


La 100 Km delle Alpi, si sviluppa su un percorso in linea tra le città di Torino e Saint-Vincent. Certo, partire dal capoluogo Sabaudo alla volta della Valle d’Aosta che abbraccia rapidamente con le sue maestose e avvolgenti cime il “viaggiatore” è già di per sé un buon motivo per fare di questa gara una delle più affascinanti del panorama mondiale delle 100 km.
Uno scrigno di tesori enogastronomici, culturali, d’arte e divertimento, questo è ciò che aspetta partecipanti ed accompagnatori della 100 Km delle Alpi, agli occhi dei quali, chilometro dopo chilometro, si sveleranno le meraviglie dei Comuni attraversati, fatte di tradizioni secolari, tramandate di generazione in generazione.
E proprio della tradizione gli organizzatori della 100 Km delle Alpi, vogliono fare un punto di forza della manifestazione, portando partecipanti e accompagnatori a conoscere le eccellenze che è possibile incontrare in tutti i Comuni attraversati dal percorso, Comuni che non riducono certo la loro ospitalità ai giorni della corsa, ma che anzi sono una vera e propria miniera di eventi da vivere durante il corso dell’intero anno.
Torino, Leini, Lombardore, Rivarossa. Argentera, Feletto, Cicogno, Agliè, Baldissero, Vidracco, Vistrorio, Val di Chy, Lessolo, Borgofranco d’Ivrea (Baio Dora), Quassolo, Tavagnasco, Carema (Piemonte), Pont Saint Martin, Donnas, Arnad, Verres, Montjovet, Saint-Vincent (Valle d’Aosta), hanno dimostrato fin dalla prima edizione nei confronti di questa corsa, un affetto incondizionato, ripagato da 100 Km di emozioni.
LA STORIA DELLE 100 KM IN ITALIA
Fu proprio a Torino, nel lontano 1963 che prese il via la prima corsa lunga 100 Km. L’evento ebbe dello straordinario laddove si consideri che la stessa maratona era in quegli anni vista dai podisti come qualcosa di insostenibile. Le maratone erano peraltro pochissime, nulla a che vedere col fenomeno di massa negli anni diventato. La distanza che i partecipanti a quell’antenata della moderna ultramaratona furono chiamati a coprire prevedeva la partenza da Torino e l’arrivo alle Terme di Saint-Vincent. Furono 12 i pionieri di quell’avventura, nata dalla mente del Signor Fortunato Frazzetta il quale, raccontano i cronisti dell’epoca, prese ispirazione dagli Stati Uniti, dove all’inizio del ’63 l’allora presidente John F. Kennedy aveva auspicato che tutti gli americani potessero essere in grado di compiere un certo cammino a piedi, di buon passo.
Naturalmente non si trattava di emulare i marines, che marciano normalmente anche per 80 chilometri, ma tutti i cittadini in buona salute dovevano, secondo il Presidente, essere in grado di percorrere almeno una quarantina di chilometri.
Poco tempo dopo Robert Kennedy, fratello del presidente e ministro della giustizia, insieme ad altri personaggi di spicco compì effettivamente una marcia di 80 km.
Frazzetta ne fu molto colpito, al di là del semplice fatto sportivo. Infatti la camminata era un modo per stare meglio fisicamente e psicologicamente, era un pretesto per riscoprire la natura, ma era anche un efficace sistema per rendere tutti uguali.
Nessuno è più importante degli altri quando si corre, tutti sono sudati, impolverati, stanchi: anche i potenti, anche il Presidente degli Stati Uniti.
Da quel momento l’idea di realizzare un’occasione di misurare in una prova così estrema il fisico umano, divenne per il nostro uomo una specie di fissazione, nonostante lo scarso interesse di amici e conoscenti. E quel sogno alla fine divenne realtà il 10 marzo del 1963. La vittoria arrise a Franco Venturi e Federico Anselmino che varcarono, esausti ed abbracciati insieme, il traguardo di Saint-Vincent dopo 18h.30.
La corsa, fu disputata ininterrottamente fino al 1987, edizione che vide la vittoria di Boris Bakmaz.
