Questo territorio si chiama Inishowen (in gaelico irlandese Inis Eoghain), la penisola più vasta d’Irlanda. Fa parte quasi interamente del Donegal, Repubblica d’Irlanda, mentre una piccola porzione fa parte della contea di Londonderry, Irlanda del Nord.
La corsa passa da Capo Malinche, il CAPO NORD irlandese (Malin Head), quindi il punto più a nord di Inishowen e dell’Irlanda.
Ci si arriva attraverso zone selvagge e desolate, scogliere impressionanti e piccole spiagge incastonate tra alture rocciose bagnate da onde di otto metri.
Le quattro maratone si svolgono in senso orario lungo una strada panoramica di circa 100 miglia chiamata, dal nome gaelico della penisola, “100 Inis Eoghain”. Cartelli con questo nome si ritrovano quasi ad ogni bivio.
Ogni mattina si parte da dove si è arrivati il giorno prima. Una comoda navetta trasporta i concorrenti alla partenza. E’ la seconda edizione. 27 partenti, 25 arrivati. Vincitore lo stesso dell’anno scorso, Geoff Smyth, con una media di 3h25min, buona, date le altimetrie che, tranne il secondo giorno, vanno dai 2000 ai 3000 m positivi. L’organizzatore è Harold McGuiness, un vero gentleman che nella vita fa l’architetto e organizza per hobby “Eventi Estremi” anche in bici e Kayak. Harold dà continuamente la sensazione di divertirsi ad improvvisare, invece dietro c’è un’organizzazione meticolosa. Cartelli dappertutto, comprese tutte le miglia, marshal nei punti pericolosi, acqua etc. a domicilio quando la si vuole. All’arrivo, Harold ci offre oltre al pasta Party, dato il freddo, lo “Zuppa Calda Party” in ristoranti\pub panoramici.
Di seguito la cronaca rapida dei 4 giorni.
Maratona 1° giorno – Partenza Maratona da Culdaff nell’entroterra dove alloggio in un B&B. Via per la campagna, percorso semplice e piatto fino al 5° miglio. Poi finisce la pacchia. Tra infiniti “Woah!” sbuco sulla strada costiera, salgo per 2 miglia fino a Ballyharry e le belle coste di Tremone e Kinnego Bay, con alcuni impegnativi saliscendi soprattutto dal miglio 12 al 15 con una quota totale di 1000 m di dislivello solo in questo tratto. Poi si raggiunge la vetta e la battaglia è vinta. Un fotografo professionista mi fa notare che da lassù, in fondo in fondo, si vedono le coste della Scozia, ed infatti è vero! Appaiono sfocate in mezzo alle nubi, ma ci sono. Continuo a fissarle durante la discesa. Si arriva giù alla costa passando attraverso Shrove dove c’è un bellissimo faro con davanti un Pub, e dipinto sulla facciata del Pub un murales che lo ritrae: una bella immagine nell’immagine. Nella bufera d’acqua che si abbatte su di me, arrivo a Greencastle e passo davanti alla locanda del “Papero Ubriaco”, proprio come mi sento io in quel momento galleggiando a zig zag tra i pozzangheroni. Infine le ultime 2 miglia su una strada pedonale costiera nuovissima con ponti, ruscelli, sentieri, disegnati per avere sempre la visuale interrotta e stupita a ogni cambiamento direzione. Si arriva a Moville meritato traguardo. A Moville, 15 miglia a nord di Londonderry, ha la sede lo studio di architettura di Harold, dove in due stanze, nei giorni precedenti, ha allestito un piccolo Expo molto originale tra progetti e tavoli da disegno vista mare. Inoltre a Moville c’è ROSATO’S pub\ristorante, head quarter, di quasi tutti i Runner presenti. Non è gestito da italiani ma ha ottima pasta, oltre al resto…..
