Per quanto l’aspetto di atleta amatore, l’obiettivo sarebbe di riuscire a continuare a gareggiare ancora per parecchi anni, non importa il livello. Soprattutto oggi mi interessa l’attività di istruttore (il brevetto FIDAL l’ho conseguito nel 1997). Sono anche tecnico FISPES, nel settore disabilità nonché consigliere, promoter e Area Tecnica IUTA nel settore ultramaratona. L’ultima mia gara risale al 23 febbraio di quest’anno, poi è scoppiata la pandemia con restrizioni varie. Ho dovuto sospendere l’abituale allenamento a Villa Borghese, a Villa Glori e alla Farnesina, per ripiegare sui percorsi stradali attorno a casa oltre a esercitazioni di stretching, mobilità articolare, ginnastica, yoga, ginnastica respiratoria, che si alternano nei diversi giorni della settimana e che reputo di importanza vitale. Il lunedì 1 ora di corsa di rigenerazione e dieci allunghi. Il martedì dopo 20’ di riscaldamento il fartlek 15×2’ recupero 1’ + defaticamento 10’ ed esercizi di tecnica di corsa, il mercoledì e il venerdì 1h15’ di corsa collinare. Il sabato riscaldamento 30’ + salite 20×100 m + defaticamento 10’. La domenica è dedicata alla corsa lunga svelta sulla distanza di mezza maratona. In quest’occasione partecipo alla manifestazione “11 maratone della speranza”, ideata felicemente dall’ASD Club Super Marathon Italia, i cui ricavati sono destinati all’emergenza coronavirus. L’atletica leggera è uno sport che mi appassiona, la pratica quotidiana è già gratificante, ma la competizione è qualcosa di cui ne avverto la mancanza. In questo lungo lockdown non sono mancate critiche rivolte ai podisti, che sono stati praticamente privati di praticare serenamente l’attività atletica nell’ambiente più adatto, le manifestazioni sportive sono state bandite, in quanto si è data priorità all’aspetto salutistico della popolazione italiana, a scapito di quello economico e sociale. La competizione è sì momento agonistico, ma altresì sociale, occasione d’incontro con gli altri. L’iniziativa del Club mi pare attestare che lo spirito aggregativo è componente essenziale del mondo amatoriale. In Italia il campionato di calcio la fa da padrone. L’atletica leggera ne è rimasta penalizzata in questa pandemia come d’altronde altri sport. Anche la FIDAL ha studiato soluzioni per ripristinare l’attività agonistica. Speriamo che si possa ritornare a respirare l’aria della condivisione nelle gare podistiche. E la mascherina indossiamola solo in situazioni veramente necessarie e in cui non sia compromessa una corretta respirazione.