Sospesa dal 1988 al 1995, fu oggetto di un revival 18 maggio 1996 che vide però la partenza invertita e l’arrivo a Feletto 75 km, infine ultimo tentativo (26a edizione effettiva) il 27-28 settembre 1997, arrivati 22.
Nel frattempo grazie a un nascente movimento, l’ultramaratona cominciava un lento ma lusinghiero cammino di crescita, tale da consentire oggi agli amanti delle lunghe distanze un calendario zeppo di appuntamenti.
LE 100 KM IN ITALIA OGGI
Volendo restare nel mondo delle 100 Km, non possiamo non ricordare come gli amici del Passatore, a loro volta campioni di lungimiranza, seppero 50 anni fa iniziare un’avventura lunga 100 Km, avventura che unisce le città di Firenze e Faenza attraversando idealmente i territori palcoscenico delle gesta del famoso brigante.
Nel frattempo a queste più famose corse, si sono aggiunte altre diverse manifestazioni.
Tra queste ricordiamo: 100 Km di Magraid, anche se in realtà si tratta di una gara classificata trail che si disputa in tre tappe, Asolo 100 Km e la 100 Km del Conero che però si corre su un anello di 7 Km da ripetere più volte. In questo scenario ecco dunque contraddistinguersi la 100 Km delle Alpi, unica corsa dove ad essere protagonisti non sono solo i concorrenti ma anche accompagnatori, abitanti dei Comuni attraversati ed i Comuni stessi, che ricoprono all’interno dell’evento un ruolo da protagonisti.
5 GRAN PREMI CITTA’ di…:
Torna “Il Gran premio città di….”. Si tratta in pratica di un’iniziativa che tanto successo ha ottenuto nelle passata edizioni, tesa a premiare quei concorrenti che non potendosi distinguere per qualità atletiche assolute, vengono premiati in base ad un criterio di casualità che tiene conto dell’orario di passaggio dei singoli concorrenti nei comuni sede di Gran Premio, che transiteranno dal punto di rilevamento tempi, con il “crono” più vicino a quello del tempo consegnato ai sindaci prima della partenza.
Riconoscimenti: Il successo della 100 km delle Alpi,riconosciuto in maniera unanime da protagonisti, Istituzioni, sponsors, pubblico, media, un successo andato oltre ogni più rosea aspettativa, è il frutto di mesi di duro lavoro. Per questi motivi non possiamo che guardare con fiducia all’edizione del 12/13 ottobre. Si aggiunga poi che questa edizione, la 100 km delle Alpi, oltre ad essere inserita nel calendario nazionale delle federazioni (FIDAL / IUTA), sarà valida anche come prova di Criterium IUTA e che potrà contare sulla “Bronze label” IAU (International Association Ultrarunners), qualifica di grandissimo prestigio internazionale.
ULTRAMARATONA UN FENOMENO IN CRESCITA
La corsa a piedi come alleata della salute, benessere, forma fisica è un fenomeno in crescente ascesa. Sono molte infatti le persone passate in breve tempo da timide uscite nel parco più vicino a casa, fatte di brevi tratti di corsa alternati ad altri più lunghi camminando, a corse sempre più impegnative dalle più disparate distanze, che ogni domenica affollano le strade del Paese.
Non è un caso infatti che una corsa, dai più considerata proibitiva come la Maratona, sia diventata oggi un vero e proprio fenomeno di massa.
Sono moltissime le Maratone che in giro per il mondo raccolgono in un solo giorno migliaia di iscritti, addirittura in certi casi la lista d’attesa per le iscrizioni, può durare anni (New York, Londra per citarne due tra le più famose). Ma la frontiera dell’essere umano è qualcosa in continua evoluzione ed ecco allora crescere parallelamente anche il movimento della Ultramaratona, un fenomeno già molto significativo in diversi paesi del mondo, una disciplina che vede il nostro Paese ai primi posti nelle classifiche mondiali. La nostra Nazionale della 100 Km si è più volte laureata campione iridata e di Europa e il nostro alfiere Giorgio Calcaterra è stato uno degli interpreti sulla distanza tra i più forti al mondo (forse il più forte).
