzo e che, in soli 16 km, ci porterà ai 916 della Cima di Colla di Casaglia, attraversando il valico appenninico tosco-emiliano che collega Firenze con Faenza. Procedo sul ritmo impresso e, dopo qualche chilometro, affianco una ragazza: è Sara Pollini, con la quale ho corso alcuni chilometri alla Strasimeno di marzo scorso, la saluto, la incito e procedo la mia corsa. Sara, come al Trasimeno, è accompagnata dal suo ragazzo in bici. Sara è giovanissima, è forte e di sicuro starà accusando qualche disagio. Disagio che non le impedisce, nel vedermi, di incitarmi a viva voce: “Forza Gennaro”.
Sara, la salita, il caldo che continua ancora, ma ecco gli amici e angeli custodi Domenico Rinaldi e Domenico Greco ad assistermi ed incitarmi sempre con più forza. Li guardo negli occhi e li rassicuro che va tutto bene, ma adesso lo sguardo mostra segnali di stanchezza e loro, che sono dei bravissimi podisti e mi conoscono bene, intuiscono benissimo del momento di stanchezza che sto vivendo. Vado avanti, accuso un po’ di spossatezza, non è crisi, è solo un lieve inizio di nausea allo stomaco, forse dovuto al caldo del pomeriggio, alle salite, alla fatica e, con molta probabilità, anche al mangiare alcune prugne ed albicocche secche (contravvenendo così a quanto previsto nei giorni precedenti e alla partenza di alimentarmi in gara solo con Enervitene liquido o in gel, qualche prugna e thè caldo a volontà una volta scesa la notte).
Questa sensazione di lieve malessere mi porta via le forze, mi fa procedere con passo pesante e al 39° km ripassa avanti Sara Pollini, che avanza a passo velocissimo e forte, mi incita, mi dice che mi aspetterà a Faenza e va via. La incito anche io, la ringrazio intimamente perché dicendo che mi aspetterà a Faenza significa che a Faenza ci arriverò anche io. Però Faenza è ancora lontanissima, la 2^ Cima ai 916 metri è ancora lontana 9 km e con lo stomaco in rivolta, la spossatezza e la testa che sta per partire, vivo qualche attimo di negatività e dubito per l’arrivo a Faenza. Comunque non mi do per vinto, non demordo e continuo a salire a passo “vuoto” e, finalmente, il 40° km con i miei due angeli custodi ad accogliermi.
Domenico Rinaldi e Domenico Greco, nel vedermi così stanco, cambiano espressione e vedo nei loro occhi la tristezza. Questo mi colpisce il cuore e sono ancora più dispiaciuto: sono qui ad assistere alla mia prova del Passatore come un bambino viziato, e io come li ripago? Infondendogli tristezza! Sono attimi, ma questo penso, e mi dico che devo reagire a questa situazione e, allora, amici miei, lasciatemi riposare un po’ disteso per terra e poi si vedrà. Mi sdraio sull’erba del ciglio della strada, Domenico Greco mi prende le gambe con le mani e le muove in su e in giù per una migliore circolazione del sangue; dopo qualche minuto mi rialzo, dico ai due amici che mi sento già meglio e che sono pronto a ripartire. Dico anche: “Amici miei, quante ore abbiamo a disposizione? 20 ore! Benissimo, da questo punto in poi, anche a percorrere 5 km per ora, entro 17 ore saremo a Faenza: dovete avere soltanto un po’ più di pazienza, ma a Faenza ci arriveremo. Da questo punto in poi, i ristori li farò con i soli liquidi e l’inserimento di qualche prugna secca per ogni 5 km; il resto lo farà il fresco della sera che inizia già a farsi sentire”. Prendo Enervitene liquido e 2 prugne secche, dico ai due Domenico di attendermi alla cima e riprendo il cammino.
