Ci mancherai. Ti ricorderemo per il tuo primo posto nella classifica sociale, ma specialmente per la tua umanità, generosità e per essere stato il nonno di noi tutti. Ogni volta che qualcuno ti faceva un favore hai sempre ricambiato. Non hai mai profittato del tuo ruolo di primo della classe e ovunque tu andassi non hai mai cercato condizioni di favore. Come il nostro caro amato Presidente Sergio Tampieri, ti sei sempre contraddistinto per la tua dignità. Riposa in pace.
Sabato, 12 agosto 2006
Kainach (Graz, Austria) – 18° Kainacher BergMarathon
Un freddo da morire (Beppe Togni’s Show n. 2)
Inizio riportando alcuni brani della cronaca dello scorso anno, intitolata “Beppe Togni’s Show”:
…… Sabato sera a Kainach mi ritrovo con altri otto supermaratoneti mai sazi di maratone neppure in agosto: saluti e baci in ordine alfabetico a Roberto Algeri, Vito Piero Ancora, Adriano Boldrin, Francesco Capecci, Lorenzo Gemma, Natalina Masiero, Marina Mocellin e all’incommensurabile Beppe Togni ….. Domenica mattina Beppe scatta alle 8,00 fra gli applausi dei locali ….. Alle 9,00 la partenza dei comuni mortali ….. Arriva Beppe, ed è il trionfo: sotto i tendoni predisposti nella zona del traguardo tutti applaudono con sincerità il piccolo grande uomo giunto da uno sconosciuto paesino della campagna bresciana a onorare la BergMarathon con la propria presenza ….. Dulcis in fundo, Beppe, ormai cittadino onorario di Kainach, è premiato con una maglietta speciale superlusso e, in rappresentanza del nostro gruppo di italiani, riceve dagli organizzatori una grande cesta di prodotti locali al grido di Viva l’Italia”.
Quest’anno qualcosa è cambiato
Quest’anno il gruppo dei supermaratoneti è più risicato: non timbrano il cartellino il Macho Adriano, in tutt’altre faccende affaccendato, e Lorenzo, in procinto di sbarcare in Libano nell’ambito della peacekeeping. Sono del tutto cambiate le condizioni meteorologiche: nel 2005 qualche nuvola, oggi pioggia a tratti torrenziale e, in quota, freddo da morire.
Chi ben comincia…
Venerdì mattina con tre auto cariche di maratoneti ci ritroviamo al parcheggio di Padova Zona Industriale. Provenienti da Bologna, mia moglie ed io; da Modena, Roberto Algeri con Nonno Beppe e Natalina caricati a Verona; da San Benedetto del Tronto, Francesco Capecci con Marina e Vito Piero presi a bordo a Bologna. Roberto, che desidera risparmiare la sua Station Wagon nuova fiammante, sale nella mia Punto insieme a Natalina. Beppe trova posto nella fuoriserie di Francesco.
Al momento di partire, il fattaccio: Francesco non trova più il borsello contenente documenti, telefonino ed altro ancora. Sparito, perso o rubato, non si sa dove, come, quando e perchè. Anche Marina che, accanita lettrice di libri gialli, possiede indubbie capacità logico-analitiche, non riesce a dare spiegazioni. Conclusione: Francesco, con il morale a pezzi e distrutto psicologicamente, senza patente non può guidare. Così, per il bene comune e suo malgrado, il povero Roberto deve sacrificare la Station Wagon nuova fiammante e caricare Marina, nonno Beppe e Francesco. A me toccano Natalina e Vito Piero.
Spiccioli di gloria per il Grande Vecchio
Dopo una breve sosta a Klagenfurt per visitare il mercato internazionale delle ceramiche che si tiene ogni anno nella Neuer Platz, ripartiamo per Kainach. Beppe ha fretta di arrivare: quest’anno sul volantino della corsa campeggia il suo primo piano mentre alza la coppa verso il cielo e il Nonno sta già pregustando nuovi festeggiamenti. Ci sistemiamo all’Ostello della Gioventù di Köflach, a 10 km da Kainach. Fra tanti baldi giovani ospiti dell’ostello, spicca il nostro gruppo di adolescenti birichini, formato da un 40enne, tre 50enni, due 60enni e un 80enne.