CONSIDERAZIONI
Organizzare una corsa in linea di 100 Km è certamente un impegno gravoso. Il particolare momento economico mondiale, i tagli ai contributi allo sport messi in atto dalle Istituzioni, il numero di addetti necessari a garantire a tutti i partecipanti la sicurezza ed il supporto necessario per affrontare una prova così impegnativa, determinano ogni anno l’annullamento di diverse manifestazioni, anche su distanze più brevi che richiedono uno sforzo organizzativo più semplice. In questo scenario “catastrofico” fa eccezione la 100 Km delle Alpi, giunta ormai alla sua XV edizione, che si presenta ai blocchi di partenza con il suo collaudato bagaglio di esperienza, passione ed entusiasmo.
Merito di tutto questo va ascritto principalmente alle Amministrazioni, ai gruppi di volontari, protezione civile, pro loco e cittadinanza tutta, dei Comuni interessati dalla corsa.
Siamo convinti che il miglior rifugio dove ripararsi nei momenti difficili sia la famiglia e forse proprio grazie al fatto che con i Comuni di partenza e arrivo e quelli attraversati, si sia creato un rapporto “familiare”, che tutte le difficoltà trovano soluzione permettendoci di sostenere la passione dei runners, che sempre più numerosi scelgono la nostra corsa per un sogno lungo 100 Km.
Ognuno dei 100 Km della corsa rimane impresso in maniera indelebile nelle menti dei partecipanti grazie alla particolarità del percorso. Un tesoro di bellezze naturali e d’arte si spalanca agli occhi dei partecipanti e dei loro accompagnatori fin dalla partenza nella comoda cornice offerta dalla Circoscrizione 6. La scelta degli organizzatori poi, non di sfiorare i Comuni protagonisti della corsa ma bensì di attraversarli nei loro centri, spesso affollati da gente festante al passaggio dei podisti, è risultata senza dubbio una scelta azzeccata.
In quasi tutti i punti di ristoro, uno ogni 5 Km, in pratica uno per ogni Comune attraversato, oltre naturalmente trovare cibi e bevande ideali a sostenere lo sforzo degli atleti è possibile gustare un prodotto tipico locale: i torcetti di Agliè, i canestrelli di Borgofranco d’Ivrea e poi le torte, di San Bartolomeo a Vistrorio, il pane di Val di Chy, la miassa di Tavagnasco e dopo 70 Km perché no, un esclusivo assaggio di vino Carema, vino che prende il nome dal paese che segna il confine tra Piemonte e Valle d’Aosta, una valle che tra le sue eccellenze gastronomiche presenta il lardo di Arnad. Ma non è solo il palato a trovare soddisfazione lungo i 100 Km del percorso, ad ogni curva il “viaggiatore” scopre bellezze naturali e d’arte che meriterebbero una visita più approfondita. Il percorso della Dora che accompagna la carovana per tutto il tragitto offre numerosi fermo-immagine meravigliosi, così come le chiese e i palazzi monumentali dei Comuni piemontesi e i numerosi resti romani e le fortezze della bassa valle che il percorso accarezza. Tutto ciò lascia al passante la possibilità di ammirare, godere, amare quei luoghi che resteranno per lungo tempo nel profondo dell’anima sia dei concorrenti che dei loro accompagnatori. Una buona ricetta per non dovere aspettare un anno per rivivere emozioni così forti è la possibilità di tornare in uno qualsiasi dei Comuni attraversati dalla corsa durante l’anno.
Sono diverse le occasioni buone per farlo: fiere, feste patronali, carnevali, fiere gastronomiche animano durante l’intero anno il territorio interessato dalla corsa.
100 KM DELLE ALPI: UNA CORSA DA RECORD
Era il 2010 quando, portando a termine l’incredibile traguardo di 7 gare da 100 Km ognuna, corse in altrettanti giorni consecutivi, Enzo Caporaso ha proiettato la 100 Km delle Alpi e tutti i Comuni interessati direttamente nel grande libro dei Guinness World Records.
