LA 100 DEL GARGANO 2019

Una bella cartolina del Gargano, terra di cibo, cultura tradizioni e sport: é in
questo contesto che si inserisce il progetto fortemente voluto da Pasquale Giuliani
per la sua seconda 100 km dopo l’edizione del 2015.
Le gare podistiche, svoltesi il 28 settembre 2019 (difatti chi non avesse avuto intenzione
di correre l’intera distanza, avrebbe potuto optare per la maratona o per
la mezza maratona e una dieci km), hanno avuto lo scopo di valorizzare il promontorio,
quale territorio morfologicamente adatto allo sport all’aria aperta, destagionalizzando
i flussi turistici e permettendo di scoprire scorci insoliti di questa terra
fuori stagione.
Il litorale del Gargano è uno tra i più importanti patrimoni naturalistici del nostro
Paese. I suoi 140 chilometri di costa, con le innumerevoli spiagge, insenature, baie
e grotte, rappresentano alcuni dei luoghi più belli in cui trascorrere una piacevole
vacanza.
Sono migliaia i turisti che ogni anno visitano lo sperone d’Italia a non sempre, sono
a conoscenza di alcuni dei suoi angoli nascosti più pittoreschi, più isolati e più incontaminati.
La sera ci si ritrova tutti nell‘accogliente locale attrezzato per degustare una buona
cena insieme ai cosiddetti compagni di merende.
La mattina la giornata promette promette bene, ci avviamo verso la zona di partenza
dove troviamo Pasquale che ci esorta e ci promette un percorso diverso
dal solito, una sorpresa e finalmente si parte… Ci gasiamo, ridiamo, qualcuno
scherza quando ci si supera e via dicendo. Si scende dal paese sino al livello del
mare e poi, pian piano, si comincia a salire tra gli oliveti.
Raggiungiamo Carpino, noto centro per la produzione di olio e di fave. Le sue origini
risalgono all’anno mille, quando gli ultimi abitanti dell’antica Uria, importante
città che in passato sorgeva sulle rive dell’attuale laguna, si rifugiarono tra i boschi
di carpino a pochi chilometri dal Lago di Varano, in cerca di luoghi meno nocivi.
L’origine del nome è incerta ma sembrerebbe legato alla presenza di caprioli o alla
presenza di luoghi di allevamento (in latino volgare “Caprelis”) nei dintorni di Carpino
oppure alla presenza di una folta foresta di carpini che, un tempo, ricoprivano
la collina di Pastromele su cui, in seguito, venne edificato il paese.
Con il passare dei secoli il nome mutò prima in Crapino e poi successivamente in
Caprino, fino all’attuale Carpino, così come riportato in un documento locale del
1628.
E la volta poi di Ischitella ove è posto il passaggio della mezza maratona ed ad accoglierci
troviamo il buon Faleo dal marcato accento pugliese.
Si tratta di un piccolo borgo che sorge su un promontorio all’interno del Parco Nazionale
del Gargano, famosa per i meravigliosi panorami che si godono dal suo
abitato e per le spiagge sulla costa, Ischitella, che sarebbe stata in origine una fortezza
sveva, è conosciuta anche per aver dato i natali ad uno dei più importanti
giuristi italiani: Pietro Giannone.
La collina su cui sorge è ricca di ulivi: non a caso all’ingresso del paese è posta
un’insegna che indica il suo status di Città dell’olio. La sua posizione strategica gli
ha attribuito il compito di postazione difensiva, infatti nel periodo svevo, il nome
“Ischitella” era accompagnato dal termine “castrum“. Le antiche mura che cingevano
un tempo il borgo antico sono ancor oggi in parte visibili.
Dal centro abitato possiamo godere di una vista che spazia dalle colline circostanti
al mare Adriatico fino alle Isole Tremiti e al Lago di Varano con il suo istmo.
Attraversiamo Vico de Gargano, tra i Borghi più Belli d’Italia. Esso sorge sulle colline
alle spalle della baia di Calenella e comprende,, la piccola frazione di San Menaio,
lembo di litorale contiguo a Rodi Garganico. Le origini di Vico del Gargano
sembrano coincidere con quelle di Peschici (970 d.C.), per mano di mercenari slavi,
ma le prime attestazioni documentate dell’esistenza del Comune di Vico del Gargano
risalgono al 1333, epoca in cui le terre garganiche erano dominio dei Normanni.
Il centro storico di Vico del Gargano è tra i meglio conservati del promontorio
ed ospita un antico trappeto (Trappeto Maratea), oggi museo etnografico, in
