Roberto Algeri, socio del Club di quegli anni e uno dei protagonisti insieme a Beppe di questa storia, era chiamato l’ex autista di Govi per avere per tanti anni scarrozzato, a gratis, William Govi in giro per l’Italia.
Domenica 21 agosto 2005
St. Michael in Lungau (Salisburgo, Austria)_2° Samsonman Marathon
L’eccezione che conferma la regola
Le premesse per una bella maratona c’erano tutte: St. Michael in Lungau, 1000 m di altitudine, è un rinomato centro di vacanze situato in un bacino soleggiato e protetto dai venti.
Anziché in direzione Padova, sabato mattina alle 7.30 parto da Bologna con Renzo Pancaldi verso Lumezzane (BS), dopo aver raccolto qualche minuto prima il grido di dolore, sotto forma di accorato SOS telefonico, dell’Incommensurabile Beppe, rimasto improvvisamente in panne per aver confuso gasolio con super al distributore del carburante. Prima di Udine ci ritroviamo con altri cinque amici: il focoso Lorenzo Gemma, l’ex autista di Govi Roberto Algeri, la tosta Marina Mocellin, Gianni Pirazzoli (cui spetta il merito – o il demerito? – di aver scoperto questa maratona) e l’onnipresente Vito Piero Ancora. Nuvoloni neri si affacciano all’orizzonte ma non spaventano nessuno. Superiamo a 130 km/h il confine a Tarvisio ed eccoci in Austria. A Villach abbandoniamo la direttrice Klagenfurt-Graz-Vienna e ci dirigiamo verso nord in direzione Salisburgo. 50 km dopo siamo arrivati.
Sabato pomeriggio tutto OK. La Gasthaus è accogliente e a buon mercato: ci sistemiamo in camere singole con doccia e prima colazione alla modica tariffa di 22 €/cad. Al Palazzo Comunale ove si distribuiscono i pettorali gli addetti sono molto efficienti e gentili, compreso una bella organizzatrice bruna ammiccante che ti fa pure l’occhiolino. Beppe distribuisce i soliti santini con proprie foto e gesta, questa volta in maniera disinteressata senza chiedere nulla in cambio: domenica scorsa, alla impegnativa BergMarathon di Kainach, aveva ottenuto in contropartita di anticipare la partenza di un’ora, domani invece partirà con tutti gli altri, in considerazione del percorso sostanzialmente piatto che, almeno sulla carta, non presenta eccessive difficoltà. Dopo un lauto pasto a base di pizza, verdure e birra a volontà, si va a nanna. Inizia a piovigginare, ma per ora sono solo timide goccioline.
Domenica mattina il cielo è plumbeo e piove. Il torrente Mur che scorre sotto la finestra della Gasthaus è minaccioso. Alla partenza troviamo altri italiani, fra i quali Luciano Bigi proveniente da Salisburgo (che arriverà 2° assoluto). Alle 10:00 in punto il via: scattano sotto la pioggia 38 maratoneti insieme a quelli della mezza e della 10 km. Dopo qualche minuto, ad eccezione di Marina e Beppe, tutti gli altri sono davanti, compreso Vito Piero che seguo con lo sguardo e medito di raggiungere con uno scatto imperioso. Al 4° km mi supera una bella podista locale e, non essendoci sotto la pioggia panorami e paesaggi da urlo da ammirare, accelero per accodarmi, in maniera da poter almeno contemplare qualche graziosa rotondità.
Al ristoro del 10° km belle-chiappette vira a destra e non ci penso due volte a virare verso destra anch’io. Vito Piero è scomparso; mi viene il vago sospetto di avere sbagliato strada e star tornando verso St. Michael, ma belle-chiappette calamita sempre la mia attenzione. Dieci minuti dopo appare improvvisamente la inconfondibile sagoma ciondolante di Beppe che mi viene incontro e l’incanto finisce. Osservo un po’ a malincuore belle-chiappette che se ne va e lentamente torno sui miei passi insieme a Beppe. Nuovamente al ristoro del 10° km, con l’attenzione non più calamitata su rotondità femminili, scopro che, oltre alla freccia della mezza che indica di virare verso destra, seminascosta fra le fresche frasche, c’è la freccia della maratona che invita a girare in direzione opposta. Maledicendo la mia sbadataggine ma anche gli organizzatori (frecce segnaletiche mal posizionate, segnali chilometrici soltanto ogni due chilometri, e mancanza di addetti nei punti chiave) cosciente di essere ormai buon ultimo insieme all’Incommensurabile Beppe e senza più stimoli, medito il ritiro. Per qualche minuto vado di passo, poi l’istinto del supermaratoneta prevale e, anche senza più velleità agonistiche, ricomincio a correre.
Distanzio Beppe ma dopo pochi km lo aspetto perché c’è un incrocio non segnalato. Confortato dalla sua sicurezza sulla direzione da seguire, ricomincio a correre. Piove, a tratti diluvia, ho brividi di freddo e il traguardo è ancora lontano. Se fosse una bella giornata la maratona sarebbe godibile, quasi tutta su stradine di campagna e piste ciclabili immerse nel verde, ma con la pioggia battente il paesaggio è allucinante. Il silenzio è assoluto, l’ambiente cupo, desolato ed ostile. Mentre gli abitanti del luogo se ne stanno tutti rintanati in casa al calduccio davanti al caminetto, noi, supermaratoneti sfigati, corriamo sotto la pioggia e al freddo in lande deserte, fra prati verdi immacolati e monti coperti di conifere. Sfogo la mia collera profanando la verginità del territorio: una gigantesca, fumosa e maleodorante parte di me lasciata a bordo strada in segno di rabbia e contrarietà. Mi raggiunge nuovamente Beppe, di nuovo accelero e scappo via. Al 20° km la strada termina contro un cancelletto provvisto di due strette aperture laterali che permettono il transito solo a chi è dotato di tecniche da contorsionista. Aspetto Togni e mentre decidiamo sul da farsi, ci raggiunge Roberto Algeri. Anche Roberto, partito a razzo e sbagliato percorso al famoso 10° km, si è reso conto solo molto tardi di non essere sulla retta via. Consigliati dall’esperto Beppe, dotato di un ottimo senso di orientamento, decidiamo di oltrepassare il cancelletto, cosa che con qualche contorsionismo è presto fatta.