Maratona 2° giorno – Partenza da Moville dove si è arrivati il giorno prima. E’ il tragitto più piatto delle 4 Maratone. Però non mi è piaciuto molto perché: pioveva a dirotto che manco si poteva fare una foto, le strade erano molto trafficate, si è passati per Muff che è quasi periferia di Londerry, si sentiva la città vicina, la parte finale più spettacolare sulla costa è stata fagocitata da 2 campi da 18 buche di golf, come spesso accade. Comunque qui, chi poteva ha ottenuto i migliori tempi, Geoff ha impiegato 3h17min. La prima metà del percorso è tutta sull’acqua con la laguna Lough Foyle a sinistra. Si passa per Quigleys Point e Muff, si gira a destra su Bridgend, quindi la strada sale in collina a Letterkenny Burt e Bunfoot e poi, attraverso i campi da golf, sempre su un’altra laguna, si arriva sulla linea del traguardo a Buncrana. Soup party nella Club house del Golf Club.
Maratona 3° giorno – Si riparte da un piccolo ponte dall’altra parte di Buncrana. Il centro principale di Inishowen è senz’altro Buncrana, villaggio dalla forte tradizione culturale dove si svolgono molti festival di musica tradizionale . Si corre salendo su una collina sempre più brulla, seguendo una strada rettilinea che si perde a vista d’occhio, tipo Monument Valley. Si sale, si sale tra il vento e le nebbie per la maggior parte delle prime 8 miglia, poi la strada si impenna su una faticosa erta. La cima è chiamata Mamore Gape, le colline Urris. Incredibilmente si sbuca dalla nebbia. Appare come un’Isola del Tesoro, la baia sottostante. Correndo, si passa davanti a un bel cartello scritto da un bambino. Dice: “Gli Urris sono “amabili” quando esce il sole”. Sono fortunato perché in quel momento la nebbia si dirada. Scendo con ripidi tornanti fino alla costa. Sorprendentemente dopo tanti su e giù il percorso diventa relativamente piatto e attraversa Ballyliffin, Clonmany, Rasheeny, poi gira verso l’interno arrivando a Culdaff.
Maratona 4° giorno – Si riparte da un incrocio 3 miglia a nord di Culdaff. Si attraversa Malin e il suo lungo ponte in pietra sulla baia. Sono le otto di domenica mattina, nessuno in giro, due miglia a nord, adagiata sopra la “spiaggia delle 5 dita,” si vede da lontano una chiesetta solitaria bianca. Uno sfondo verde intenso. All’improvviso sbucano dal nulla decine e decine di auto che in un ordinata processione vanno verso la chiesetta. Quando passiamo vicino, si sente salire nel vento, altissima, l’AVE MARIA di Shubert. E il vento ancora ce la porterà fino a Malin Head, il punto più settentrionale dell’Irlanda. Non ci sono parole per descrivere la luce che abbaglia sulla schiuma delle onde che l’Atlantico porta a frangersi quassù. Per molte miglia non si guarda la strada, solo il mare e forse oltre. Poi si lascia questo spettacolo e si sale ancora una volta su lunghe colline fino arrivare all’ultimo traguardo, peccato!. Grande “celebration” finale con premi e complimenti a tutti. Goodbye EXTREME NORTH.
http://www.extremenorthevents.com/Race/Quadrathon/Quadrathon-B/prod_18.html
Ora chiudi gli occhi, corri nel vento su una delle meravigliose spiagge dorate di Inishowen. Senti queste parole tra i tuoi passi e le onde…
SWEET INISHOWEN
Sweet Inishowen so renowned in story,
Rich in romance over dale and hill,
In Patrick’s day you were Owen’s glory,
And down the ages more glorious still.
Your dark green lanes and heath-clad mountains,
Your sun-kissed summits and golden strands,
Your shady glens and your glittering fountains
Proclaim the wonders of Nature’s hands.
By Foyle’s cool wave or the Lake of Shadows,
I love to linger and rest awhile;
Or in Birdstown Glen or Culdaff’s green meadows
Hear the birds with sweet songs the hours beguile.
