La città friulana è al centro di un paradiso collinare chiamato Collio, tutto un susseguirsi di piccoli borghi intorno al proprio campanile, castelli, querce, faggi e geometrici filari di vite. In questo morbido paesaggio di poggi e vallette sono i vini bianchi a farla da padrone: Pinot, Friulano, Sangiovese, Cabernet, Ribolla Gialla, Merlot e, naturalmente, Collio.
I primi giorni del mio lungo fine settimana l’ho dedicato alla visita di Gorizia e ai luoghi della Grande Guerra. Successivamente mi sono immerso nel clima della corsa.
Come ogni gara che si rispetti, il sabato pomeriggio, ovviamente nell’Enoteca adiacente il Palazzo Locatelli, sede del Comune, si è tenuto un convegno in cui sono state fornite informazioni teoriche e pratiche dell’evento. Totalmente condivisibile il concetto espresso di non cambiare le abitudini il giorno precedente la gara, in quanto l’organismo impiega del tempo per adattarsi ai cambiamenti. Sul piano terapeutico, è stato presentato un nuovo strumento, il Dinamix, dai risultati prodigiosi, a detta dell’inventore. “E’ infallibile!”. E se la patologia non regredisse? “Vuol dire che il problema sta nella testa!”. E’ facile prevedere una lunga processione di umanità dolente alla volta di Gorizia.
A fine convegno, ognuno ha preso la propria strada. La più coerente con il territorio era quella di andarsene per vini. Per quanto mi riguarda, ho scelto l’esatto contrario, l’aceto, visitando l’acetaia di una struttura agrituristica di alto livello, La Subida. Qui ho avuto la conferma che se per fare un buon vino ci vuole cultura e passione, per fare un buon aceto ce ne vuole ancor di più.
Splende il sole, domenica mattina, in Piazza XXIV Maggio, dall’atmosfera mitteleuropea, sulla quale incombe l’alta chiesa di Sant’Adalberto e l’altissimo campanile con la sommità a cipolla. Fra i 131 dell’ecomaratona e i 387 del trail di 25 km che si classificheranno, rivedo con piacere Ivan Cudin, Daniele Cesconetto, Valeria Ulian, Vittorio Bosco, Alberto Zuccheri, Adele Rasicci, Giacomino Barbacetto, Antonio Margiotta, Santo Borella e Fabio Busetti. Lancio un richiamo: “Silvana Tosolini, dove sei?”. Non risponde. E’ approdata ad altri lidi.
Cormòns, 56 mslm, 8.000 abitanti, è piccola, per cui finiscono presto i ciottoli di fiume o l’asfalto che tappezzano le strade. Si entra immediatamente nel vivo dell’ecomaratona con il sentiero che punta direttamente sul Monte Quarin, 247 mslm, che si raggiunge dopo 9 km.
Si arriva freschi lassù, e si ha tutto il tempo e la voglia di girare per 360° intorno alla fortezza del 1400, per dominare il vasto panorama che si stende alle sue pendici. La pianura punteggiata di piccoli paesi, da una parte arriva fino al mare, dall’altra si continua con i primi rilievi delle Alpi orientali; il confine sloveno, ad un tiro di schioppo, sembra potersi toccare con mano.
La parte, si fa per dire, più impegnativa del tracciato è stata archiviata; fino all’arrivo, sarà tutto una serie di continui e modesti saliscendi aguzzi, che nella grafica dell’altimetria assumono la forma “a denti di sega”. E’ il comun denominatore del percorso che, con un dislivello totale di 1200 m, non contiene asperità proibitive, permettendo una corsa agevole.
E mentre saltello di cresta in cresta, mi ritrovo a passare tra le botti dell’acetaia della Subida che avevo visitato il giorno prima. Sapete perché si chiama Subida? Si narra che un bue, in tempi passati, si sia inginocchiato al cospetto dell’Eucarestia. La fede popolare edificò una chiesetta in pochissimo tempo, cioè subito, “subida” in friulano, nome che è stato dato alla chiesetta e alla zona.
Macchie di bosco si alternano alle spalliere di vigneti, disposti sulle colline in modo tale che possano essere baciati dal sole.
La potatura ha lasciato sul ceppo due soli rami, legati sul filo guida in direzione opposta. Sono ancora spogli, perché la vite si ridesta tardivamente rispetto alle altre piante, che la primavera ha già messo in vegetazione. Gli ulivi, giovanissimi e sparsi tra le viti, si contano sulle dita di una mano e dicono ben poco a chi ha negli occhi i milioni di alberi secolari della Puglia.
Il bosco prende il sopravvento nel Parco di Plessiva. Splende ancora il sole, fa caldo e c’è umidità. La frescura giunge gradita, ora che i chilometri percorsi sono 25 e la fatica comincia a farsi sentire.
Si costeggiano dei laghetti, poi per un viottolo stretto e angusto si sale su una collinetta, ai cui piedi si distende un immenso prato verde con un castello merlato su un rilievo, il Castello di Spessa a Capriva del Friuli.
In quel mare verde, si divertono pigramente a buttare una palla nelle buche con un bastone. E’ il 34° km, sono stanco. I continui saliscendi hanno creato microtraumi a carico delle fibre muscolari dei miei quadricipiti, che non hanno ancora metabolizzato la fatica dei 100 km di Seregno della settimana prima. Corro sui larghi sentieri che delimitano il campo di golf per qualche chilometro, nonostante i dolori lancinanti. Io soffro e quelli si muovono flemmaticamente. Ora, sono a due passi da loro, non ce la faccio più a trattenermi: “Ci scambiamo lo sport?”. Naturalmente non attendo la risposta, la mia era una domanda retorica, una ingenua provocazione. L’unico mio desiderio è di arrivare quanto prima in Piazza XXIV Maggio. A 90 anni mi darò al golf e alle bocce!
Sul traguardo tutti a congratularsi con Manlio Balloch, che si schermisce: “Non è merito degli organizzatori. Questo territorio ci è stato donato. Noi cerchiamo di preservarlo e farvelo conoscere”.
Mancano pochi concorrenti all’arrivo, quando, come in tutto questo fine settimana, giunge la razione di pioggia giornaliera. Manlio li aspetta bagnandosi i capelli argentei. Io trovo rifugio nella struttura coperta, dove viene servito il pasta party. Fra le varie opzioni, scelgo la pasta al ragù: la più gustosa in assoluto che abbia mai mangiato.
Ripercorro in macchina la SS 305, ripasso davanti al Sacrario Militare di Redipuglia, disposto scenograficamente come un immenso schieramento di soldati, e giungo all’aeroporto di Ronchi dei Legionari. Il volo FR 9855 della Ryanair mi conduce a Bari; in macchina, raggiungo Barletta in tarda serata.
Clicca qui per le foto (di Michele Rizzitelli)



