


Popolo delle Lunghe, soddisfatto di esordire nel Club Super Marathon vorrei raccontarvi qualcosa di me, magari strappandovi un sorriso. Mio padre mi chiamava Danielotto, a 12 anni ero grassoccio, facciotta tonda, non avevo mai praticato sport, spesso ero ammalato perciò a scuola ero esonerato dal fare ginnastica. Mia madre si era sentita ripetere dai medici “Signora è un bambino linfatico, astenico, con poca energia” ma alla corsa di resistenza il prof di ginnastica mi convinse a provarci, è stato il mio battesimo di fuoco. Faceva proprio caldo quella mattina e vedendo gli altri in affanno, a quel ragazzotto robustello scattò la voglia di riscossa e madido di sudore, strascicando i piedi continuò senza fermarsi. Lo stesso anno entrai negli scout, alla prima uscita in collina indossavo calzature inadatte ai sentieri infangati, dopo ripetuti tonfi e altrettanti scivoloni un gagliardo prete mi caricò sulle spalle, quanta vergogna! Lo sanno tutti, cadere per imparare a rialzarsi, ma da ragazzi è dura accettare gli insuccessi, il rimedio, alimentare pazienza e tenacia, e così con gli anni strade e sentieri mi sono diventati familiari. Nel 2019 sono partito da Lourdes per un terzo cammino verso Compostela, non dimentico il giorno in cui mi ero avviato solo e trionfante su una variante poco battuta dei Pirenei quando mi giunse notizia dell’improvvisa scomparsa di quel Don Felice che tanto mi aveva aiutato a superare le paure sui sentieri della vita, trasmesso la bellezza della montagna, e il desiderio di libertà che si costruisce solo con fatica e un pizzico di coraggio.
Tornando al lontano ’73, quando stentavo a stare in piedi prendeva il via la prima edizione della 100 km del Passatore, tra quello sparuto gruppo di eletti c’era anche Giovanni un mio collega: motivato e determinato aveva raggiunto Faenza in 19 ore, a distanza di anni spesso raccontava con soddisfazione l’impresa. Negli anni 80 ero iscritto alla Podistica del mio paese, c’erano atleti che correvano con profitto la Maratona, ma quell’idea non mi sfiorava, soddisfatto di correre 10 km in 40 minuti e di riuscire a battere, almeno per una volta Angelo, l’amico di sempre che mi aveva portato negli scout. A 50 anni arrivano i primi acciacchi, i tempi gara si alzano impietosamente, ma proprio nel momento del declino, quando meno te l’aspetti arriva l’incontro giusto. Nel bel mezzo di una podistica, raggiungo il prof Daniele Zoli che non conoscevo, appaiato mi presento, e prontamente lo stupisco raccontandogli che tempo 15 giorni e saremmo diventati colleghi. Ecco la chiave di volta, incontrare un genuino e un po’ folle motivatore, così il pessimismo della ragione cede il passo all’ottimismo della volontà e con la voglia di mettersi in gioco quello che prima sembrava impossibile diventa realtà. Cantando a squarciagola Romagna mia, intonata dal genuino romagnolo DOC, nel 2015 ho concluso emozionato e quasi incredulo la prima maratona, e sempre a Ravenna lo scorso novembre ho voluto celebrare la cinquantesima sempre accanto ad un ruggente Daniele che da bravo maestro rassicura e incoraggia i neofiti, accompagnato dalle insegne del pacer gli allegri palloncini colorati. Raggiunto e superato il traguardo delle sessanta primavere, gambe e articolazioni non reggono al meglio la corsa lunga, perciò alcune maratone si fanno di buon passo, altre run-walk-run metodo Jeff Galloway come mi è stato suggerito da Marco che di maratone ne sa e ne ha fatte tante. Arriva anche il 2017 l’anno del mio primo Passatore “Di passo che spasso” è il motto sulle maglie, e tanto sarà l’entusiasmo che l’anno successivo arriverò al traguardo con un filo di gas, sperimentando cosa vuol dire fare il pieno di endorfine e dopamine. E’ un’impresa spiegare cosa ti muove ad amici e conoscenti quando una carica di pura energia e felicità ti invade, chi ha fatto la 100 lo sa, è la testa che conta, le gambe seguono di buon grado. La scorsa estate ho felicemente completato le 10 maratone in 10 giorni al Lago d’Orta, le lunghe distanze sono l’occasione per condividere e fare incontri speciali. Jesus, uno spagnolo conosciuto lungo il cammino di Santiago mi suggeriva “El camino mejor es mas largo, Animo!” il percorso migliore è il più lungo, sempre avanti, mettendoci il cuore e la pace nell’animo tutto diventa più facile.



Daniele
Anima buona che mi ha supportato per ben 42 km195 m
Ti ricordo con affetto 🙂
Marianna