Your hills that I love have purple heather,
Where O’Doherty chieftains once held sway.
‘Tis pleasant to sit there in summer weather,
watching the sunset at close of day.
by James Green
http://it.wikipedia.org/wiki/Inishowen
Alcuni Link e Curiosità della zona e del viaggio che occorre fare per arrivarci da Dublino:
Per noi italiani sembra un nome ben augurante, prendendo un piccolo traghetto, davanti a Moville, si arriva in un paesino che si chiama BENONE, con una meravigliosa spiaggia, la Benone Strand, che ha vinto la “Blue Flag” europea. Larga centinaia di yards durante la bassa marea con tuonanti ondate atlantiche, la Benone Strand è popolare per la pesca da riva, soprattutto di spigole.
http://www.beachni.com/beaches/benone-strand/
Famoso e assolutamente da visitare è il Giant’s Causeway, un eccezionale sito composto da circa 37.000 basalti di roccia a forma di esagono che si sono formati, dopo un’eruzione vulcanica, più di 60 milioni di anni fa.
http://it.wikipedia.org/wiki/Selciato_del_gigante
Tristemente ci vengono in mente per i telegiornali degli anni 70, ma Derry è una cittadina davvero suggestiva con le sue case color pastello da cui spiccano le guglie delle chiese e le ripide stradine del centro storico racchiuse nelle splendide mura medievali. La città, soprannominata Stroke City con riferimento al duplice nome Londonderry/Derry, ha vissuto una storia turbolenta e sanguinosa, prima con i numerosi assedi e le guerre con l’esercito inglese, poi con le carestie e le migrazioni in America per evitare le dure leggi britanniche. Ma sono i Troubles (così gentilmente chiamano le tensioni fra la popolazione cattolica e quella protestante) che culminarono nel massacro ribattezzato Bloody Sunday (30 gennaio 1972): durante una manifestazione pacifica per i diritti civili e l’accesso alle cariche pubbliche, la polizia protestante sparò sulla folla inerme uccidendo 13 civili cattolici.
http://it.wikipedia.org/wiki/Derry
Ai piedi delle mura cittadine, si estende il quartiere cattolico Bogside dove si concentrarono le sommosse e gli scontri fra i manifestanti e la polizia protestante. La rigida e grigia conformazione delle case a schiera popolari e operaie unita al clima sommesso e doloroso dato dalla presenza dei murales commemorativi, attribuisce a questa zona un’atmosfera cupa e silenziosa. Bandiere della Repubblica irlandese che svettano in segno di sfida dai balconi e dai tetti così come i pali della luce dipinti con i colori verde bianco e arancione a delimitare quella che è definita la Free Derry. Commovente il Free Derry’s Corner: questo pezzo di muro bianco, che accoglie chi entra nel quartiere, rappresenta il simbolo del Bogside con la sua carica indipendentista e porta scritto “You are now entering Free Derry!. Un tempo i soldati inglesi tentavano di cancellarlo a colpi di vernice, ora è un monumento pubblico intoccabile.