Furono organizzate ben sette gare da 100 Km, ognuna delle quali prendeva il via inderogabilmente sotto l’attenta osservazione dei giudici Fidal, alle ore 09.00 del mattino. Non si trattava dunque di dover correre 700 Km in sette giorni, ma proprio di presentarsi ai blocchi di partenza ogni giorno per una gara da 100 Km approvata Fidal.
Nei primi sei giorni del tentativo drammaticamente flagellati da piogge torrenziali, furono diversi i concorrenti che arrivarono al Parco Ruffini, per accompagnare Caporaso nel tentativo. Col passare dei giorni la diffidenza iniziale che sempre accompagna questo genere di tentativi, lasciò spazio alla convinzione che questa sfida lanciata da Caporaso, sarebbe potuta giungere ad una felice conclusione.
Delle sette prove, ultima in programma fu proprio la 100 Km delle Alpi, che Caporaso concluse in 19h 23’11”, tempo che gli consegnò l’ultimo posto, appena in tempo per restare nel tempo limite delle 20 ore.
Erano le 05.23 del 20 giugno 2010, la 100 Km delle Alpi entrava nel Guinness dei Primati.
CONOSCEVI LA CORSA TORINO – SAINT VINCENT?
“SI L’HO CORSA MA MI SONO FERMATO A IVREA”
Confrontando gli iscritti della 100 Km delle Alpi con quelli del Passatore, abbiamo domandato allo “storico” della federazione, il perché, secondo lui, di tale differenza.
La sua risposta è stata che tolto uno “zoccolo duro” di circa 300 persone che potevano essere riconosciute come abitueé delle lunghe distanze: “in Toscana e in Romagna ogni bambino che nasce sa già che prima o poi, almeno una volta nella vita dovrà correre il Passatore”, dimostrazione di un popolo attaccato alle sue tradizioni, attaccato alle sue radici. E pensare che l’ultramaratona è nata invece proprio in Piemonte e Valle d’Aosta, nel lontano 1963 e proprio da una gara che prendeva il via dalla periferia nord di Torino per arrivare fino alle Terme di Saint-Vincent.
Quella corsa in oltre 20 anni di attività ininterrotta arrivò dai 12 partenti della prima edizione alle migliaia che affollarono le partenze dei primi anni ’80.
Certo erano altri tempi: non vi erano limiti d’età, obbligo di tesseramenti, nemmeno la visita medica era obbligatoria eppure la gente rispondeva con entusiasmo a quel desiderio di spostare sempre più in avanti il proprio limite, atteggiamento insito nell’essere umano.
Di quell’antenata della 100 Km delle Alpi, il crocevia principale era Ivrea. Provate a chiedere a qualche podista non più giovanissimo, scoprirete certamente tra loro qualcuno che la Torino Saint-Vincent l’ha fatta ma che “si è fermato ad Ivrea”.
Non vogliamo convincervi ora che correre per 100 Km sia una cosa semplice, alla portata di tutti, vorremmo piuttosto farvi capire come può essere comunque, bello, gratificante, appagante partecipare e poi “fermarsi ad Ivrea”.
Diciamo altresì che da Ivrea la 100 Km delle Alpi non ci passa, ora non sappiamo se questo potrà incoraggiarvi visto che molti si fermavano lì e da lì non ci si passa, a venire per terminarla, in ogni caso più o meno alla stessa distanza, il percorso della corsa arriva as Agliè , cittadina altrettanto, bella ed ospitale dove fra vent’anni potrete raccontare di esservi fermati “ho corso alla 100 Km delle Alpi ma mi sono fermato as Agliè”.
La 100 Km delle Alpi è patrimonio del podismo piemontese e nazionale, sostenete la 100 Km delle Alpi venite a correrla e poco importa se vi fermerete a Leinì, Borgofranco, Tavagnasco, Verrès o taglierete il traguardo di Saint-Vincent l’emozione che proverete sarà unica in ogni caso.
Per farvi capire quanto di vero ci sia in quanto avete appena letto ecco la foto di un “podista non più giovanissimo” e che podista non è più, anzi forse non lo è mai stato, uno di quelli che chiamava due amici e diceva”andiamo a correre?” e poco importava se si trattava dei 12 chilometri della stracittadina, delle salite del giro della collina o di 100 Km tra Torino e Saint-Vincent, l’importante era andare, partecipare.