A sera, nel capannone predisposto dall’organizzazione, grandi libagioni a base di birra, spaghetti alla bolognese e alla carbonara (o presunti tali). Beppe, già cittadino onorario di Kainach, è festeggiato con tutti gli onori: sale sul palco, parla solennemente al microfono in tedesco fluente, ringrazia e riceve applausi.
BergMarathon
Come già lo scorso anno, per facilitare il rientro a casa del nostro gruppo, Beppe Togni ottiene il permesso di partire un’ora prima. Alle nove in punto scatta insieme ad un indigeno locale, mentre il fotografo dell’organizzazione immortala la scena. Piove, piove e piove, “e il cielo è sempre più bluuu”, pardon, e i nuvoloni sopra di noi sono sempre più neri. Un’ora dopo partono tutti gli altri. Prendo in giro per l’eccessiva prudenza Marina e Natalina, tutte infagottate dentro pesanti k-way e riconoscibili (con difficoltà) solo dalla voce.
Contrariamente alle mie abitudini e per non iniziare la maratona già fradicio, mi convinco a dar retta ad una vocina in fondo al cuore e ad indossare un leggero k-way anch’io, pronto a togliermelo non appena la circolazione sanguigna sarà a regime. Dopo qualche km siamo già con la lingua di fuori. Riprendo in salita Roberto e Vito Piero, che essendo padani doc o naturalizzati tali, hanno poca dimestichezza con le pendenze alpine. Mentre Marina, stratosferica più che mai, si allontana sempre più e diventa imprendibile, raggiungo l’altra rappresentante del gentil sesso, Sora Natalina da Padova. Francesco Capecci veleggia nelle retrovie, con la testa al borsello sparito e poca voglia di correre. Al 15° km la situazione precipita. Siamo ormai ad un’altitudine di 1.700 m e la pioggia è fredda ed insistente. Ho le mani gelate e, pur completamente incernierato dentro San K-Way, ho un freddo cane. Mi chiedo cosa sarebbe successo se avessi lasciato il k-way a valle e ringrazio la buona stella per aver dato retta alla vocina in fondo al cuore. Piove a raffiche e a seconda della direzione del vento mi si gela la parte sinistra del volto oppure quella destra. Le dita delle mani hanno perso la sensibilità e, con la faccia gelata, non riesco ad articolare una sillaba. Non si vede un tubo e, insieme a Natalina, cerchiamo di non perdere di vista due ragazzi viennesi (Edgar e Magdalena) molto sicuri di sé e della direzione da seguire. Scortato dalla bella Magdalena dimentico per un po’ le mie pene inseguendo impossibili fantasie ….. Improvvisamente sento Natalina lamentarsi e mi rendo conto che ci siamo persi. Da circa dieci minuti i segnali gialli della BergMarathon non si vedono più e Edgar allarga le braccia sconsolato. Tornare indietro è impossibile ed andare avanti è un azzardo. Tutt’intorno è nebbia fitta, pioggia, gelo e desolazione. Per la prima volta in vita mia mi assale un senso di sconforto e di impotenza che ben presto si trasforma in angoscia. Tremo tutto e fatico a respirare. Ce la farò stavolta? Rivedrò i miei cari? Arriviamo in cima ad un cucuzzolo sul quale è infissa una grande croce di legno. Pur ateo da sempre, mi aggrappo alla possibilità che esista un Essere Superiore al quale poter rivolgere una preghiera di salvezza. Dopo un’altro quarto d’ora drammatico il miracolo si avvera: San Edgar e Santa Magdalena ritrovano i segnali gialli e la retta via. Al 18° km, lungo un tratto in discesa sassoso e difficile, scorgiamo due addetti dell’organizzazione che sorreggono un povero vecchietto sfinito: è Beppe Togni avvolto in due coperte da campo, semiassiderato ma vivo. Con molta dignità non si lamenta di nulla e ci invita a proseguire senza pensare a lui perché ormai è in buone mani. Lo scorso anno l’avevo ripreso al 30° km. Per essere ancora lì, il poveraccio avrà sofferto le pene dell’Inferno. Verso la mezza ci