Indimenticabile 100 km di Seregno

Poi sono tornato a essere il podista di sempre. Mi aspettava la distanza della maratona per concludere la mia fatica. Il mio sguardo è tornato a fissarsi sul campanile cuspidato del Santuario di S. Valeria, dove si conservano numerosissimi ex voto, e anche io mi sono rivolto alla santa perché mi rendesse più sopportabile il proseguo della gara, ora che le gambe erano stanche. Nella piatta pianura, quell’alto campanile era l’unico mio punto di riferimento ad indicarmi che un nuovo giro stava per essere completato.

foto 2A parte due sottopassi con relative discese e salite, tutto pianeggiante era il circuito di 20 km che attraversava Seregno, Cabiate, Giussano, Verano Brianza e Carate Brianza. In realtà, non ho capito dove finiva una città e dove cominciava l’altra. Cinque comuni immersi in una campagna senza agricoltura, fatta di prati, alberi infruttiferi, assediata da capannoni industriali, supermercati e attraversata da una superstrada. Solo il passaggio nelle strette vie del centro storico di Seregno mi era chiaro. Come poteva non rimanere impresso nella mia mente l’alto pronao classicheggiante della Chiesa di San Giuseppe, la Torre del Barbarossa e, soprattutto, il zig zag tra la folla che aveva invaso il percorso per il passeggio domenicale durante il mio ultimo giro?

In verità, Alberico Di Cecco non mi ha superato soltanto al compimento del mio terzo giro. Il drappello di testa mi aveva doppiato una prima volta già a metà del mio secondo giro. In testa c’era Emanuele Zenucchi, iscritto alla 60 km, cui s’erano appiccicati alcuni fra i più forti concorrenti della 100 km, fra i quali ho riconosciuto, per la lunga barba, Pietro Colnaghi. Poco più indietro, sornione, il futuro vincitore.

“Proprio come lo scorso anno, con gli stessi protagonisti e stesso andamento di gara!”, ho mormorato fra di me. “E’ imprudente reggere il ritmo di Emanuele Zenucchi. Non hanno imparato niente! Scoppieranno! A vincere sarà Alberico Di Cecco che insegue, come lo scorso anno vinse Francesco Milella che inseguiva e che quest’anno non c’è”. Poi, ritenendo improbabile che la storia non avesse insegnato niente ad atleti di indiscusso valore, ho avanzato l’ipotesi che Emanuele Zenucchi fungesse da lepre. Una lepre ben al di sopra dei loro mezzi!

foto 3E venne il redde rationem del 70° km, che rappresenta per la 100 km ciò che il 30° km è per la maratona. Tutti quelli che si erano aggrappati a Emanuele Zenucchi erano caduti lungo la strada come birilli. Alberico Di Cecco si trovò solo, con gli immediati inseguitori ad oltre un’ora di ritardo, andando a vincere la medaglia d’oro su quello stesso circuito che, nel 2012, lo aveva visto conquistare la medaglia di bronzo nel campionato mondiale. Al 2° posto Valerio Conori 7:26:24, al 3° Marco Lombardi 7:31:10. Fra le donne 1^ Barbara Cimmarusti 8:13:03, 2^ Cristina Pitonzo 8:15:03, 3^ Emanuela Tonetti 8:34:12.

A me la crisi è giunta al 76° km. Si è disidratati e non si ha sete, si è a digiuno e non si ha fame, si ha freddo e si suda, mentre la mente volge al pessimismo. E’ il momento in cui bisogna mettere un freno ai pensieri negativi che scalpitano a briglia sciolta, e pensare positivo: le crisi vengono e se ne vanno, prendono anche gli altri e non solo te, il fresco corroborante del tardo pomeriggio e della sera fa miracoli.

Ho tirato avanti. La crisi mi ha fatto perdere, però, la speranza di concludere sotto le 12 ore e non mi sono impegnato più di tanto nell’ultimo giro. Ho concluso in 12:10:56, abbondantemente sotto le 13 ore concesse nel campionato italiano.

Dicono che gli iscritti siano stati 226, i partenti poco meno, i classifica 136, dei quali solo 120 entro le 13 ore.

La 100 km è una gara durissima e antifisiologica. Fa male ai muscoli, ai tendini, al cuore e alla pelle. A fine gara, tutti promettevano a se stessi che non ne avrebbero fatte più. Sono certo che li vedrò al Passatore, una 100 km più massacrante di quella della città lombarda.

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