IV MARATONINA CITTA’ DI BARLETTA

Dato per scontato lo spirito di dedizione, abnegazione e la saldezza di nervi che l’organizzazione di ogni gara comporta, due sono state le scelte che si sono dimostrate vincenti per l’Atletica Disfida di Barletta, società organizzatrice:

1) L’aver intessuto ottime pubbliche relazioni, partecipando in massa a tutti i criterium regionali (facendo man bassa di punti): a Vieste, dove qualche settimana fa s’è corsa la prima edizione, dei circa 150 concorrenti che sfrecciavano sul magnifico lungomare, circa la metà provenivano dalla Città della Disfida. Motivo per cui ben 118 Società hanno sentito il dovere di ricambiare.

2) L’aver investito tutte le risorse sugli amatori. Da quando la corsa è diventata un fenomeno di massa, non si richiede un alto quoziente intellettivo per capire che ingaggi, rimborso spese e premi in denaro donati a mezzecalzette, nostrane e di colore, non offrono alcun ritorno, poiché sono dei pesci-pilota che non pilotano niente (diverso è il caso di grandi città con budget stratosferici che invitano prime-donne).

Essi, i faticatori della domenica, sono stati ricoperti di premure e le loro spalle fatte diventare curve sotto il peso di biciclette, pesanti zaini zeppi di prodotti tipici, vini di qualità e buste ricolme di alimenti commerciabili, non avanzi di magazzino. Di solito, non accenno al pacco gara (si rimane buoni organizzatori anche quando non viene dato perché privi di sponsor), ma questa volta non posso esimermi dal riferirne il contenuto: taralli, bibita, caffè in latta, 2 pacchi di pasta, pacco di orecchiette, pacco di farina. A fine gara, busta ristoro con due mele, bottiglietta d’acqua, succo di frutta, cornetto, oltre, ovviamente, ad acqua e tè a volontà. A tutti è stata consegnata un’elegante confezione di un trittico di vini, con su riprodotto il celebre quadro del pittore impressionista Giuseppe De Nittis (1844 Barletta – 1882 Parigi), raffigurante Leontine, la sua devota moglie parigina. Nessuna più di lei ha amato Barletta con i fatti, avendole donato 170 dipinti del marito, sicura che la città natale, più di qualunque altro, ne avrebbe saputo onorare la memoria. Per cent’anni, quelle pitture sono state lasciate impacchettate sotto uno scandinato, in attesa di una sede adeguata. Adesso che lo stupendo Palazzo Della Marra è pronto ad esporle per essere godute tutte dal vivo, una persona ritenuta esperta è del parere di lasciarle ad impolverarsi dove sono, perché il museo “reale” non è più di moda: gli ampi saloni ristrutturati vanno riservati al ristorante, al bar, all’edicola, alle feste conviviali, e qualche camera all’esposizione “virtuale” delle opere. “E’ il museo virtuale l’ultima tendenza che viene da Parigi e Londra”, dice guardando con aria di superiorità noi provinciali!

Ritornando alle nostre cose veramente reali e materiali, dal 1° al 5° sono stati premiati con bicicletta, pacco Sidis e crono-Polar; dal 6° al 115° con zaino Asics ripieno di ogni ben di dio, crono-Polar ed un prodotto tecnico Mizuno; alle prime 30 donne sono stati dati gli stessi premi degli uomini con una ripartizione simile; ai primi cinque delle categorie maschili e femminili 60-65-70-75 sono stati assegnati lo zaino Asics contenente prodotti locali ed un capo tecnico della Mizuno. Tale criterio è stato adottato per velocizzare al massimo le premiazioni, onde permettere un agevole ritorno a casa degli atleti salentini che avevano da ripercorrere 300 Km.

Il percorso, omologato da tecnici della Fidal, è stato quello collaudato negli anni precedenti, con partenza davanti al Palazzo di Città, che porta impresso un bassorilievo della Disfida di Barletta con la scritta di un anonimo: “Il 13/2/1503 fue la gran vittoria”. Ai concorrenti è stata fatta conoscere la città per circa 2 Km., quindi sono stati spinti fuori dal centro storico ad ubriacarsi di mare calmo, sabbia finissima e cielo limpido. Tre uomini hanno fatto subito il vuoto, e sembravano volare sui rettilinei costeggianti il mare. Galoppavano per la pianura, giganteggiando sulla fertile campagna sabbiosa priva di alberi e coltivata ad ortaggi, o appena arata a ricevere cavoli, cime di rape, insalata, piselli e fave. Corsero appaiati per lunghi chilometri. Quando si cominciò a rivedere le case ed apparve il cartello del 19° Km., Giovanni Auciello del G. S. Esercito allungò irresistibilmente, e colse la “gran vittoria” in 1:07:42, seguito da Vincenzo Trentadue del G. S. Brigata Pinerolo e da Tito Tiberti del Cus Pavia. Anna Carra, prima fra le donne, tagliò il traguardo in 1:28:50.

Questa maratonina non nasconde l’ambizione di salire sul palcoscenico nazionale. Per riuscirvi deve assicurare più servizi, curare l’ospitalità e mettere a disposizione dei concorrenti il pregevole patrimonio artistico del territorio.

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