Ma scordiamoci la festaiola compagnia di allora perché anche stavolta, settima tappa delle Maratone della Speranza, si corre in solitaria. Ma la prospettiva di reimmergermi nell’aria di campagna ed il profumo della fiorente primavera mi portano subito sensazioni buone. E fino a mezzogiorno le gambe se ne vanno via più lisce delle volte precedenti.
Ma …
Ma, come anticipavo all’inizio, al 32° Km iniziano i problemi.
“E’ normale – lo so bene – il muro del maratoneta arriva più o meno in quel momento”. Non è così… Nell’arco di pochi minuti mi ritrovo nel bel mezzo di una crisi di nausea e disidratazione. Fortunatamente l’unica fontanella sul percorso è a qualche centinaia di metri e cerco di arrivarvi nonostante i problemi di capogiri e stordimento. Bevo e ribevo, ma peggioro le cose e sopravviene il senso di vomito. Mi stendo sul prato. E’ quello del parcheggio del cimitero (meno male che sono in confusione, così mi proteggo da nefasti pensieri), mi accorgo che sono più fradicio del solito.
Ahimè, non è la prima volta che mi accade. Un paio di estati fa, in un trenta km corso nel modenese, persi completamente i sensi e mi risvegliai al Pronto Soccorso del Policlinico di Modena, dove peraltro, mi trattennero un paio di giorni.
E l’ultima volta è successa al Passatore di un anno fa, proprio al 32° Km, appena passato Borgo San Lorenzo. Ed è proprio all’inizio della salita alla Colla che tra la nebbia delle traveggole e l’offuscamento delle vertigini spunta il mio Angelo Custode: è Paolo Gino, il mitico Presidente dei SuperMaratoneti, che mi ha pazientemente e letteralmente trascinato su fino al Passo, assistendomi e rendendo più sicura la situazione mano a mano che si procedeva.
Sarà comunque un ricordo che rimarrà per sempre nella mia storia personale: l’ambìto scudetto delle “50 Maratone” raggiunto proprio in quell’occasione, l’orgoglioso ingresso ufficiale nel Club SuperMarathon, l’investitura conferita “in diretta” dal Capo in persona (avvenimento esclusivo e irripetibile).
Fu anche il mio primo ed unico (finora!) ritiro in una gara. Ma, col senno di poi, sono stato contento di quella decisione.
Ad un anno di distanza, però, sul prato della fontanella del cimitero di Stradella, non c’era il mio Presidente “scansa-traveggole” a farmi da Angelo custode e mi ci è voluta un’ora e mezza di fatiche e preoccupazioni per rientrare – a stento – a casa.
Ricetta per domenica prossima: partire per tempo e cercare di arrivare prima che il caldo e l’iperidrosi mietano ulteriori danni e rovinino queste giocose Maratone della Speranza.
Evvaaaiii, pronto per la “Nove Colli oltre la speranza” !!