Ricominciamo e correre e nonno Beppe resta inesorabilmente indietro. Con Roberto proseguiamo praticamente insieme aspettandoci l’uno l’altro per prendere difficili decisioni ad ogni bivio poco chiaro e ridendo sulle disgrazie di questa disgraziata maratona. Risate a crepapelle ai ristori dal 30° km in poi: transitati i primi della classe, gli addetti dell’organizzazione non se la sono sentita di ammalarsi sotto la pioggia per quattro gatti sigati ritardatari. Lasciati, bontà loro, sotto il diluvio alcuni bicchieri d’acqua piovana e banane ormai spappolate che fanno leggermente schifo, hanno tutti abbandonato le loro postazioni. Verso il 32° km altro bivio con l’ennesimo grande quesito esistenziale: occorre andare dritti lungo la pista ciclabile verso il bel castello di Mautendorf che si intravede in lontananza, oppure deviare a sinistra in un sottopasso stradale percorso da auto e camion impazziti? Sembrerebbe logico prendere la direzione del castello, ma in un eccesso di zelo chiedo all’unico pellegrino del luogo incontrato per strada inzuppato dalla testa ai piedi “Wo St. Michael ist”. La risposta è inequivocabile: occorre dirigersi verso il sottopasso. Giù allora, zigzagando fra auto e camion fino ad una lunga strada carreggiabile dritta come un fuso, con a sinistra la ciclabile per i maratoneti, dove finalmente ritroviamo l’agognata segnaletica con la scritta “Marathon”. Al 34° Roberto, intravedendo una cittadina che potrebbe essere St. Michael, suona la carica. Sono passate solo 4 ore e 10 e gli segnalo che è troppo presto, non possiamo essere già arrivati. Ma Roberto insiste, ha intravisto un campanile uguale a quello di St. Michael e questo gli basta. Scatta a sinistra e presto è solo un puntino all’orizzonte. Io invece me ne vado trottando verso destra alla frenetica andatura di 8 min/km camminando e correndo solo per bruciare qualche caloria in più e scaldarmi un poco. Ben presto è chiaro che la Santa cittadina in lontananza non era St. Michael ma St. Margarethen. Mezzora dopo ricompare dietro di me un puntino all’orizzonte, che poco dopo si materializza di nuovo in Roberto, demoralizzato e con la faccia tipica di chi ha in odio tutti i Santi dell’Universo. Tagliamo il traguardo insieme in 5h18’, con diversi km percorsi in più oltre i canonici 42,195. Dopo circa 20 minuti, in 5h38’, termina la sua fatica anche l’Incommensurabile Beppe. Dotato ancora di un eccezionale senso di orientamento e nonostante quasi 80 anni suonati, ha azzeccato tutti i cambiamenti di direzione pur correndo in solitudine per metà del percorso. Anche questa volta una bella coppa per la vittoria della classifica di categoria andrà ad arricchire la ricca collezione di trofei conquistati con merito in carriera.
Non è ancora finita perché manca Marina che non arriva ed è data per dispersa. Mentre l’organizzazione è intenta alle premiazioni, insistiamo perché qualcuno vada a cercarla: finalmente partono tre auto con alla guida altrettanti scout esperti del territorio. Gli amici sanno bene che Marina è una tosta, ma qui siamo in Crucconia e anche le toste potrebbero avere qualche sbandamento od essere vittima di predoni. Mentre guardiamo con poche speranze verso valle, Marina compare da monte, fresca e sorridente. Dopo aver sbagliato spesso il percorso ed essere tornata ogni volta sulla linea di partenza, tosta più che mai, è sempre ripartita, terminando, non si sa come e per quale strada in 6h10’.
Nonostante le maratone dell’area tedesca siano in genere organizzate nei minimi dettagli, precise come un orologio svizzero e non lascino mai nulla al caso, questa di St. Michael sarà ricordata come l’eccezione che conferma la regola. Ci resterà il ricordo di una maratona con ottime potenzialità inespresse, causa la pioggia torrenziale che ha investito l’intera regione: voto positivo per la bellezza dei luoghi attraversati, la gentilezza della gente, il modico prezzo d’iscrizione (20 €) e le docce con acqua calda a 100 m dall’arrivo. Voto pesantemente negativo per l’esiguo numero dei partecipanti, la segnaletica inesistente e i ristori non presidiati.
Post Scriptum. Rientrati in Italia, mentre viaggiavamo verso casa Togni a Lumezzane, ha telefonato mia moglie per rendermi partecipe dell’Evento: mentre vagavo per le lande desolate del Lungau sotto la pioggia, a Bologna mia figlia Claudia ha dato alla luce un bel nipotino. Si chiama Alessandro che certamente Magno ancora non è. Sarebbe dovuto nascere fra una quindicina di giorni ma a quanto pare ha avuto fretta. Mi ci vorrà del tempo per realizzare di essere diventato nonno.