http://it.wikipedia.org/wiki/Bloody_Sunday_(1972)
101 anni fa, il Titanic salpava per la prima e ultima volta dal porto di Southampton, nel Regno Unito, diretto a New York. Era il 10 aprile 1912. Pochi giorni dopo, nella notte tra il 14 e il 15 aprile, sarebbe affondato al largo dell’isola di Terranova. Belfast – la città in cui il transatlantico è stato costruito – celebra l’anniversario con il gigantesco museo interattivo “Titanic Belfast”. La struttura del museo ha la forma di una prua stilizzata e raggiunge la stessa altezza dello scafo del transatlantico originale. Al suo interno, i visitatori possono rivivere, grazie a installazioni multimediali, le atmosfere, i colori e i rumori della nave originaria nel modo più realistico possibile. Nove le gallerie in cui è diviso lo spazio espositivo – quasi tutte immerse in una penombra surreale -, dedicate a vari temi, dalla costruzione al varo fino al naufragio. Perfino le cabine e la grande scalinata centrale – ve la ricorderete nell’omonimo film con Leonardo di Caprio – sono state ricostruite a grandezza naturale. Grazie ad alcune telecamere si può visitare il vero relitto, adagiato ancora oggi 4 chilometri sotto la superficie dell’oceano mentre attraverso un’installazione audio e video si ascoltano le testimonianze dei sopravvissuti. Il percorso museale passa all’interno di ciò che resta dei vecchi cantieri, dove è ancora possibile visitare il bacino di carenaggio – luogo dell’assemblaggio del Titanic – e l’ufficio in cui sono stati ultimati i progetti. Si può anche salire a bordo dell’SS Nomadic, un’elegante nave a vapore che è stata utilizzata per recuperare i passeggeri di prima e seconda classe scampati al disastro. Al quinto e al sesto piano del museo, si pranza nel Titanic Suite, un ristorante dagli arredi che richiamano quelli della nave originale.
Forse non tutti sanno che i Titanic erano due. Infatti, venne costruito parallelamente anche il gemello, l’Olympic, che vagò come uno spettro per i sette mari portandosi appresso la maledizione del fratello, fino a quando, negli anni 40, non venne demolito.
http://www.titanicbelfast.com/Navigation/The-Titanic-Experience.aspx
A Dublino, ospitato in un antico edificio del 1784, c’è il museo dedicato al celebre scrittore James Joyce. Raccoglie ritratti di famiglia, foto dei luoghi frequentati, biografie ed edizioni originali delle sue opere. Anche se non si è appassionati del grande autore, è molto interessante, specie vedere quanto sia diventato un culto il Bloomsday (16 giugno 1904, giorno incui si svolge tutta la vicenda dell’Ulysse). Si prova una certa liberazione scoprendo che non si è gli unici a non riuscire a leggere le sue pesanti opere, non le lesse nemmeno Nora Barnacle, la sua compagna di vita, che addirittura cercò di convincerlo a smettere di scrivere….Si scopre che molti sono appassionati solo a piccoli brani…luoghi…personaggi…. Proprio dei personaggi, c’è l’esposizione dei dettagli biografici di 50 dei 300 su cui l’opera è basata, questi erano cittadini dublinesi realmente esistiti. Da qui parte un tour a piedi “la Dublino di Joyce”, dove ci si ferma nei tanti luoghi citati e l’accompagnatore legge il passo giusto, con molta “enfasi”…..
Per chi ha interessi letterari, a Dublino bisogna veder il Trinity College e il museo degli scrittori irlandesi. Raccoglie la storia della letteratura irlandese con ritratti, manoscritti, lettere e oggetti personali dei letterati e molte curiosità: una rara firma dell’eccentrico G.B. Shaw; la prima edizione di Dracula, di Bram Stoker, pubblicato nel 1897, che vendette più di un milione di esemplari; il piano di James Joyce, che aveva a Trieste tra il 1905 e il 1915; due esemplari di Ulysse pubblicati a Parigi nel 1930; la sedia di Haendel, che utilizzò quando suonò il Messiah; la macchina da scrivere di Brendan Behan (che tirò attraverso la vetrina di un pub in un giorno di sconforto) e la sua tessera sindacale (quando era decoratore-imbianchino); il manoscritto On the Strand Howth di Patrick Pearse; la macchina da scrivere Remington di Patrick Kavanagh e la sua maschera mortuaria; gli occhiali, il vestito nero e il cravattino di Martin O’Cadhain; il vecchio telefono nero, in bachelite, di Samuel Beckett a Parigi, con tasto per escludere le chiamate.
http://www.discoverireland.ie/Arts-Culture-Heritage/dublin-writers-museum/31258
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