Da subito, mi accorgo che il lieve malessere è alle spalle e questo mi ricarica di una forza incredibile. Il ritmo impresso porta al passaggio di ogni chilometro sotto 10’, salgo sempre più in alto, il caldo è scomparso, è scesa la sera e sta per farsi buio, inizio a sentire un po’ di freddo alle spalle e alle braccia, ma vado su spedito e con il morale alle stelle: stelle che adesso vedo nitide nel cielo luminoso. Anche questo è il Passatore in una giornata stupenda: il vivere ogni cambiamento del giorno e della notte con la mente e il corpo in continuo movimento per il traguardo ancora lontanissimo.
Tutto questo col tempo che continua a scorrere ininterrotto e, nel buio della sera, salgo sempre più in alto: a circa 500 metri dalla cima si è formata una colonna di automobili che sono ferme. Vado avanti e, a circa 100 metri dalla Cima, mi chiama Domenico Greco che ha aspettato il mio passaggio sulla strada. Scende dall’auto anche Domenico Rinaldi e, appena gli sono vicino, quasi gli urlo che ho ritrovato le forze e che il morale è alle “stelle”: chissà se dall’alto non mi hanno trasmesso un po’ della loro luce e potenza. I miei angeli custodi mi vedono felice, pimpante e restano sorpresi di questo cambiamento. Continuo a scherzare e a dire di fare in fretta per il cambio di indumenti e, allo stesso tempo, sono felice per averli rasserenati. Mi sfilo la canotta della società e la passo a Domenico Rinaldi, che con destrezza stacca il pettorale e lo spilla sulla maglietta tecnica invernale a mezze maniche della Brico. Domenico Greco continua a darmi acqua, thè caldo portato da casa e mi dice di bere anche po’ di Enervitene liquido. Il tempo continua a trascorrere, ma non mi preoccupo più di tanto perché sento che sto bene e che la tristezza di qualche ora prima è ormai solo nei ricordi. Indosso la maglietta, Domenico Greco mi infila il pantaloncino fino al ginocchio e, visto che per il blocco delle auto devo correre in autonomia per non so quanto tempo, prendo 2 Enervitene in gel, 3 prugne secche che metto nel pantaloncino attillato, prendo la pila a mano e vado via salutando gli amici con un sorriso e un saltello di gioia.
Riprendo la corsa e, dopo circa 100 metri, ecco la 2^ Cima con i suoi 916 metri e il 2° punto di controllo: passo dopo 6 ore 40 minuti e 47 secondi. E adesso nel buio della notte, con le stelle splendenti nel cielo ad accompagnare la corsa di ognuno di noi e con il “piccolo ed esile fisico” ritrovato, inizia la corsa nel tratto favorevole lungo 52 km. Il primo tratto, che in 8 km porta dai 918 metri del 48° km ai 535 m del 56° km, è ripidissimo e così si ripete quanto già avvenuto nella discesa verso Borgo San Lorenzo con tantissimi podisti e podiste che spingono a tutta e passano avanti. Invece, e quasi per convincermi ancor di più che tutto è ritornato nella norma, continuo sul ritmo previsto e percorro anche qualche brevissimo tratto di passo.
Sento che sto bene. Ora la mente è rivolta al 3° punto di controllo posto al 65° km e distante 17 km dalla Cima. Procedo cauto e aspetto per “tirare” fuori il Gennarino che conosco: aspetto che termini il tratto ripidissimo e inizi la strada con la discesa più agevole. Ecco il 50° km e anche i miei angeli custodi che mi affiancano e mi incitano. Mi chiedono se abbia bisogno di qualcosa. Rispondo che sto benissimo e che al momento non ho bisogno di nulla. Li vedo felici, sorridenti, e la tristezza di qualche ora prima è solo un ricordo. La ritrovata felicità degli amici mi carica ancora di più e così inizio a scherzare dicendo: “Ragazzi, a Faenza ci arriveremo in 16 ore e così avrete un’ora in più per riposare”. Mi sorridono e vanno via.
