Tutto era cominciato nove ore prima come di rito con la messa solitaria nel Duomo di San Gimignano che sovrasta il vociante drappello dei partenti. Un anziano sacerdote claudicante officia un’algida funzione tra gli splendidi affreschi di Bartolo di Fredi, Lippo e Memmi ispirati ai canoni del grande Senese Simone Martini. La giornata fuori e grigia ma nella magnifica volta a crociera dipinta di blu risplende il sole. Nel Duomo c’è un gioiello del Rinascimento, la Cappella di Santa Fina dipinta da Domenico Ghirlandaio. Tale capolavoro è dedicato alla “santa più cara a San Gimignano la quale, colpita giovinetta da una grave malattia volle giacere per il resto dei suoi giorni su una tavola di legno che, al momento della sua morte, fiorì di viole gialle. Ogni anno, a marzo, le viole di santa Fina fioriscono rigogliose in mezzo alle dure pietre delle torri che costituiscono il celebre profilo della città medievale”.
E qualche viola gialla giù verso Monteriggioni io e il mio fido scudiero Vito Bussa l’abbiamo vista. Che dire di questa 50 km che di cui tanto si è scritto e poetato. Per me è l’alfa e l’omega di molte altre. In questi 5 anni l’ho percorsa come gli occhi lucidi di un pellegrino che sulla francigena si imbatte in tanta bellezza. La prima volta la chiamai la via del Paradiso, https://clubsupermarathon.it/ultramaratone/1270-terredisiena-ultramarathon-via-del-paradiso-2-marzo-2014.html, poi a seguire vissi gli incanti di Mario Luzi e Simone Martini https://www.clubsupermarathon.it/ultramaratone/2118-1-terredisiena-ultramarathon-01-03-2015-viaggio-divino-e-terrestre.html .
E se questo è l’Omega nessuno si ricorderà dell’ultimo dell’ultima corsa.







