Per una volta riesco a essere pronto per un orario quasi reale. Sono le 9.30 quando mi allinea agli immaginari nastri di partenza. La mattinata è già calda anche se, cosa strana per Milano, abbastanza ventilata. La mia speranza è che l’orario e il vento rendano meno faticosa la corsa del resto mi immagino così le condizioni che avrei trovato nella realtà. Dopo la tenuta verde speranza di venerdì e quella totalmente rossa di ieri in onore degli amici svizzeri, per completare il trittico patriottico opto per maglia e pantaloncini bianchi.
Pronti, via e subito i pensieri iniziano a inseguirsi l’un l’altro complice l’andatura lenta e regolare che mi impongo da subito (o meglio me la impone il mio deprecabile stato di forma). Non conoscevo la gara che sto rivivendo, ma conosco abbastanza bene le Marche, una regione alla quale sono molto affezionato fin da quando, all’inizio degli anni ’80, mio padre la elesse a patria adottiva e musa dei suoi sogni. Folgorato da una vacanza fatta con amici decise di investire risparmi ed energie acquistando un casolare in collina a 5-6 km dal mare e ristrutturandolo per farne la sua dimora per gli anni della pensione.
Da che ricordo mio padre era sempre stato negato per i piccoli lavori di manutenzione domestica. In casa se ne era sempre occupata mia madre finché io (il maggiore dei figli) non sono stato in grado di soppiantarla. Eppure in quella occasione lo vidi trasformarsi in carpentiere, falegname, elettricista. Sfruttando il suo lavoro di commerciale che lo portava in giro per l’Italia, almeno una volta al mese inseriva nei suoi tour un passaggio alla casa nuova per prendere accordi con gli artigiani del posto, verificare i lavori e i progressi.
Furono 5 anni di sogni ad occhi aperti, di grandi investimenti emotivi e di progetti per il futuro… cancellati come un colpo di spugna dal male incurabile che in 12 mesi se lo portò via poco più che cinquantenne.
Con mia madre e i miei fratelli provammo a convertire quel progetto di una vita in una seconda casa di villeggiatura, da sfruttare nei mesi estivi e una settimana del tardo autunno dedicata alla raccolta delle olive (facevamo un olio autoprodotto che bastava al nostro fabbisogno annuale).
Per una decina d’anni questa trasformazione funzionò. Poi noi ragazzi diventammo uomini e donne, iniziammo a lavorare, ad avere una nostra famiglia. Anche gli amici che ci aiutavano a riempire e mantenere la casa misero su famiglia. E così la casa risulto sempre più vuota e inaccessibile, troppo lontana per un weekend o per soggiorni di breve periodo. Alla fine nella seconda metà degli anni ’90 mia madre si arrese e decise di vendere tutto.
Da allora non sono più tornato nelle Marche ma ho un ricordo favoloso di quei 15 anni in cui vedemmo nascere un sogno e poi lottammo per tenerlo vivo. Oltre a fare vita di mare e a lavorare per tenere in ordine l’edificio e il terreno intorno, sfruttammo quegli anni per conoscere la regione. Nonostante la casa fosse nella parte meridionale vicino a San Benedetto del Tronto, la girammo tutta in lungo e in largo, dai monti Sibillini al monte Catria, da Ascoli a Urbino, apprezzandola per le bellezza naturali e per il suo patrimonio culturale e artistico. Ma più di tutto porto nel cuore quell’interminabile serie di splendidi (e talvolta sconosciuti) borghi appollaiati in cima ai colli… quegli stessi borghi che oggi avremmo percorso nella nostra discesa verso il mare e l’arrivo di Fermo.
In compagnia di questi pensieri e ricordi agrodolci, mi accorgo di essere arrivato al termine della mia fatica. Sono riarso e un po’ cotto dal sole. Qui oggi non c’erano ristori o spugnaggi e sulla metà percorso in favore di vento il sole picchiava non male.
Una occhiata al GPS mi informa che ho superato di poco gli 11 km. Tenuto conto che ho fatto lo stesso identico percorso e lo stesso numero di giri di venerdì e che allora mi dava mezzo chilometro in meno, ne deduco che anche lui sta faticosamente riprendendo l’allenamento nel riconoscere i punti di passaggio. Infatti la traccia se per i primi 20 minuti sembra quella di un ubriaco (attraversa persino dei condomini), poi inizia a diventare costante sovrapponendo passaggio a passaggio… come se anche lui stesse recuperando dei ricordi.
Chiudo soddisfatto con un ultimo pensiero: da domani si potrà tornare nei parchi. Un primo traguardo l’abbiamo raggiunto con pazienza e disciplina.