Corro verso il cartello del 55° km. Nelle curve, dove è possibile per il flusso delle automobili, mi sposto da un lato all’altro della strada, e proprio all’altezza del 55° km, in una curva, mentre corro sulla destra, un’auto mi passa vicinissimo e così metto un piede in fallo, che si storce e per fortuna mi appoggio con le mani al guard-rail restando in piedi. Batto il piede destro per terra, sento che tutto è a posto, rassicuro i 6/7 spettatori fermi proprio in quel punto, riprendo la corsa tra l’applauso e l’incitamento di questi. Li ringrazio intimamente. Contemporaneamente, penso a Sara: “Gennaro ti aspetto a Faenza”. Quanto accaduto poteva fermare il “mio” Passatore, ma Sara mi aspetta a Faenza, e a Faenza ci devo arrivare di corsa.
Procedo con cautela, ed ecco il 60° km e gli angeli custodi continuare ad assistermi, con Domenico Greco venirmi sempre più incontro e Domenico Rinaldi seduto alla guida: “Forza ragazzi, che le 16 ore le rispettiamo”. Sorridono e rivanno avanti. 60 km già percorsi e la mente, in continuo movimento, dice: “Gennaro, sei già al 2° km della maratona e devi soltanto percorrere i restanti 40 km. Quante volte li hai corsi? Tantissime! Allora, avanti e corrili anche adesso”. Pensare questo mi carica e mi fa sentire bene.
Procedo avanti, ed ecco Marradi. Entro nel paese, è quasi mezzanotte e ci sono ancora tantissime persone sedute davanti alle loro case che applaudono ed incitano a viva voce. Avanzo col sorriso e passo al 3° punto di controllo del 65° km dopo 8 ore 44 minuti 27 secondi. Mi sento bene, le endorfine iniziano a salire e così scherzo con gli addetti al punto di controllo: “Quanti km abbiamo corso? 65 km. 65 km? E’ vero? Non mi prendete in giro? No! E’ vero. Sono 65 km! Soltanto 35 km ancora da percorrere”. Rido tra di me.
Esco dal paese ed ecco i due Domenico fermi al ristoro. Mi assistono con massima cura: “Gennaro bevi. Vuoi altro thè? “Si, datemi altro thè”. Quanta pazienza hanno questi due angeli custodi che soddisfano ogni mia richiesta, e così gli dico anche di aspettarmi non più dopo 5 km ma dopo ogni 4 km. Capisco che la loro presenza mi carica sempre più e li vorrei vicino a correre, ma va bene per ogni 4 km. Tutto questo e il “piccolo ed esile fisico” che continua a rispondere bene, e allora dico: “Ragazzi, forza, a Faenza ci arriveremo in 15 ore e così avrete due ore in più per riposare”. Sorridono e sento che sono felici per Gennarino. Grazie ragazzi!
Riprendo la corsa e punto verso il 4° punto di controllo di San Cassiano, distante solo…11 km. Ecco il 70° km, ecco Domenico Greco ad attendermi sul ciglio della strada, ad incitarmi, assistermi, correre al mio fianco per decine di metri, con Domenico Rinaldi al volante ad incitarmi. Ancora thè caldo, Enervitene liquido, acqua e una prugna secca, e via verso il cartello del 75° km.
Corro tranquillo ed ecco il 75° km, brevissima sosta per un altro rifornimento, e via a raggiungere il 4° punto di controllo. Ecco San Cassiano, entro in paese e raggiungo il 4° punto di controllo: passo dopo 10 ore 2 minuti e 13 secondi. Chiedo conferma dei chilometri e si ripete la scena di Marradi: sono 76 km! Dopo i 57 km della Strasimeno in marzo scorso, che è la distanza più lunga da me corsa, adesso sono entrato nel vivo di un campo mai esplorato. 76 km percorsi in 10 ore, 2 minuti e 13 secondi, e soltanto 24 km a dividermi dal Passatore. 24 km, compresivi dei 3 km della fase di riscaldamento, li percorro ancora oggi in circa 2:10, quando effettuo il test sui 21 km in funzione della maratona, e allora la mente, in continuo movimento, pensa che, adesso, anche a percorrerli in circa 3 ore o poco più si arriva a Faenza in linea con l’obiettivo della partenza di 13 ore, 13 ore e 15 minuti. E poi, i test degli ultimi due anni li ho corsi in compagnia dei due miei angeli custodi, che mi stanno accompagnando passo dopo passo al Passatore! Penso e vado avanti.
