L’ultima notte di Primavera a Milano: Fierrabras cun i scarp del tenis

Chi con allegria, chi con profonda malinconia, chi facendo al prufesùr, ma la vista si ripaga sugli abiti favolosi di ricche turiste in una carrellata che evoca fasti e miraggi inarrivabili.
Noi ci veniamo spesso ma come diceva Jannacci “cun i scarp del tenis” anche se con abito scuro in inverno o una giacchetta di seta d’estate: mi, Piero e L’Avucat. Sgattaioliamo tra foyer e anfratti alla ricerca del posto migliore vacante da loggionisti d’antan. Un Fidelio già trito il lunedì e invece questa novità assoluta il martedì: il Fierrabras di Franz Schubert ritrovato negli scorsi anni soprattutto grazie a Claudio Abbado, che lo mise in scena al Wiener Festwochen. Trascinante e armoniosa nonostante sia tutta in tedesco, è una vera scoperta un opera “eroico-romantica” che affonda le sue radici nel poema in lingua d’oc La chanson de Fierrabras e nella leggenda germanica Eginhard und Emma. Fierrabras è ambientata al tempo della spedizione di Carlo Magno in Spagna per riconquistare le reliquie sottratte dai Mori. Le atmosfere fiabesche e romantiche della vicenda sono tutte in bianco e nero, geniale la torre trasparente del terzo atto. Le arie più famose: il lied “Im jungen morgenstrahle”; il coro “a cappella” “O teures vaterland”; il duetto con il coro “Selbst an des grabes rande”.
Per una buona guida : http://www.operaclick.com/recensioni/teatrale/milano-teatro-alla-scala-fierrabras

 

Maragonda scena quarta:
“O sogno meraviglioso, o benedetto conforto
che mi evoca la via di lontananze infinite,
ultimo miraggio, ahimè. di questa insulsa esistenza”

Dopo finito lo spettacolo arriva il momento magico dell’ultima birra in Piaza del Dòm. Ormai domani è Estate l’aria è calda e nessun dorma stanotte anche se all’alba perderò il sonno di una notte così. Quater pass tut e tri per tastare due luoghi magici e opposti: da piazza della Scala a piazza dei Mercanti, scrigno d’arte medioevale che è un incanto di notte. La passeggiata ha fine qui. Un solo sguardo abbraccia tutto: la Nuova Corte del Comune (1228) che è poi il Palazzo della Ragione (dove i giudici rendevano ragione nelle cause civili). Poi, uno accanto all’altro stanno il Palazzo delle Scuole Palatine e del Collegio dei Fisici (del ’600), la Casa dei Panigarola, con avanzi trecenteschi. La Loggia degli Osii (1300) rifatta nel 1904, mostra ancora la «parlera», il balcone dal quale i giudici leggevano le sentenze. E i malfattori, senza mutande, sedevano sulla «pietra dei falliti», in mezzo alla piazza.

Poi ci sediamo al solito bar dove lo sguardo tira dritto sul Duomo: al Dòm de Milàn. Tel chi propri davanti, con la selva di pinnacoli, stalagmiti di santi e angeli. Centotrentacinque spilli di marmo, ricami di archi e contrafforti, venuti su dal 1386, e lei, tra terra e cielo, la Madunina tuta dora e piscinina che adesso gli han fatto una copia dentro il duomo che si poda tucà. E pare di vederlo, il giovane Renzo Tramaglino, stordito di fronte alla bellezza del Duomo, perennemente in costruzione. «Vide quella gran macchina del duomo sola sul piano, come se, non di mezzo a una città, ma sorgesse in un deserto, e si fermò su due piedi a contemplare anche da lontano quell’ottava meraviglia», così scrive il Manzoni, sul finire del capitolo XI dei Promessi Sposi.

Na bira tira l’altra e se ciacola un po’ de tut i matt che tirèm insema a cur. Al Dòm l’è là che ‘l varda e chi i bagai che pasevan i disevan:
Eco el Domm, l’è tutt de sass
sass de soura, sass de sota…
…sass de foura, sass de denter,
sass in alt e sass in bass,
sass i scal, i fil, i scoss…
sass, insoma… sass tuscoss!

Milàn l’è un gran Milàn anche in queste piccole cose nei discorsi di tre amici, una birra e le serate alla Scala. L’estate sta arrivando forse la vita sta passando tra una maratona e l’altra, e tutto rimarrà uguale e magico come l’ultima notte di Primavera a Milano

EMILY DICKINSON – Sarà estate
Sarà Estate – finalmente.
Signore – con ombrellini –
Signori a zonzo – con Bastoni da passeggio –
E Bambine – con Bambole –
Coloreranno il pallido paesaggio –
Come fossero uno splendente Mazzo di fiori –
Sebbene sommerso, nel Pario –
Il Villaggio giaccia – oggi –
I Lillà – curvati dai molti anni –
Si piegheranno sotto il purpureo peso –
Le Api – non disdegneranno la melodia –
Che i loro Antenati – ronzarono –
La Rosa Selvatica – diventerà rossa nella Terra palustre –
L’Aster – sulla Collina
Il suo perenne aspetto – fisserà –
E si Assicureranno le Genziane – collari di pizzo –
Finché l’Estate ripiegherà il suo miracolo –
Come le Donne – ripiegano – le loro Gonne –
O i Preti – ripongono i Simboli –
Quando il Sacramento – è terminato –

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