cui sono conservate antiche macine e strumenti per la produzione dell’olio.La paposcia,
tipico calzone ripieno dalla forma allungata, che a Vico del Gargano ha ottenuto
il riconoscimento di “Prodotto Tipico”, merita una passeggiata in questo
piccolo borgo dell’entroterra.
Uno dei motivi che rende apprezzabile un soggiorno a Vico è la Foresta Umbra,
meraviglioso polmone verde di 4 mila ettari che si aggiunge al polmone blu della
Calenella, ed è parte del Parco Nazionale del Gargano. Si tratta di una vera foresta
sul mare, con un’incredibile varietà di flora e fauna, e attrezzata con aree sosta e
picnic. Numerosi e ben segnalati i sentieri che si snodano attraverso le sue aree
più belle.
Al ° 40 km è la volta di Peschici, posto al centro di un tratto di costa, in parte sabbiosa
e in parte rocciosa, compreso tra la Baia di Calenella (Vico del Gargano) a
Ovest e la baia di Manaccore (Vieste) dislocato, sulla sommità di un’imponente
rupe carsica che, elevandosi per più di cento metri sull’Adriatico, domina una baia
incantevole, fra le più fotografate d’Europa. Attraversando piazzette nascoste,vicoli,
coorti, ripide scalinate, stretti passaggi tra bianchissime abitazioni, tipiche dell’architettura
della Puglia. Qui è il traguardo della maratona posto all’uscita del
paese, fine del viaggio per molti.Per raggiungere poi dopo un’altra perla Vieste
legata, alla natura carsica del Promontorio Garganico, caratterizzato da strati rocciosi
spesso erosi dall’azione marina. Il percorso ha regalato ai podisti scorci sempre
diversi, mostrando baie strettissime che terminano con minuscole spiagge ora
di ghiaia ora di sabbia, strapiombi caratterizzati da grotte, faraglioni, falesie altissime
e bianchissime, coste basse e sabbiose e torri.
Come la spiaggia di Porto Greco immersa nel verde della macchia mediterranea
con la sua Grotta dei Marmi e Grotta delle Viole.
E a seguire la spiaggia di Cala della Sanguinara considerata un vero e proprio gioiello
incastonata, tra pini e conformazioni rocciose di origine carsica con le sue pinete
di pino d’Aleppo più estese d’Italia,
Si arriva al cambio per poi ripartire verso la meta finale Mattinata, attraversando in
tal guisa tutto il promontorio.
Si sta facendo buio e si cerca di dosare le forze per affrontarlo al meglio, udire la
foresta con i suoi rumori e la sua quiete.
La notte ci regala sopra le nostre teste la bellissima volta stellata, un immagine
che da cittadino non ricordavo da tempo.
La strada si inerpica a tornanti, non una macchina, il folto del bosco rende ancor
più cupa l’atmosfera.
Nel frattempo il mio compagno di viaggio mi abbandona a causa d una crisi di
stomaco per cui, procedo da solo cercando di accelerare un pò l’andatura e questo
mi permette di raggiungere dei compagni d’avventura che procedono alla
spicciolata, sono stanco e so che prima o poi inizierà la lunga discesa che ci condurrà
sul versante sud del Gargano.
Procedo spingendo più che posso, sono ormai in vista della pianura, del mare.
Scorgo Mattinata posta ai piedi di uno sperone roccioso su cui è arroccato Monte
Sant’Angelo, caro ai pugliesi.
Ma non e finita, il paese sembra essere a portata di mano quando ci deviano sulla
destra per percorrere un ulteriore tratto in discesa, breve ma molto impegnativo.
In effetti il percorso è stato allungato di 5 km come da un avvertimento goliardico
tracciato sulla strada ed è questa la sorpresa che covava il’’ patron’’ alla partenza.
Sembrano pochi ma dopo 100 Km si fanno sentire eccome! La strada che corre il
mare è in leggera salita poi, entriamo in paese e nel corso principale ci accolgono
le luci dei locali con i loro avventori che ci applaudono, si fa per dire, manca poco
e intravedo l’arco dell’agognata meta. E veramente finita. Ci attenderà poi un rientro
estenuante, dopo esserci cambiati e ben rifocillati nei locali messi a disposizione
della parrocchia.
Grazie Pasquale con quella tua chioma bianca e quel codino, grazie ancora per
averci dato ancora una volta l’opportunità di vivere questo viaggio in uno dei posti
più belli d’Italia e non aggiungo altro.

 

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PAOLO REALI

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