L’ultimo sprint di Pietro Mennea

E’ stata una fortuna che, lo scorso anno, non si sia disputata la Maratona di Livorno, così, alle ore 20:00 di venerdì 9 novembre, mi è stato possibile recarmi nel Teatro Comunale Curci, tempio della cultura barlettana, per una serata prestato ad una premiazione sportiva: a Pietro Mennea veniva assegnato il Premio “Barletta città di sfide”.

foto 2Con quella voce in falsetto, non poteva essere un grande oratore. Ma parlava in modo diretto, diceva cose vere ed erano grandi cose. Per due ore raccontò la sua straordinaria avventura sportiva, fatta di trionfi, sconfitte, duro lavoro e lealtà. Parlò del suo record mondiale, battuto dopo 17 anni e tutt’ora record europeo. Un’infinità gli aneddoti, le osservazioni, i commenti, le critiche, tutte contrassegnate da alta valenza morale. Un fiume in piena, travolgente e tremendamente sincero.

Non starò a ripetere le storie che tutti sanno: le prime corse sull’asfalto, l’incontro con Cassius Clay, quanto gli fruttò la medaglia olimpica e l’uso che ne fece. Voglio riferire due frasi da lui pronunciate, apparentemente marginali, ma che classificano il personaggio: “Sono orgoglioso di aver fatto parte dell’AVIS BARLETTA, una società squattrinata, fino al conseguimento del titolo di campione europeo: poi è stato impossibile, perché venivo snobbato dai grandi club”. “Sono orgoglioso delle 48 ore che vanno dalla mia eliminazione nella semifinale dei 100 m all’oro nei 200 m a Mosca: ho trasformato una sconfitta in vittoria”.

A carriera sportiva conclusa, ha continuato a correre nella vita: plurilaureato, docente universitario, parlamentare europeo, autore di libri.

Devo essere sincero, l’apparente morte improvvisa di Pietro Mennea non mi ha sorpreso più di tanto. Al ricevimento del premio mi apparve vecchieggiante, di colorito giallognolo, dimagrito, cifotico. Evidentemente, il male lo stava logorando all’insaputa di tutti.

Ieri, 21 marzo 2013, come ha sempre fatto, Pietro Mennea ha alzato prepotentemente le braccia verso il cielo in segno di vittoria.

Questa volta per sempre.

 

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