Esco dal paese, ritorno sulla strada provinciale. Domenico Greco mi attende sul ciglio della strada, mentre Domenico Rinaldi è seduto al volante. Domenico Greco mi fa bere un sorso di Enervitene liquido, gli dico di darmi l’acqua nel bicchierino da cl 15 portato da casa e di darmi l’ennesima prugna secca (l’unico solido che ho lasciato in quantità di una per ogni 5 km). Mi rifocillo e poi: “Forza ragazzi che a Faenza ci arriveremo in 14 ore e così avrete tre ore in più per riposare”. Sorridono, mi dicono che va bene così e di continuare tranquillo. Riprendo la corsa e la mente in continuo movimento mi dice che gli amici Domenico Rinaldi e Domenico Greco, miei Angeli custodi, per l’occasione stanno facendo molta più fatica di me e devono superare tutte le difficoltà che incontrano lungo il percorso. Non è per nulla facile seguire in automobile, dopo un viaggio iniziato alle 8:00 del giorno precedente! E che ancora continua nella notte del nuovo giorno. Adesso è l’una e qualche minuto e, mentre io continuo a correre, loro due devono continuare a restare svegli ed assistermi. Quando si dice Amicizia. Solo l’Amicizia fa fare questi sacrifici. Chi corre non sente la necessità del sonno perché la mente è rivolta all’obiettivo della partenza e le endorfine fanno il resto. Però io devo provare a ripagarli concedendogli ancora qualche ora di riposo in più, e per questo devo continuare a correre al ritmo previsto. Ci provo, ma non sarà facile.
Dopo un po’, appare il cartello dell’80° km. I due Domenico mi assistono come un figlio anche se sono più vecchio di loro e continuiamo a scambiare alcune parole, a ridere e scherzare. Mancano 20 km al traguardo del Passatore e decido che è meglio proseguire con le mani libere, consegnando la pila agli amici. Mi guardano con meraviglia e mi raccomandano di stare attento nell’avanzare nel buio. Li rassereno con lo sguardo, li saluto e riprendo la corsa. Solo 20 km per il Passatore.
Avanzo senza la pila. Il buio della notte è illuminato dalle stelle splendenti nel cielo e dalle lucette dei podisti e podiste che supero o che mi superano. Nel momento che qualcuno mi supera, la mia ombra effettua dei movimenti veloci, quasi a farmi perdere il controllo: è una sensazione che mai avevo provato. Avanti di pochi metri corre una coppia più giovane che procede parlando di continuo che di tanto in tanto si ferma, e così ripasso avanti. Poi c’è un altro podista, penso della mia stessa età, che avanza intervallando la corsa con tratti brevissimi di passo, e così a volte è avanti e a volte è indietro. E poi passano avanti due ragazze, ripasso avanti alle ragazze, ed ecco l’85° km con gli angeli custodi ad assistermi con thè caldo a volontà, Enervitene liquido e una prugna secca. Forza ragazzi, e via verso il 5° ed ultimo punto di controllo di Brisighella dell’88° km.
Entro in Brisighella, la strada è in lieve salita e porta via qualche energia preziosa. Vado avanti fino al punto di controllo illuminato,dove giungo in 11 ore, 36 minuti e 8 secondi. La mente, in continuo movimento, corre veloce e invia segnali per un cambio di ritmo per provare a migliorare l’obiettivo alla partenza: 1 ora e 23 minuti a disposizione per percorrere gli ultimi 12 km per il Passatore, invece di 1 ora e 34/35 minuti circa previsti dalla tabella di marcia che porta all’obiettivo previsto delle 13 ore e 10/11 minuti. Sorrido tra di me.
