un’opportunità per godere un po’ più del mio tempo al mare, illudendomi così
di prolungare le mie brevi vacanze “di prossimità”. Mi aggrada
particolarmente correre immersa in un accogliente paesaggio, la mattina
presto prima del mio impegno quotidiano, assistendo al ripetersi del
miracolo della nascita del sole e sfruttando le prime ore e della giornata,
in cui la gente in strada è poca e l’aria è ancora fresca. Adoro correre a
fianco dell’amato mare, silenzioso compagno di viaggio, oppure inerpicarmi
tra verdi ed isolati colli, attraverso strade o per sentieri, gustando il
mare da lontano, fotografandolo nel cuore, assaporando, intensi ma delicati,
il profumo del timo, della ginestra, del rosmarino. Spesso le cime di queste
colline presentano croci, edicole, cappellette, chiese o santuari, dedicati
alle varie madonnine locali, tutti rivolti rigorosamente verso il mare, a
vegliare sui naviganti ed a proteggere chiunque invochi la Divina
Provvidenza. Luoghi silenziosi e mistici che hanno l’effetto di farci
sentire un tutt’uno con la natura, minuscoli elementi di uno sconosciuto,
immenso, meccanismo che ci governa. Tutto ciò è per me, oltre che un
privilegio, una sorta di medicina dall’effetto benefico, fortemente
rigenerante.
Il genere umano ha svariate risorse – neppure ce le immaginiamo – che è
capace di tirare fuori nei momenti più imprevisti. A tal proposito, in
questi giorni ho avuto modo di riflettere sull’interessantissima intervista
di Paolo all’eremita di Campi di Norcia, (che invito a leggere chi già non
lo avesse già fatto; riporto per comodità il link:
https://www.clubsupermarathon.it/maratone/5308-a-campi-di-norcia-l-ultimo-ere
mita-padre-tadeusz.html). Padre Tadeusz fa delle affermazioni, dal suo punto
di vista, molto veritiere. Prima fra tutte, l’incapacità di noi, persone
“comuni”, di imparare a trarre beneficio dalle vicissitudini, al contrario
la capacità di dimenticare velocemente; tuttavia, di positivo ci vedo la
voglia di rialzarsi sempre e di ricominciare. A seguire, l’incapacità di
fermarsi per guardarsi dentro e la consuetudine a vivere una esistenza in
movimento, al massimo dei giri; ma ciò significa anche trascorrere ogni
attimo con la frenesia di chi la vita la ama e non vuole rischiare di
lasciarsela scorrere davanti con la stessa incalzante velocità.
Riordinare i pensieri ed organizzare le idee è sempre stato per me di
fondamentale importanza, molto di più che per le cose materiali. È tuttavia
vero che l’indole umana ci spinge ad andare avanti sempre, a “fare”, oltre
che ad “essere”, superando e congelando, a volte sotterrando, le difficoltà
ed il passato, in una sorta di meccanismo di autodifesa e di sopravvivenza.
È pur vero, inoltre, che lo spirito umanitario insito in noi ci invita a
tendere la mano al prossimo bisognoso: fare beneficenza da tempo fa parte
della nostra cultura e della nostra educazione, non più soltanto a Natale,
com’era usanza fino ad alcuni anni or sono, ma in qualsiasi giorno del
calendario ed in particolare nei momenti di maggiore necessità. Quest’anno
la necessità è stata tanta ed in molti si sono attivati. Il Club Super
Marathon Italia non è che una goccia del grande mare di solidarietà di cui è
capace la gente. Il nostro Club ha dimostrato un grande cuore ed ha
riacquistato tanta credibilità, gettando un colpo di spugna su alcuni
spiacevoli e sporadici episodi di inimicizia e di antisportività, che non ci
facevano certo onore. L’impegno profuso, in questi tempi di Coronavirus, ci
ha reso tutti più fieri di noi stessi e di appartenere a questa grande
famiglia, ci ha fornito nuovi stimoli e la voglia di indossare con orgoglio
la bellissima e freschissima maglia delle “20 Maratone della Speranza”, che
Paolo ci ha prontamente omaggiato. Questa lunga serie di “maratone” ci ha
coinvolti tutti anima e corpo, legati insieme da una grande ragnatela,
tessuta con un filo di SPERANZA.
Gli italiani hanno scoperto la voglia di correre, noi che lo abbiamo sempre
fatto, abbiamo invece ritrovato quella di scrivere, di raccontarci, di
lasciare una tangibile testimonianza di un periodo storico particolare.
Nel corso di questi ultimi mesi abbiamo sentito affermare tutto ed il
contrario di tutto, tuttavia l’ottimismo e la fiducia in un futuro più certo
continuano ad accompagnare la gente di questa generazione, che non ha
conosciuto la guerra ma che, con la pace nel cuore, si batte per un mondo
migliore. O almeno così voglio credere!
Il post Covid nessuno lo conosce, si può solo immaginare che alcuni aspetti
del nostro quotidiano potrebbero restare modificati per lungo tempo – in
alcuni casi per sempre -, che alcune delle abitudini molto “italiane”, come
la stretta di mano, il bacio, l’abbraccio potranno venire messe da parte per
un po’, che potremmo tutti apparire molto più freddi. Ma credo di poter
affermare con sicurezza che nessun distanziamento sociale potrà mai
intaccare i sentimenti, se tali sono sinceri e che ci si potrà sentire
ancora più vicini, nonostante la distanza, se permarrà l’affinità di
pensieri.











