Il tosco in Turchia

Il percorso è in gran parte pianeggiante; solo gli ultimi due km presentano una certa difficoltà, dovuta soprattutto alla fatica accumulata. Strade completamente chiuse al traffico, rifornimenti precisi con spugnaggi intermedi dotati di ulteriori apporti energetici, con scarsa fantasia, però sulla varietà. Segnalazioni chilometriche, indicatori parziali dei tempi, molto presenti su tutto il percorso.

Affluenza di atleti molto numerosa, compreso i “reduci di New York”. Italiani presenti in quantità “industriale” alla faccia della crisi e di Roomney. Arrivo suggestivo agevolato dalle dimensioni ridotte della carreggiata, che favoriva ed amplificava le urla d’incitamento della folla, in gran parte costituita da familiari degli atleti. Gli abitanti della città erano disinteressati alla manifestazione, ma del resto, che dire delle nostre maratone?

foto 2La mia esperienza personale è stata eccezionale, praticamente non ho sbagliato niente. Ho avuto fortuna con l’ albergo, situato a non più di 300 m dal traguardo, con conseguente ritorno per la doccia e qualche minuto di relax, ma solo per poco tempo poiché dovevo far contenta anche la Signora e continuare la visita alla città. Il tempo è stato clemente, la maratona fatta con un compagno di viaggio ed un esordiente di 33 anni, cui penso di aver dato un contributo importante per la realizzazione del suo sogno.

L’abbraccio tra padre e figlio, pieno di commozione per entrambi sotto lo striscione d’arrivo, è stata una medaglia più bella di quella guadagnata con la maratona. Un neo l’ho trovato, in quanto non si consegna un sacchetto con acqua, banana e medaglia insieme; io stavo per lasciare tutto, perché non mi ero accorto della presenza di quest’ultima e così han fatto in molti. Ho pensato che forse problemi religiosi impedivano il classico gesto dell’incoronazione da parte delle “miss”, ma perdere questo momento per me molto gratificante è stato un peccato. Il diploma rilasciato subito, molto bello, con caratteri d’oro ed argento ha attutito la mia piccola delusione.

L’avventura con Saddam è stata poi l’epilogo di un viaggio fantastico. Giunto in aereo ad Istanbul, non sapevo come fare per raggiungere la città distante almeno 40 km.

La completa ignoranza della lingua e la difficoltà a dialogare in inglese con loro mi metteva in apprensione, poiché l’autobus c’era, ma per arrivare al capolinea avremmo dovuto arrangiarci con i bus locali o tram per poi arrivare all’ albergo, e qui “cascava l’asino!”. Un taxi, che casualmente passava dall’aeroporto, risolse i nostri problemi. Lo guidava Saddam e per tutto il viaggio furono risate e battute pur capendo poco o nulla entrambi. All’arrivo in albergo, lui si offrì di riportarci per il ritorno ed accettai. Era troppo forte, tre mogli , figli, figlie e di una simpatia unica. La sera avevamo bisogno di cambiare qualche euro ma le macchinette non erano in funzione. Qui ci vorrebbe Saddam, pensai, ma su 18 milioni di abitanti, vai a trovalo, invece era proprio a pochi metri da noi a parlare con degli amici. Saddam!!! Lui si girò e venne incontro ad abbracciarci. Risolse subito la nostra necessità ed in pochi minuti avevamo realizzato ed ad un ottimo cambio. Lo salutammo e subito a letto poiché a breve sarebbe iniziata la solita sfida domenicale con noi stessi.

foto 3La sera dopo, una cena speciale con tanta roba e di qualità superiore era indispensabile. Recuperare l’energie, non tanto per la gara fatta quanto per la seconda maratona “culturale” protrattasi fino alle 9:00 di sera per soddisfare le esigenze ed i desideri delle nostre prime tifose (si fa per dire!) ma incuranti dei nostri acciacchi, crampi etc. etc., era la priorità. Qui ci vorrebbe Saddam! Il pensiero fu più lento dell’azione, lo avevo riconosciuto ancora una volta fra 18 milioni di abitanti a pochi passi da me. Mi venne in mente il film oscar del mio compaesano Roberto Benigni: “MARIA, BUTTA LA CHIAVE!”. Dopo pochi minuti eravamo in un ottimo ristorante, serviti dal direttore vestito da “Armani”, che con una professionalità unica, senza che noi scegliessimo niente, soddisfò tutte le nostre esigenze. Saddam gli aveva sussurrato qualcosa nell’orecchio e lui aveva annuito. Un tentativo di offrirci la cena fu da me stroncato immediatamente, pena il rimanere al tavolo tutta la sera, impedendo il ricambio dei nuovi avventori. Il conto molto a buon mercato, ma qui non potevo reagire se non con una lauta mancia ai camerieri. La mattina dopo, Saddam alle 7:30 era ad aspettarci fuori dall’albergo per ricondurci in aeroporto, un viaggio di un’ ora, ricco di risate e battute. Antonella mi domandava se capissi quel che diceva ed io le rispondevo di no. Lei mi guardava sbigottita ma non c’era da meravigliarsi, tanto pure lui non capiva quel che dicevo, quindi eravamo pari. Nel salutarci ci disse, e questo lo capimmo bene: “Voi siete miei fratelli e voi mie sorelle e vi ricorderò sempre! Con il braccio fuori dal finestrino, con le lacrime a fior di pelle, si allontanò con l’auto ma rimase con noi col cuore.

Il suo telefono è 053689896, per il prossimo anno chi verrà per la maratona lo usi , è un valido aiuto ed a buon mercato. A proposito, dimenticavo, non si chiama Saddam ma HUSSEIN, e non scherzo! Solo a me ha concesso questa “licenza poetica”.

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