L’ansia da prestazione e la fatica si possono addomesticare

foto 2La fatica esiste ma si riesce ad addomesticarla, ci si prepara ad andare oltre, a fare allenamenti sempre più sostenuti nelle diverse condizioni estreme, il fisico e la mente si adatta un pò per volta e tutto diventa gestibile e fattibile. La mente aiuta tanto facendo un lavoro di immaginazione nel momento della gara, immaginazione del percorso, della fatica che si farà, di quelo che potrebbe accadere. Ed allora avviene che la preparazione è basata anche su questa immaginazione, l’atleta sa quali sono le parti più difficili da allenare.

Anche la paura di non farcela, dell’ignoto della gara estrema, delle condizioni atmosferiche si possono addomesticare pensando che tutto ciò che può succedere in allenamento o in gara fa parte della vita e, quindi ad ogni problema c’è almeno una soluzione da poter trovare, il fisico e la mente si adattano alle paure e si scopre che anche nel passato, in certe situazioni, si è avuto paura ma poi si è riusciti a continuare, ad andare avanti, ed anche aiuta il fatto che altri simili a noi ci sono riusciti ed anche all’inizio era dura per loro oppure anche loro avevano paura, ma poi ce l’hanno fatta e così, se vogliamo, anche noi possiamo riuscire nel raggiungere i nostri obiettivi nello sport e nella vita. Riuscendo in ciò diventano più addomesticabili e gestibili la fatica e la paura ed allo stesso tempo si rafforza la mente, si eleva l’autoefficacia personale e si sviluppa la resilienza.

foto 4La paura di non farcela può portare a pensieri negativi e alla successiva ansia. In questi casi è importante focalizzarsi sul respiro, fermarsi ed osservare quello che succede ascoltando il respiro, pian piano il respiro rallenta, si può osservare la diminuzione delle palpitazioni e del tremore delle mani.

La paura di sbagliare e di non essere all’altezza può causare ansia, stress e aggressività verso tutti. Importante è esprimere in diversi modi e con diverse modalità quello che si sente, la propria sofferenza, il proprio dolore, disagio. Mezzi di espressione possono essere la scrittura, il disegno, la drammatizzazione, parlarne con persone di riferimento o professionisti dell’aiuto.

Ci sono attività che aiutano in questa presa di coscienza emotiva, fisica, corporea e mentale, quali le passeggiate, la corsa lenta e la meditazione, sono attività che sembrano una perdita di tempo ma aiutano a rinforzare la mente ed anche a preparare il fisico. Sarebbe opportuno avvicinarsi, frequentare persone, maestri che ti possono indicare una strada, un percorso da seguire, che include autoconsapevolezza, calma, meditazione, attesa, preparazione, senza richiedere tutto e subito. Il percorso è duro ma, come tutte le cose che si vogliono, ci vuole impegno, determinazione, costanza e resilienza.

foto 5La partecipazione a gare estreme è una scoperta, un contattare il proprio limite, sfidare se stessi, conoscere nuovi percorsi, sentire nuove emozioni. Per gli ultramaratoneti non si tratta di fare gare estreme ma occasioni per divertirsi, infatti affrontano tale imprese con opportuna preparazione e accorgimenti in modo da non trovarsi in condizioni di estrema difficoltà. Come nei lunghi viaggi che capitano imprevisti, anche nelle ultramaratone possono accadere degli imprevisti lungo il percorso, ma ciò non impedisce di fare esperienze che danno un senso alla propria vita.

Gli ultramaratoneti, in genere non sperimentano l’ansia della competizione, del pregara, ma quello che in genere avviene è una certa aspettativa positiva, non si vede l’ora di affrontare il lungo viaggio che, come i lunghi viaggi, è fatto di conoscenza, di scoperte, di imprevisti. Gli ultramaratoneti, come si fa per i lunghi viaggi, si preparano in anticipo, si informano sulle condizioni climatiche, sul percorso, su quello che è opportuno o indispensabile portare al seguito, si documentano. Come nei lunghi viaggi, diventa importante la preparazione, l’attesa, c’è una voglia di divertirsi, di conoscere, di scoprire se stessi e quello che succede.Se l’atleta non possiede la preparazione volta ad un approccio meditativo che ti fa concentrare sul presente, sul momento presente, sul qui e ora, è possibile sperimentare una scarsa motivazione a continuare la preparazione e alle successive competizioni. Pertanto è importante che gli atleti siano formati dal punto di vista degli aspetti mentali. Si può fare un lavoro di autoconsapevolezza con l’atleta volto a riconoscere i sintomi dell’ansia e a interpretarli correttamente. Successivamente si possono insegnare metodi e tecniche di rilassamento volte a ridurre il livello di ansia. Inoltre, si può fare un lavoro attraverso le visualizzazioni o l’ipnosi per accompagnare l’atleta, in situazione protetta, ad affrontare gradualmente la situazione temuta per aiutarlo a ridurre e padroneggiare l’ansia in quella specifica situazione. Inoltre, si può cercare insieme all’atleta di elaborare e far in modo di desensibilizzare alcuni pensieri disturbanti.

Il senso della resilienza, in buona sostanza, equivale all’avere coraggio, all’insistere nel raggiungere il proprio scopo e dunque al non sottrarsi alla propria esperienza, qualunque essa sia, al non censurare o negare la propria verità, allo stare con il proprio dolore e impedimento, al tener duro anche se le circostanze sembrano insostenibili.

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