L’animo della mia terra: GRECIA SALENTINA

 Più di 15 minuti non narrabili, intontito a piangere di gioia, stupore. Ultimo arrivo della 1° Maratona della Grecia Salentina. Contento per il positivo contributo dato al meraviglioso mondo del podismo. Ringrazio Michele Lazoi, valido atleta della mia società, che ha scritto:” grande Vito Carignani! Un grande esempio per tutti noi, a commento, condivisione di uno dei momenti più emozionanti della maratona: l’arrivo dell’ultimo atleta, Vito Carignani, uno dei simboli del podismo salentino, scortato da tutta l’Asd La Mandra. Carignani, Action Running Monteroni ha conquistato il titolo di campione regionale della cat. SM 75”. Ringrazio tutti, spero ancora esserci. Francesco Cannito, fraterno amico ultra maratoneta, scrive:” Maratona della Grecia Salentina e la festa continua…42 km nelle terre dell’antica Grecia Salentina. Un grazie alla A.S.D. La Mandra per l’ottima organizzazione di un bellissimo evento, perfetto in tutto. Ci vediamo il prossimo anno “.

400 iscritti, 340 arrivati, 101 società, 35 atleti da fuori regione, 12 ultramaratoneti, che ringrazio personalmente per la qualificante presenza: Giammanco Michele, Genco Giambattista, Calabrese Michele, Matone Anna Maria, Capezzera Girolamo, Cannito Francesco, Faleo Massimo, Ancora Vito Piero ( a verso le 1.200 tra maratone ed ultra), Giorgio Stefano, Gargano Angela, Rizzitelli Michele, non ultimo Vito De Francesco. Primo assoluto Tiberti Tino in 2 ore, 29 minuti, 10 secondi. Tempo di rilievo, considerato le avverse condizioni atmosferiche, vento trasversale, elevata umidità. Cristian Bergamo, presidente, tutta la società credo siano contenti del risultato; giusto riconoscimento al corale impegno profuso. La Mandra, il nome della società, al di la del significato della denominazione, mi piace riannodarla a Pegaso, il mitologico cavallo, che in tempo remoto, ebbe a  sorvolare l’area salentina. O forse ai cavali emersi dal geniale pennello di Amedeo Modigliani. Già dal sabato, evidente la cortesia degli addetti alla consegna pettorali. Piazza del Sole orlata dal manto circolare di labari con scritto i 42 km del percorso, preannunziavano la bontà dell’evento. La Scuola di Cavalleria in uniforme sulla linea di partenza, apripista la staffetta motorizzata della Polizia Municipale, nevralgiche rotonde perfettamente controllate da stazioni mobili di Carabinieri, capillare indicazione della direzione sull’asfalto. Tutto a salvaguardia della sicurezza degli atleti, sino al mio arrivo dopo 5 ore e 39 minuti.  Convinto che nessun atleta si sia sentito solo; attraversamento di cinque paesi con famiglie festanti a bordo strada, tanti bimbi a protendere la mano per il cinque, partecipazione attiva, generosa,  calore accoglienza, umanità: antico retaggio della mia gente. Terra di transito il Salento, avvicendamento di popoli, etnie: messapi, greci, romani, longobardi, arabi, saraceni, ancora normanni, angioini, francesi, spagnoli. Oggi, viva  nel cuore del Salento “la parlata del  grico”  da Calimera a Martano, Sternatia, Zollino. La ASD La Mandra ha battezzato la 1° edizione della Maratona della Grecia Salentina, cui auguro lunga vita, i presupposti ci stanno tutti.

Mi sono perso il filo dopo una settimana, provo a riannodarlo. Erano gli anni ’50 del secolo scorso. Una mamma con panino in sacca, a piedi alle 7,30 verso la fabbrica di tabacco, dopo un km a piedi. Ritorno alle 16, nemmeno varcata la soglia, puzza di bruciato. Rivolta al figlio, in tono bonario “disgraziato, hai bruciato la pignata”! Pignata, recipiente di terra cotta ricolma di legumi a cuocere nel camino, per ore, a fuoco lento. Era mia madre, tabacchina, ero Io a scordare di aggiungere acqua calda. Studiavo, dimenticavo la pignata, la svuotavo togliendo la parte bruciata dei legumi, riempiendola d’acqua fredda….riprendeva la cottura. La sera, tutti a mangiare fagioli cotti, ma simili a quasi pallini per la durezza. Questo era il Salento. Migliaia di donne ricurve alla raccolta delle olive, da non fare invidia alle mondine di Riso Amaro degli immortali Silvana Mangano, Raf Vallone. Salento della rivolta contadina del 50/55 lungo le amare contrade di Arneo, da Oria, Manduria sino a Galatina, passando Veglie, Salice, Leverano, Copertino, Nardò. Rivolta per la sacrosanta richiesta di assegnazione di terre da coltivare, da secoli latifondi feudali. Salento era il 13 di giugno 1960, quando proprio a Calimera sei tabacchine morirono “bruciate vive sulla via del Tabacco”. Il 13 giugno 1960, nel pomeriggio, bruciate vive per un salario di fame, mentre lavoravano, quali schiave, nella fabbrica. Se vi fosse stata una sola uscita di sicurezza, le operaie della ditta Franzo e Villani di Calimera si sarebbero certamente salvate.

Era Salento il 25 maggio 1935, quando a Tricase, in piena rivolta, fu ordinato ai carabinieri di sparare ad altezza d’uomo. Decine di feriti, cinque morti tra cui tre tabacchine. La gente manifestava il proprio diritto di poter mangiare.  Lavorare sino a 16/17 ore, salario di fame, sfogare la rabbia repressa col canto:

E su sule calau, li munti ( monti),mena patrunu

facimu li cunti ( pagaci). E lu sule calau li risi ( allegria)

mena patrunu danne li turnisi ( moneta)

è’ arrivata la curcacchiola ( cornacchia)

dice ca è ora, dice ca è ora. S’ha npuggiata

( appoggiata) sullu pajaru (capanna di paglia) dice

ca è ura cu nde sciamu…..( che ce ne andiamo)

Cantavano le tabacchine del Salento. Cantavano mentre andavano al lavoro, cantavano mentre lavoravano, cantavano mentre tornavano a casa, per non addormentarsi.

 Fimmine, fimmine ca sciati ( andate) allu tabaccu, ne sciati

ddoi(due) e ne turnati quatthru.

ci ve l’ha dittu(detto) cu chiantati lu tabaccu, la ditta

nu ve da li taraletti ( attrezzi per l’essiccazione al sole del tabacco)

ca poi li sordi cu li benedicu, cu ve cattati(comprati) nuci(noci) de Natale.

Tale era il Salento, tale era la penisola salentina negli anni della mia infanzia. Terra in gran parte desolata, paesi, borghi dimorati da vecchi, donne, bambini soltanto. Le forze giovani emigrate in cerca di fortuna. Paragonabile a Frattura nella Marsica dopo il terremoto del 1915, Temù di Ponte di Legno, dopo la prima guerra mondiale.

Oggi, grazie a Dio, decantato quale terra “ te lu sule, lu mare, lu ientu”.

Cari amici, grazie di essere venuti, Vi aspetto più numerosi il prossimo anno alla 2° edizione della Maratona della Grecia Salentina. Vale la pena conoscere “l’animo”della mia terra.

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