Esco da Brisighella e rivedo gli angeli custodi: “Forza ragazzi, che a Faenza ci arriveremo in 13 ore e così potrete riposare 4 ore di più”. In sintonia mi rispondono: “Nooo…stai calmo Gennaro, procedi come stai facendo che va benissimo”. “Grazie ragazzi, sto solo continuando a scherzare. Non rovinerò questo Passatore. Sono felice per tutto quanto sta succedendo”. Riprendo la corsa con leggerezza, qualche auto che sopraggiunge in senso contrario mi abbaglia con i fari e mi lascia un po’ in surplace. Continuo ad andare avanti, appoggio dopo appoggio, transito al 90° km, con i due Domenico a continuare a dirmi di restare tranquillo e sereno perché il traguardo è sempre più vicino. Sempre più vicino, ma con ancora 10 km da percorrere.
Raggiungo il cartello del 95° km. Sosta, ristoro con gli amici ad assistermi sul percorso per l’ultima volta e…adesso, ragazzi, andate, aspettatemi al Passatore. Li vedo andare via felici e questo mi rende ancora più felice e gioioso. E poi non sto nei panni, perché il sogno, se tutto procede bene, è solo a 5 km di distanza e sta per realizzarsi.
Penso, sono in movimento di corsa a piedi, osservo quelli che corrono avanti, quelli che supero, quelli che mi superano ed ecco il cartello del 96° km, del 97° km, del 98° km ed ecco Faenza col traguardo a soli 2 km di distanza! Dopo circa 500 metri vedo Domenico Rinaldi che mi viene incontro. E’ sorridente, si affianca e mi dice di continuare tranquillo perché il traguardo è vicinissimo. Sorrido anche io e inizio a parlare: “Domenico, dai, forza, allunghiamo un pò”. “Gennaro, resta tranquillo”. “Domenico, vedi il cartello del km 99?”. “Sì, Gennaro è li avanti”. “Domenico, ma io non lo vedo”. “Gennaro, è avanti e tra un centinaia di metri saremo al 99° km”. “Domenico, se non arriviamo al km 99, mai arriveremo al km 100!”. Si continua a parlare e scherzare ed ecco il cartello del km 99. “E dai Domenico, che anche il km 99 è superato”.
Domenico continua a correre al mio fianco destro e continuiamo a parlare e ridere: “Domenico, provo a cambiare ritmo fino al traguardo?”. “Gennaro, continua così che sei sulle 13 ore e 10 minuti”. “Va bene, Domenico. Adesso, Domenico, corri veloce al traguardo e dì a Domenico Greco che Gennarino sta bene e sta per arrivare”. Nemmeno il tempo di terminare la frase che Domenico, da campione quale è, scatta in avanti e continua la corsa fino a scomparire dalla vista.
Non vedo ancora il traguardo, continuo a correre sulla strada con le case ad entrambi i lati. Vedo la Piazza di Faenza, poi in lontananza il Traguardo del Passatore e con esso i miei due angeli custodi, sento le loro voci incitarmi e, FINALMENTE, lo taglio in13 ore, 11 minuti e 34 secondi (Tempo Reale 13 ore 10 minuti e 45 secondi) e il SOGNO diventa realtà.
Sono sereno, immerso nella realtà che sto vivendo: il Passatore, la bellissima Piazza, Domenico RinaldI e Domenico Greco che mi coccolano come un bambino. E poi continuano ad assistermi: consegnano il chip, ritirano la confezione di vini, fanno stampare il diploma. Mi sono vicini, gli dico che sento la necessità, dopo tantissime ore, di sedermi un pò sulla sedia di plastica di uno stand, mi danno da bere, mi guardano con serenità, li continuo a rassicurare che sto benissimo. Poi Domenico RinaldI va in macchina a prendermi il borsone. Domenico Greco vuole portarlo lui e accompagnarmi alle docce; gli dico che mi sento bene e, così, metto il borsone sulle spalle e vado alla navetta con calma. E poi la doccia, l’incontro con gli amici di ogni luogo, l’accappatoio azzurro come soprabito a mimare un pugile, perché i pantaloni sono nello zainetto che sta in macchina. Vedo Luciano Polsoni, ci guardiamo diritti negli occhi e ci abbracciamo nel Passatore. Poi, esco dalla palestra ed è giorno! Sono arrivato al traguardo col buio e adesso è giorno, e così intuisco che me la sono presa proprio con comodo!