Conosco Luca da vent’anni, lo vedo due mesi all’anno visto che frequentiamo la stessa spiaggia e in 20 anni non gli ho mai visto fare nulla di sportivo anzi, fino a due anni fa fumava pure come una ciminiera. Tutto avrei potuto pensare di Luca, meno che un giorno avesse corso la Torino-Saint Vincent. Una sera per puro caso il discorso “vira” sulla corsa e lui li mi confessa questo suo sforzo di gioventù “Ma l’hai corsa tutta?” chiedo curioso e lui mi risponde: “no, mi sono fermato a…”
Dove si è fermato Luca, le sue emozioni i suoi ricordi lasciamo che sia lui stesso a raccontarceli.
“Mi chiamo Luca Ferrero adesso ho sessant’anni, se la matematica non mi tradisce sono passati ben 47 anni, però quel ricordo mi è rimasto impresso, non per la fatica che il giorno dopo, vi assicuro, si è manifestata tutta, quanto piuttosto per l’emozione che dal giorno in cui io e miei due cari amici decidemmo che: sì, avremmo corso la Torino-Saint Vincent, ci accompagnò in quella che fu una “Brancaleonica” preparazione per affrontare 100 km, quei 100 km, che mentre li fai e l’asfalto ti scivola via sotto i piedi, ti sembra di vivere in un’altra dimensione e realtà.
Noi tre, io Massimo e Plato (abbreviazione di Platania, il suo cognome) tre compagni di scuola, che con la passione di correre eravamo sempre di corsa, tanto da partecipare alle varie, giro della collina, stra-Torino che in quegli anni muovevano i primi tiepidi passi, noi con l’arroganza dei nostri 16 anni, noi convinti che tutto era possibile. Però i cento erano un’altra cosa, ci saremmo riusciti.?
Boh!!! Noi eravamo determinatissimi, quella mattina di maggio pioveva e faceva freddo, alle 6 del mattino in piazza CLN (TO) eravamo in tanti di tutte le età. L’attesa sotto l’acqua era snervante e ci preoccupava, sulla nostra macchina di appoggio (guidata da mio padre), c’erano i cambi asciutti viveri e beveraggi, tutto era calcolato meno il tempo inclemente.
Finalmente il via, partimmo con la nostra andatura cadenzata, pronti ad affrontare tutti quei chilometri, con il ritmo nel cuore.
Sembrava tutto facile nei mesi passati, ma la pioggia incessante, la poca esperienza su lunghi tragitti ed i nostri 16 anni ci hanno fatto arrendere dalle parti di Quincinetto.
Mi è rimasto il rammarico di non riprovarci più, forse perché l’amico Massimo, che sento tutt’ora, l’anno dopo seguì i genitori, che per motivi di lavoro si trasferirono in Toscana, loro terra di origine.
Si ruppe il trio, così la voglia di correre…………a dire il vero io corsi ancora qualche anno ma mai in competizioni di livello amatoriale e brevi.
Comunque il ricordo di quei chilometri rimane vivo, non solo per l’età giovane e spensierata, ma per l’esperienza in sè, il calore che la gente ai bordi delle strade ti dava, al ritmo del passo che batteva come i nostri cuori.
Dunque, da chi meno te lo aspetti, può saltare fuori un ultramaratoneta: Ma le sorprese non finiscono qui, infatti abbiamo anche i ricordi di uno dei tre protagonisti della foto, Massimo:
“Trovo molto interessante che qualcuno abbia voglia di mantenere vivi dei ricordi, “i miei ricordi”, attraverso la pubblicazione di questo racconto e devo confessare che da quando l’ho saputo, più di una volta mi sono tornate le sensazioni di quella piovosa e allucinante mattina del 1977…
La prima sensazione è sicuramente olfattiva con l’ olio canforato usato dai podisti per sciogliere i muscoli il cui odore impregnava l’aria dei portici di piazza CLN, dopodichè il momento della partenza (non sentita ma effettuata perché tutti cominciavano a correre).
Mi ricordo che da giovani incoscienti e senza un minimo di allenamento, sfrecciavamo a razzo per le vie del centro superando di slancio folti gruppi di persone più o meno organizzate.
