Vengo da Kishinev in Moldavia e vivo a Milano da 11 anni, dove ho dovuto riprendere gli studi perché la mia laurea moldava non è riconosciuta. Sono operatore sociosanitario e volontario sulle ambulanze.
Correvi già in Moldavia o hai iniziato qui?
In Moldavia mi occupavo di altri sport, in special modo nuoto, calcio per amputati e karatè. A correre veramente ho iniziato con gli Urban Runners.
Visto che ha menzionato il calcio per amputati, diciamo che Constantin è disabile egli stesso, avendo una gamba amputata sotto il ginocchio. Cosa cambia questo per te nel tuo approccio con la corsa?
Direi niente. Mi sento normale, come gli altri.
Però questo percorso è complicato, c’è l’asfalto ma anche o sterro, le radici, i sampietrini, la salita… Non trovi maggiori difficoltà?
Tutti abbiamo difficoltà nella vita quotidiana. I primi due giorni ho sentito di più le difficoltà del terreno perché usavo la protesi da corsa, che non dà la giusta sensibilità su sterrato. Il terzo giorno ho provato senza protesi e con le stampelle, ma è andata peggio perché non sono più abituato a usarle. Allora ho deciso di usare la protesi da cammino e finalmente credo di aver trovato la soluzione giusta. Se fosse tutto asfalto, potrei arrivare sotto le 3 ore nella mezza maratona.
Qual è il tuo personale nella 21Km?
2.45.00.
E La maratona l’hai corsa?
Ne ho corse 5, due con le stampelle e tre con la protesi. La prima volta a Milano nel 2015 mi sono dovuto fermare al ventottesimo km; a Venezia mi hanno fermato perché fuori tempo massimo. Però, vista la mia testardaggine ho riprovato a Firenze, e l’ho finita in 6.23.00, di cui 21 corsi con la protesi e la scarpa, e i successivi 21, viste le vesciche provocate dalla scarpa, scalzo e con le stampelle. L’anno successivo ho conosciuto gli Urban Runners e ho terminato sia la Stramilano che la Milano Marathon. Infine ho corso nel mio paese, dove ho fatto il mio personale in 5.59.00. Quest’anno a Milano ho scelto di non correre la Maratona ma di fare la corsa di beneficienza.
Qual è il tuo obiettivo qui alle 10 in 10?
All’inizio ero incerto tra maratona e mezza, poi, visto che è la prima volta, ho deciso per la mezza e spero davvero di finirle tutte e 10, non so come spiegarlo, ma mi sento ogni giorno più leggero!
Sei davvero un uomo tenac, e forse ciò è dovuto anche alle tue esperienze dolorose. Ti va di parlarci dell’incidente che ha portato all’amputazione dell’arto?
Nessun problema. Ero un bimbo di due anni e mi piaceva andare sul mio cavallino a dondolo di legno. Un giorno sono caduto, riportando una microfrattura, che però andava a incidere nella zona di crescita dell’osso, impedendo l’allungamento della gamba. Così mi hanno applicato l’apparecchio di Lizarov (di cui includiamo un’immagine, NdR), che consiste nel tenere in trazione l’arto infilando dei chiodi nella gamba. Ogni 6 mesi la trazione veniva interrotta e l’osso veniva nuovamente rotto. E così via per un totale di 34 operazioni. Purtroppo l’osso si è molto indebolito, il muscolo si è atrofizzato, io ero stanco dopo tutte quelle operazioni e ho accettato l’amputazione, che è avvenuta 20 anni fa.
Ora mi sento normale, soprattutto perché ho tanti amici, come quelli degli Urban Runners, che, grazie a Giusi Versace, mi hanno fatto avere la protesi da corsa, che per me è come una Ferrari. Così vorrei tanto ringraziare Giusi Versace e gli Urban Gianluca, Valentina e Stefano.
Ringrazio anche di cuore il Presidente del Club Supermarathon e tutta l’organizzazione di questo magnifico evento.
Inutile dire che siamo noi a ingraziare Constantin, che ci ha dato una bella lezione di vita, oltre che di perfetta integrazione nella nostra società. Gli auguriamo tutta la fortuna che merita.
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