Ecco la navetta e una volta in Piazza, col borsone in spalle, ancora a camminare per circa 700 metri fino ad arrivare alla macchina. Ecco Domenico Greco, ci guardiamo e ci trasmettiamo serenità. Domenico Rinaldi è andato a cercarmi e, conoscendolo, so che è andato a piedi fino alla palestra. Gli telefoniamo, dicendogli che siamo alla macchina. Arriva dopo una decina di minuti. E’ sorridente e mi conferma che è andato alla palestra.
Ricompattato il “trio”, Domenico Rinaldi continua la sua corsa alla guida dell’automobile, che ha avuto inizio alle 8:00 di ieri mattina e che tra qualche ora concluderà le prime 24 ore! Guida per tutto il viaggio e soltanto alle 12 e 15, all’arrivo a casa sua, ha fine la sua assistenza da angelo custode. Compito durissimo, fatto di tantissime cose e di circa 28 ore di auto! Grazie amico Domenico Rinaldi.
Mi metto io alla guida, salutiamo Domenico ,e dopo circa 15 minuti, siamo a casa dell’angelo custode Domenico Greco, che continua a guardarmi con serenità e stupore: mi raccomanda, di alimentarmi bene e di riposare. Si affaccia alla finestra anche la sua signora Elisa, che mi sorride e mi dice che siamo stati bravissimi: “Grazie, Elisa! Grazie, amico Domenico”. Li saluto.
Dopo solo 5 minuti e sono a casa. Prendo il borsone e lo zainetto, li metto sulle spalle e continuo il cammino per la strada e le scale, ed ecco Raffaella. Mi guarda diritto negli occhi e…il Passatore…dona F E L I C I T A’.
Il campo inesplorato, adesso, è stato esplorato e non fa più paura: grazie Passatore! Ringrazio Sara Pollini per avere previsto che a Faenza ci sarei arrivato. Ringrazio tutti gli amici ed amiche che mi sono stati vicini. E ringrazio immensamente le “mie” tre splendide donne che mi trasmettono la forza di continuare in questo magnifico sport che è la CORSA A PIEDI.
Concludo col riportare integralmente il racconto di Stefano Ruggeri, inviato agli organizzatori del Passatore il giorno successivo alla gara.
Un monumento a Giorgio
Ieri all’alba ho finito la mia prima 100 km del Passatore che per me è una gara unica, anche nel senso che rimarrà (forse) la mia unica partecipazione (vedremo).
Volevo ringraziarvi per l’ottima organizzazione e per la passione che mettete in questo evento che riesce anche a trainare la gente, gli abitanti delle città e cittadine che abbiamo attraversato. So che non è facile organizzare un evento, figuriamoci una gara da 100 km, eppure ieri è sembrato tutto semplice e naturale. Ciò che mi ha colpito di più è stata la gente che ha assistito, fino a notte fonda al nostro passaggio, applaudiva convinta, incitava con ammirazione e simpatia. In altre parole, ci si è sentiti ben accolti. Ciò significa che questa manifestazione è vista come un evento che dà lustro (anche internazionale) ai luoghi che sono attraversati. Peraltro si tratta di paesi e paesini bellissimi inseriti in un contesto naturale davvero affascinante. Vi prego, come ultima cosa, di erigere un monumento a Giorgio (Calcaterra). Sono di Roma e lo incontro spesso nei luoghi di allenamento (Villa Panphili), è una persona deliziosa, un campione vero che ha ricevuto minor fama di ciò che avrebbe meritato. Ieri, poco prima dell’inizio della gara, quando ha rivolto il suo saluto ai partecipanti, ha voluto dedicare la sua attenzione a tutti gli atleti presenti, incitandoli ad andare avanti, ad arrivare a Faenza perché, diceva, la soddisfazione che si prova al momento dell’arrivo sarebbe stata unica: ed è vero! Bravi, anzi bravissimi e grazie di tutto.


