L’ultima notte di Ulisse. Aggiunti classifica, foto, filmato. Aggiunta intervista a Radio Capital

Sono le 19:00, è buio, mancano 77 giri. Bisogna finire entro le 11:00 di domani mattina altrimenti il sogno delle 1000 miglia sfuma per sempre e questi sedici giorni di dolore affondano. L’ultima notte è più lunga, piegato in due Daniele vede il tramonto, poi le stelle e con la notte arriva il vento e la solitudine. Ce la deve fare, l’ultima caduta forse gli ha lussato la spalla e il dolore si trasforma in una contrattura della schiena che lo piega sempre di più. Ma è l’unico che canta passando e sembra cadere sul tappeto, ma poi va, anzi vola. Vola Daniele, vola, Itaca è vicina.

Preghiera80Preghiera80Preghiera80Ore 24:24. Mancano 636 minuti alle 11:00 se non molla ce la fa al pelo. Mal di schiena pazzesco, cammina tutto storto, un francese gli tira una fascia elastica. Ogni giro cronometriamo, ma ci vuole un miracolo.

La proiezione per finire entro le 11:00 di mattina è 12’55”/giro. Il tempo consolidato nelle ultime ore è 12’30”/giro: 25”/giro in meno che, per i 49 giri rimanenti, corrispondono a 20 minuti, necessari per riposarsi, ecc. Conteggi fantascientifici sulle ali di uno sfrenato ottimismo. Ma che patema d’animo!!

Ore 24:57. Mancano 48 giri. La notte è tranquilla, sulla tangenziale non passa più nessuno. E pensare che a 500 metri da questo squallido aeroporto abbandonato c’è il mare luminoso cangiante della Grecia. Meno di 10 ore alla fine. Gran giro a 11’50”.

1000 miglia son 1609,340km tanta tanta strada

001Ore 2:30. Manca una maratona, 42 giri. Sembra facile farla in 8 ore e mezza, 510 maledetti minuti. Devi fare un chilometro in 12’14”, ma in queste condizioni sembra impossibile. Un massaggiatore finlandese coi baffetti bianchi, che assiste passo passo una giapponesina concorrente alla sei giorni, lo prende da dietro e gli fa schioccare la schiena compressa da sedici giorni di corsa e spalle lussate per le cadute sull’asfalto. Risultato? Riesce per mezzo giro a stare un po’ dritto, poi si spezza: afferra un bastone di un ombrellone ormai passato in troppe mani e rema lungo l’altra metà del percorso. Lo si vede arrivare che sembra Mosè che scende dal monte Tabor. Perde 10 minuti preziosissimi ‘sto giro, forse fatali. Notte tremenda, che la Forza sia con lui. “Uccidetemi, non lasciatemi morire così!” Urla all’inizio del 41esimo: forse la fine non arriverà mai…

Ore 4:00. La più lunga notte dell’Universo sembra non finire mai. Le correnti spingono Ulisse lontano da Itaca. Non ce la fa più a girare in 12 minuti. Si ferma ogni giro piegato in due a guardare il monitor come fosse difficile tenere il conto dei pochi giri che mancano. Ma non canta più, è rabbuiato, quasi piange e le lacrime sono cristalli di ghiaccio e sudore nella notte. Lacrime da Eroe. Come Achille, Agamennone, Diomede, Patroclo, Odisseo, Ettore… nell’Iliade e nell’Odissea, gli eroi leggendari che hanno combattuto le battaglie piú dure e vinto i nemici piú agguerriti non temono di mostrarsi in lacrime. Per disperazione, dolore, rabbia, amore, nostalgia, essi piangono a viso aperto. Senza risparmiarsi. Senza mai provare vergogna. Singhiozzano, gridano, tremano, piangono fino a soffrire la fame, piangono per saziarsi del pianto. Soltanto gli uomini che hanno la forza di non nascondere le proprie debolezze possono vincere il nemico piú odioso: la paura della propria mortalità. Un eroe che piange una sconfitta non è un uomo a metà è solo a metà del suo cammino di ricerca.

Ore 8:00 La notte è stata rapita da un’alba dalle dita rosa, sempre dolci e increspate di lucide emozioni qui in Grecia. Le lacrime hanno lasciato il passo alla speranza. Momenti di estremo abbandono a estreme riprese a controllare il chip e fare conti su conti. Un lento incedere che ruba secondi ad ogni giro. Aggrappato alla speranza di farcela, ormai la china è superata, tra tre ore si arriva. Angela veglia giro dopo giro, neanche una nuvola in cielo, è un buon giorno per la Vittoria.

