La 100 km del Gargano vista da Vito Carignani

tutto quel chiasso ei non degnò d’un guardo

e a brucar serio e lento seguitò.

foto 2Nella Foresta Umbra, dal decimo km, non un asino silente del Carducci, ma buoi in fila lungo i pendii, tintinnio dei campanacci, che appaiono e scompaiono tra fitti tronchi d’alto fusto, assenti soltanto Pan e le Ninfe. Unico spettacolo, alleviante, già, dall’inizio la dura fatica di superare il dislivello sino agli 800 metri di massima asperità. Tanto sino al sedicesimo.

Dopo discesa… da prendere con le pinze, con il buon Michele di “Frizzi e Lazzi” a urlare, ritmicamente “voglio la salita”.

Orografia del territorio addolcita, foresta mutata in prati lussureggianti, mucche non più sparse, in fila, ma a mandria anche di 20 unità, tra l’erba dei prati, nella luce sfolgorante del meriggio.

Periferia di Vieste, lungomare, quarantesimo km, dopo, al bivio, prosecuzione per Peschici e giro di boa per fine maratona. Decido di finire la mia corsa ai 42,195 km. Il Presidente Gino Paolo, mi ospita in macchina per il rientro a Cagnano. Tutti i sessanta km, lentamente, ad incoraggiare, incitare, fare foto agli amici. Volti oltremodo tirati, già dal cinquantesimo, tuttavia determinati, “cocciutamente” decisi ad arrivare “in fondo al viale”. Già prima Raffaella a dirmi: “anche trascinando, con una gamba sola, dovrò appendere al collo quella medaglia!”. Forse sarà stata l’ultimo atleta al traguardo delle ore 3,30 di domenica 12.

Visione rara, abbaglio della vista: l’azzurro del mare, il volo degli uccelli al seguito della corsa, tra Vieste-Peschici e verso Rodi, al tramonto, prime ombre del crepuscolo. Rodi all’orizzonte, maestosa con i suoi palazzi bianchi, in fila lungo il mare, retaggio di antica nobiltà, incrocio di popoli, costumi, diverse civiltà. Il tutto raccolto nell’imponente centro storico.

Gli ultimi 15 km, tra Rodi e Cagnano, estremo sforzo, immensa fatica per la gran parte. Buio, alberi di olivo visti quali ombre vaganti, l’abbaiare dei cani delle numerose aziende agricole ed agriturismi come “Bio Russi”, il cielo stellato, freddo pungente, ma, Carpino sulla collina a sinistra, nello splendore di luce notturna, incastonato, simile a corpetto di leggiadra fanciulla. Dopo, finalmente: Cagnano! Circa 5 km di ascesa, tortuosi tornanti sino all’arrivo.

foto 3Il primo entro le 8 ore e trenta, l’ultimo alle 18 ore, tutto un universo, umanità nel mezzo. Dire di Pasquale Giuliani come atleta, è superfluo, lo conosciamo, ci conosciamo abituati all’estremo sforzo, frutto di impegno, stile di vita, diverso dal comune agire. Voglio parlare di Pasquale che coinvolge, organizza, si assume responsabilità, rischi materiali, impegno, determinazione estrema nel raggiungimento dell’obiettivo. Venerdì 10 aprile, alle 15, era in quel di Vieste a tracciare il percorso, sino a Cagnano a notte fonda. Sabato sino alle 9,30 a Vico a distribuire pettorali, poi sino alle 03,30 del mattino di domenica sul traguardo. Domenica mattina, a Vico per l’avvio della mezza maratona, e a Cagnano sino a mezzogiorno per le premiazioni. Nessun commento: BRAVO PASQUALE.

C’è un altro “piccolo, grande uomo”: Don Luca Santoro, parroco, pastore di anime, maratoneta da 3 ore e 34 minuti a Vieste, nella gara in questione. Ancora, intorno a 12 ore nel Passatore. Un esercente a Cagnano, alle mie parole di elogio all’uomo e prete, ha replicato: “Si, vero quel che dici, ma quando sei solo… puoi fare poco”. “Continua, caro Don Luca, nel perseguire “quel poco”.

Un consiglio, suggerimento all’amico Pasquale. Fare raffronti, stimolare, pur se larvatamente, conflittualità col “Passatore”, non credo sia opportuno, oltre che non conveniente. Sono due mondi diversi, poi tra la 43^ edizione del Passatore e la nostra prima edizione, c’è in mezzo una storia, un vissuto ancora da sperimentare. Se la 100 km del Gargano continua, sarebbe da fare, piuttosto, un gemellaggio col Passatore. Consono alle due splendide realtà naturali, paesaggistiche.

Infine, ma non per ultimo, mi sia consentito un riferimento, menzione speciale, encomio ai quattro atleti dell’Amatori Corigliano: Viviana Verri, incomparabile atleta, prima delle donne, in 10 ore 51 minuti, Antonio Specchia, mentore del gruppo, Rita Meleleo e Rosa Fasiello, che hanno chiuso appaiate dopo il lungo, fantastico viaggio tra le vie del promontorio.

Arrivederci alla 2^ edizione, spero di esserci nella peggiore delle ipotesi: “da spettatore”.

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