Infelice come una Pasqua

I primi dieci anni di vita nei quali i miei genitori lavoravano a Pasqua e spersi nelle risaie del novarese al massimo c’era in tavola la per noi la famosa “Agna Muda” un anitra muta con cui fare un succulento risotto e un abbondante secondo niente dolci o antipasti perché “facevano male”. Per il resto era un giorno come un altro con po’ di vacanze in più. Se mi chiedeste se fossi felice, vi direi di no anche perché quel risotto era pesantissimo.

Per trent’anni ho passato la Pasqua in Val d’Aosta sempre coi gli sci ai piedi. Varie ere trent’anni sono lunghi da passare, ma da principiante a maestro anche dei figli e poi escursionista evoluto, ricordo la Pasqua come la fine stagione obbligatoria della pista e l’inizio della fuga nelle vallate misteriose con le pelli di foca nel silenzio e lo stupore delle alte vie, lasciando dietro solo tracce sinuose e walzer solitari su dune di zucchero. Tanta fatica ma senso di libertà e felicità impagabile.

Per altri dieci anni la Pasqua è stata associata a lunghe gite in bici partecipando a granfondo a randonee o semplicemente andando a fare un tour da qualche parte d’Europa magari per sbirciare una corsa classica o una città. Le ricordo con affanno perché ero a rimorchio di gente che veramente andava e che non ti lasciava mai recuperare. Un modo stressante per cui quelle Pasque passavano via in un attimo e la felicità non c’era.

Gli ultimi dieci anni li ho passati a maratonare nel senso migliore del termine che è zingarare. Si perché la Maratona è veramente sentirsi libero come uno zingaro e divertirsi come nelle zingarate di “amici miei”. Niente bici da portare, niente traffico, niente sci, niente stagioni o nuvole da temere. Queste le mie ultime Pasque o Pasquette. Nel 2011 ad Albi nella Douce France, nel 2012 ai Giardini Margherita l’ultima Maratona Bolognese bella invenzione di Gianfranco, nel 2013 la prima edizione della Unesco da Aquileia a Cividale col Leòn de Venessia Boldrìn, nel 2014 a Lanciano una Eco maratona in uno strano Canyon inventata dal geniale Enrico Vedilei, nel 2015 con Christian Hottas in uno dei suoi luoghi sperduti una ferrovia abbandonata ad sud di Amburgo, 2016 altro… , 2017 sempre Amburgo su un percorso Aereo in una passerella attorno a dei grattacieli che avrebbero da lì a poco demolito(Post-Pyramide), 2018 Londra per l’expo e la maratona… , 2019 nella pace della fonte di Santa Susanna a Rieti. Chiedimi se ero Felice ti dico di sì. Perché ogni Pasqua era una vera zingarata totale come diceva Claudio Lolli: “Ma ho visto anche degli zingari felici corrersi dietro, far l’amore e rotolarsi per terra. Ho visto anche degli zingari felici in piazza Maggiore a ubriacarsi di luna, di vendetta e di guerra”.

 

Nei prossimi anni chissà? Nel complicato 2020 se la felicità è donare e organizzare per gli altri oggi ci sarebbe stata la mia 105 esima gara organizzata la Maratona della Madonna del Sasso. Ma grazie a Juan domani si parte lo stesso per quella virtuale attorno al Lago Dorato. Una parte di gioia rimane in una infelicità cosmica. Il ritmo delle scarpe non è lo stesso sul tapis Roulant. Il mondo, quello costruito e abitato da noi maratoneti, si è fermato. Si è fatto silenzioso come Milano di notte. Anche se non ho mai capito perché di notte le ambulanze devono tenere le sirene accese se non c’è in giro neanche un fantasma. Sembra un sinistro avvertimento come il campanellino dei monatti o l’avviso per i bombardamenti.

Qui a Milano ho messo due isole di San Giulio sopra il mio tapis roulant e così raddoppio il “piacere e la felicità” in quest’anno che sarebbe dovuto essere tutto doppio: 2020, 20in20 e aspetto il via sveglio alle 9 precise. Fuori dal bunker si vedono gli scoiattoli padroni del parco. Gli abitanti di Milano impauriti dalle tristi “grida” del governator Fontana tengono anche le finestre chiuse e il silenzio Pasquale potrebbe essere il silenzio degli agnelli. Mio cugino che abita a Barengo il paese delle cicogne dice che da giorni girano in tondo, altissime nel cielo, come se non volessero più scendere, dicono i vecchi che non è bello. Forse sono spaurite dal silenzio e da nessuno in giro.

Sul lago adesso la sera c’erano le rondini che al tramonto erano padrone del cielo. Adesso potranno fare le loro picchiate nei cortili deserti e nelle discese che vanno verso la riva. Mio papà che coi suoi 85 anni si è isolato in alta montagna, dice che i caprioli sono tornati i veri padroni del boschi e dei sentieri e le volpi non han più bisogno di esser furbe.   La natura è libera e noi siamo rimasti prigionieri nelle nostre case. Si questa vita è imprevedibile al di là delle più azzardate e complesse previsioni degli esperti, di poeti e menestrelli.

Buona corsa domani e per ricordare questa brutta Pasqua ribalterei la frase finale del film: ”Viaggio in Inghilterra”:

IL DOLORE DI OGGI FA PARTE DELLA FELICITA’ DI DOMANI

 Tapis roulant

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