raggiungono in discesa Roberto e Vito Piero. Roberto ce l’ha col mondo intero, ma più di tutti inveisce contro l’organizzazione, per aver inventato questa maratona bestiale. Sempre protestando e non vedendo l’ora di tornare alla sua amata pianura padana, accelera e se ne va. Ormai il peggio è passato. Sempre sotto la pioggia ma con un freddo meno cane, affondando nel fango fino alle caviglie e cadendo per terra diverse volte, i chilometri passano veloci. Nonostante il freddo e la pioggia battente, gli addetti ai ristori sono sempre al loro posto, pronti a confortare i maratoneti ed ad offrire cibo e bevande. Raggiungiamo Sabine, bella maratoneta locale con la quale avevo corso la maratona dello scorso anno insieme ad Adriano Boldrin. Mi riconosce e mi chiede del Macho, molto delusa quando le annuncio che questa volta non è presente (ma che je farà Adriano a ‘ste donne!). Ad un certo punto Natalina e Vito Piero producono un allungo poderoso e scompaiono. Passata mezzora, dopo una curva sorprendo Vito Piero nell’atto di tirare su le mutande a Natalina. La quale, tutta rossa in viso, si giustifica balbettando che, con le mani intirizzite e senza sensibilità, ha dovuto chiedergli aiuto per ricomporsi dopo aver fatto pipì ….. Sarà! Senza più inconvenienti e con la temperatura che si va normalizzando, tagliamo il traguardo alle 16,40 dopo 6h40’ di avventure e peripezie.
Tutto è bene quel che finisce bene
All’arrivo ci informiamo sulle condizioni di Beppe Togni: è stato portato con l’autoambulanza all’ospedale di Graz, si è ripreso e sta bene. Sarà dimesso quanto prima, ma pare che Beppe, invaghitosi di una bella infermiera, non abbia nessuna fretta di lasciare l’ospedale e tornare a casa. La fretta non si addice a nessuno, ci aspetta una bella doccia calda e altre ricche libagioni a base di birra, spaghetti alla bolognese e alla carbonara, musica, ricchi premi e cotillon. Recupero all’ostello la dolce metà che, ignara delle vicissitudini capitate al marito, ha trascorso la giornata sotto la pioggia a fare shopping per le vie di Köflach. Aspettando Beppe che dicono essere sulla strada del ritorno, ci rilassiamo e fraternizziamo con la gente del luogo, allegra e estroversa. Marina e Natalina ricevono premi per essere arrivate prima e seconda di categoria e il nostro gruppo vince una confezione di dolci e prodotti locali. Verso le sette di sera dall’autoambulanza scende un Beppe un po’ frastornato, avvolto ancora in una coperte da campo e infagottato dentro un pigiama bianco, scuro in volto per aver lasciato all’ospedale di Graz una bella infermiera della quale si è innamorato perdutamente. Ma si sa, gli amori estivi si dimenticano in fretta, e Beppe riprende rapidamente il ruolo dell’Incommensurabile. Si riveste, si riassetta e con il physique du rôle di sempre anzi di più, si presenta sul palco per ulteriori spiccioli di gloria: riceve una bella coppa d’argento fra gli applausi e gli auguri dei presenti e promette che nel 2007 sarà ancora della partita. Anche quest’anno è finita. Parto sotto la pioggia dopo aver ringraziato ancora una volta Edgar e la bella Magdalena per avermi salvato la vita e promesso alla delusa Sabine che farò di tutto per convincere Adriano a tornare da questa parti.
Dulcis in fundo
Oltre al povero Francesco senza più documenti di cui si è detto, anche Roberto ha un diavolo per capello. Non vede l’ora di fare ritorno all’amata pianura padana e giura che a Kainach mai più: la Station Wagon lasciata al parcheggio non è più nuova e fiammante come prima perché qualcuno in manovra gli ha fracassato un fanalino e gibollato una fiancata. Si calma solo in parte quando trova un bigliettino con il numero di telefono del colpevole. Sportliche Grüsse e Buone Maratone a tutti.



