IL ROCCIAMELONE: AL COSPETTO DEL RE DELLE ALPI


Salire sulle montagne per il puro piacere di farlo. E non per confrontarsi
con la roccia, il ghiaccio, il vuoto. Senza tabelle di marcia, senza azioni
portate al limite delle proprie possibilità, ma dove è il senso del rispetto
e non della sfida a guidare i propri passi.
Salire sulle montagne significa soprattutto ritrovarsi, grazie ad un mondo
capace di arricchire l’animo, accrescere la fantasia, dettato solo dalla
solennità e bellezza delle sue vette. La quota, il pericolo, la sfida non ci
appartengono; il gioco delle ombre e delle luci, la nuova alba dal rifugio,
l’orizzonte infinito del cielo, il richiamo della marmotta: si, queste sono
le sensazioni vere, durature. Perché è la montagna che scalda il cuore della
gente, non l’uomo che riesce a conquistarne la cima.
Sua maestà il Re
Proprio alle spalle di Torino il solco vallivo che sale al Monginevro ed al
Moncenisio, valichi frequentati fin dai tempi più antichi, è delimitato sul
lato idrografico sinistro dall’aguzza forma del Rocciamelone, a lungo
considerato addirittura la cima più alta delle Alpi.
Il mito nacque probabilmente dal fatto che vari tentativi di salirne la
vetta furono vanificati da furenti tempeste che alimentarono, nel corso del
tempo, la credenza che la cima del monte fosse sicuro rifugio di un orribile
diavolo, pronto in qualunque momento a ricacciare a valle chiunque tentasse
di violarne la dimora.
Una siffatta superstizione popolare non è certo una novità per il mondo
delle Alpi e delle vette in generale, molte delle quali rimaste per secoli
inaccesse, vuoi perché temute a causa di oggettivi pericoli, vuoi perché
assolutamente prive di interesse per le povere economie montane.
A differenza di altri casi, il Rocciamelone è rimasto tuttavia avvolto in un
alone mistico fino ai nostri giorni, grazie ad una serie di eventi che hanno
di tanto in tanto rinforzato la religiosità che avvolge le sue aspre forme.
Rimasto a lungo inviolato, il punto culminante del Rocciamelone venne
raggiunto da Bonifacio Rotario d’Asti, nel 1358, che vi portò un Trittico
bronzeo a soggetto religioso (oggi conservato nel Museo diocesano di Susa)
oltre a costruirvi un ricovero, embrione della Ca’ d’Asti, più volte
rimaneggiato ed ampliato.

La valenza religiosa della montagna dura ancora nei giorni nostri, tanto che
il 5 agosto di ogni anno numerosi pellegrini salgono fino ai 3538 metri
della Madonna del Rocciamelone, statua in bronzo creata nel 1899 dallo
scultore G.A. Stuardi grazie al contributo economico di ben centotrentamila
bambini e delle loro famiglie, contributo che è ulteriore testimonianza del
sentito valore simbolico della cima.
Ero già salito nel 2017 sulla cima e ieri ho voluto rifare l’impresa. Ma
questa volta la Madonna della neve, la statua situata sulla cima della
montagna a 3538m. non sono riuscita a vederla. Sarà stato il poco
allenamento di questo periodo, ma a 30 minuti dalla vetta ho dovuto
rinunciare.
La montagna va rispettata e se il fisico dice no è no e bisogna avere il
coraggio e la forza per rinunciare, ci sarà sicuramente un altro momento per
arrivare fino in cima e raggiungere il tanto desiderato traguardo.
L’età non è ostacolo all’ascensione del Rocciamelone; nonostante la quota
considerevole, ricordo perfettamente l’incontro con una coppia di anziani
coniugi che, tenendosi uniti attraverso un rudimentale bastone, salivano gli
ultimi tornanti prima della cima, attingendo alle ultime energie ma sospinti
da un’inesauribile forza interiore: la fede.
L’itinerario si sviluppa sul versante valsusino del Rocciamelone,
percorrendo il classico tragitto che sale da La Riposa (ruderi di un
ex-forte militare) fino alla Ca’ d’Asti; quest’ultima rappresenta ormai da
oltre vent’anni un comodo rifugio, valido punto d’appoggio specialmente per
chi preferisce raggiungere la vetta in due giorni.
Comunque la salita del Rocciamelone resta un’ascensione abbastanza
impegnativa, sia per la quota raggiunta che per il dislivello da superare:
inoltre se l’escursione non viene effettuata in piena estate ed in assenza
di neve, il tratto finale può presentare qualche difficoltà sia
nell’attraversamento del versante est, subito dopo La Crocetta, sia per il
superamento di un punto un po’ esposto collocato appena sotto la vetta,
punto dove alcune corde fisse facilitano comunque il passaggio.
L’ultimo pezzo, prima di raggiunge la vetta, il terreno è scivoloso, occorre
procedere con prudenza: alcune corde fisse consentono di avanzare in
sicurezza fino in cima.
Accanto alla Madonnina si trova il piccolo rifugio Santa Maria, che
racchiude tra le sue mura un piccolo locale sempre pronto ad accogliere gli
escursionisti ed una chiesetta. Accanto alla costruzione, iniziata nel 1923
e restaurata nel 1976, è presente anche una statua dedicata a Vittorio
Emanuele II, che commemora la salita del sovrano ad una delle vette più
celebri del Piemonte, salita avvenuta nel 1844.
Brava Albarosa invece che cimentandosi per la prima volta su quest’ardua
salita, ha raggiunto la vetta ed ha realizzato il suo sogno! E con lui anche
mio figlio!!! Bava Albarosa e Bravo Mattia!!
Complimenti!!!ambrosino anteprima.jpgambrosino (9).jpgambrosino (8).jpgambrosino (7).jpgambrosino (6).jpgambrosino (5).jpgambrosino (4).jpgambrosino (3).jpgambrosino (2).jpgambrosino (1).jpgambrosino.jpg

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Leggi anche