002Emozionarsi come in una grande Battaglia, quella fra Achille e Ettore:
E quando furon vicini marciando uno sull’altro,
il grande Ettore elmo lucente, parlò per primo ad Achille:
«Non fuggo più davanti a te figlio di Peleo, come or ora
corsi tre volte intorno alla grande rocca di Priamo, e non seppi
sostenere il tuo assalto; adesso il cuore mi spinge
a starti a fronte, debba io vincere o essere vinto.
Su invochiamo gli dei: essi i migliori
testimoni saranno e custodi dei patti;
io non intendo sconciarti orrendamente, se Zeus
mi darà forza e riesco a strapparti la vita;
ma quando, o Achille, t’abbia spogliato l’inclite armi,
renderò il corpo agli Achei: e anche tu fa’ cosí».

Ore 10:00. mancano 2 giri e 300 metri, non sembra vero ma il cammino verso la gloria sta per concludersi. Quando tutto sta per finire, pensi ad essere fresco per la cerimonia che vale 16 giorni di torture o pensi già al prossimo nemico da battere?

Ore 10:36. Arrivo delle 1000 miglia. Daniele Alimonti vince le 1000 miglia di Atene in 383 ore 34’12”,  24 minuti prima dello scadere del Tempo Limite di 384 ore!

I sedici giorni son passati in un attimo. I dolore di oggi sarà la felicità di domani. I primi sette giorni passano in un attimo gestendo i tempi e corricchiando un paio di ore al giorno. Poi la prima caduta, e il calvario inizia. E’ successo di tutto. Solo con grande volonta’ e a prezzo di estremi sacrifici Daniele è riuscito a rimettersi in pari al 13esimo giorno. Poi tre sveglie non hanno suonato o forse le ha sentite qualcun altro. Ma per fortuna Angela a Roma l’aveva sentita e dopo dieci telefonate Daniele si è alzato.

Tutto da rifare. Tutto è andato perso. Gli ultimi giorni in salita. Altre quattro cadute. La spalla andata. E poi la schiena. Le ultime 24 ore corse piegato in due, guardando il mondo dal basso, come un cagnolino nel parco. Essere fuori dal Tempo limite. Essere dentro … la sottile linea rossa dentro di noi …

La retorica descrive la corsa come una metafora della vita. Questo ne aiuta la comprensione e gli uomini amano definire qualunque cosa mettendone a fianco un’altra. La mente cerca spiegazioni ma inspiegabile è la nostra stessa vita: somma di infiniti ricordi e sensazioni che forse hanno come legame proprio quella sottile linea rossa del nostro limite estremo. Per qualcuno puó essere lunga anche 1000 miglia.

Qui ad Atene tutto è amplificato. La metafora della vita è la Maratona. Già la Maratona, una delle storicamente più riuscite interpretazioni terrene della vita.

Correre per poi morire.

Al diavolo i limiti e la ragione.

Correre fino a sfinirsi completamente.

Correre ad Atene è come rivedere un vecchio amato film e riprendersi il tempo che è passato: le gioie, i dolori, le tragedie i trionfi.

Il miglio, il chilometro, i minuti le ore tutto è misura.

004Ma l’unità di misura vera dentro di noi è la distanza da Atene a Maratona che si riavvolge ogni volta come il nastro di una vecchia cinepresa, e il film riparte. Un parco, una piazza, una strada sono l’orizzonte visibile oltre la spianata di Maratona.

Forse Ulisse non si fermerà mai proprio come noi. Concluderei questa avventura/ricerca greca con un ode tutta italiana di un dolce Triestino. Saba amava come noi tutti Ulisse che non riesce mai a frenare il suo “non domato spirito”. Ulisse va al largo e continua il suo viaggio verso l’ignoto, perchè dopo aver raggiunto l’obiettivo della sua vita, non gli resta che viaggiare alla ricerca di qualcos’altro di più grande.

Peró lasciatemelo dire: lo “spirto guerrier” di Daniele stavolta ha battuto anche Ulisse!!

Ulisse di Umberto Saba
Nella mia giovinezza ho navigato
lungo le coste dalmate. Isolotti
a fior d’onda emergevano, ove raro
un uccello sostava intento a prede,
coperti d’alghe, scivolosi, al sole
belli come smeraldi. Quando l’alta
marea e la notte li annullava, vele
sottovento sbandavano più al largo,
per fuggirne l’insidia. Oggi il mio regno
è quella terra di nessuno. Il porto
accende ad altri i suoi lumi; me al largo
sospinge ancora il non domato spirito,
e della vita il doloroso amore.

Sito della manifestazione: http://www.dayrunners.gr

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Intervista di Juan a Radio Capital

 

 

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