E’ una bella domenica, il parco si anima di anime pallide che cercano un raggio di sole. Io però non mollo la giacca a vento che ho sempre indossato fino a metà gara. Siamo in 11 a partire, record. Christian è contento e parte stranamente a razzo e mi sorpassa dopo 6 dei 16 giri.
Ci sono giorni dove non ti accorgi neanche che hai fatto una maratona e questo è uno di quelli. Tutto scorre in un attimo. Il Teichwiesen è dorato stamattina, le papere non galleggiano ma pattinano. Una colonia di corvi annera gli alberi spogli. Ormai conosciamo tutti i visitatori diurni e notturni del lago. Li vediamo passeggiare anche nel centro di Volksdorf. Alcuni molto anziani sembrano veramente usciti da un romanzo di Thomas Mann, camminano impettiti con un bastone e un cappello, tutti con occhialini fini tipo pince-nez. Una gentile famiglia di arabi improvvisa un freddo picnic e fa il tifo ad ogni passaggio.
Piero arriva subito e si crogiola al sole, io chiudo la serie un ora dopo.
Lasciamo il lago a malincuore, promettendo a Christian di esserci ad Hannover per il suo record delle 2300 e di fare una serie di 5 a Pasqua, intervallate da alcune maratone in luoghi misteriosi dal nome evocativo: “L’ultimo posto del Mondo…”.
Ci aspettano 1200 km tra neve e ghiaccio ma, varcate le Alpi di slancio, alle ore otto sono in ufficio. Qui sì che comincia una serie dura.
Clicca qui per le foto (di Paolo Gino)


