vecchi arzilli che non han paura
a varcar l’Appennino all’avventura.
C’è chi sta in gruppo e canta, chi sospira,
chi sta a vedere l’aria che tira,
se l’uno ha i piedi i crisi, si consola
che il “Passatore” gli rischiarò la gola.
E d’arrivar fra noi non gli par vero
perché, Faenza, sta nel suo pensiero.
E, vi dirò, ce n’è di tutto il mondo,
dal negretto all’indù, al tedesco
biondo.
Ci son spagnoli, slavi e giapponesi,
tanti nomi dietro Calcaterra
volan sfiorando la terra.
E tutti quanti corron per gloria
perché, per tutti, la più gran vittoria
è quella di gridar, dicendo il vero,
“Signori, a quella Cento pur io
c’ero”.