C’erano infatti dalle società podistiche, a gruppi di amici come noi, impavide mamme con il passeggino, e gli immancabili anziani che corrono insieme al proprio cane (iscritto d’ufficio con tanto di pettorale).
Al passaggio da Volpiano e dal primo rifornimento fummo informati che presumibilmente eravamo nei primi 100 (mah!).
Questa notizia ricordo che ci caricò ancora di più e se possibile aumentammo ancora il nostro ritmo (come se non sapessimo che l’impresa era quella di coprire tutti i 100Km del percorso).
Infatti di lì a poco, insieme al sole che si faceva strada tra le nuvole, anche la stanchezza cominciò a farsi sentire e i tratti camminati furono sempre più lunghi e frequenti di quelli corsi.
Mi ricordo che molte persone che alla partenza avevamo “sverniciato” ci superavano lentamente ma inesorabilmente (se solo avessero continuato ci sarebbero state anche le mamme con i passeggini).
I miei pantaloni lunghi di nylon per lo sfregamento erano riusciti con successo a “scartavetrare” l’interno delle mie cosce (cosa che mi costrinse come un fantino del Palio di Siena a camminare a gambe larghe per tutta la settimana successiva).
Il colpo di grazia ce lo dette il passaggio da un paese il cui nome mi pare fosse Montalenghe e dove era fissato un punto di ristoro. Ebbene, si erano mangiati e bevuti tutto e su quei lunghi tavoloni e in terra giacevano solo bicchieri di plastica usati e mezzi schiacciati, panini calpestati con improbabili ripieni di “ex” sottilette e fette di limone strizzate.
Uscendo dal paese l’ultima scena è quella di un lunghissimo rettilineo assolato della campagna torinese con noi 3 a distanza di 100 metri l’uno dall’altro con andatura prossima a quella del nostro “collega” Dorando Pietri sul rettilineo d’arrivo nella maratona di Londra 1908, senza nessun altro partecipante alla corsa nel nostro campo visivo e con l’ammiraglia (il mitico squalo celeste) guidata dal padre di Luca che ci seguiva a distanza aspettando con una pazienza infinita (cosa di cui non l’ho mai ringraziato abbastanza) la nostra capitolazione. Quando ci sbracammo esausti sui sedili il signor Ferrero ci disse che avevamo percorso 42Km (all’incirca la stessa distanza delle maratone) e allora ricordo che con un sorriso misto ad una smorfia di dolore, ci guardammo e capimmo nel nostro piccolo di avere fatto un’impresa. Sul diploma di partecipazione scrissi che mi ero ritirato a Montalenghe al Km 42 per conservare la memoria di quel giorno (ma come vedi è un ricordo indelebile nelle nostre menti).
Per la cronaca la nostra corsa prevedeva ancora 15Km di pianura fino ad Ivrea dopodiché cominciava una leggera salita fino a Pont St. Martin e poi gli ultimi 25-20 Km. di salita “vera”.
Il tempo che è servito a coprire i nostri 42Km non è importante ma per darvi un’idea il vincitore di quell’edizione impiegò a un’ora meno di noi a percorrere i 100 Km del tracciato.
Proprio la scorsa settimana, al mare, ho raccontato questa storia e la possibilità che sia contenuta in un libro ad un amico maratoneta settantenne di Prato in procinto di partire per correre la maratona di Berlino.
Dopo avermi ascoltato attentamente mi ha detto in perfetto dialetto Pratese: “ganzo!! ma se ti garbava (piaceva) tanto ‘orrere (correre), perchè un tu’ rihominci? (perché non ricominci?). Ma lo sai che ha proprio ragione?
Riguardo spesso con tenerezza quella fotografia in bianco e nero che ritrae me, te e “plato” in quel lontano Maggio del”77 e penso che anche se sono passati quasi 35 anni molto dello spirito di quei 3 amici è rimasto invariato (per fortuna!!). Questo percorso scritto mi è sicuramente servito per ritornare indietro in quegli anni di adolescenza irrequieta ma anche spensierata dove passavamo interi pomeriggi ad ascoltare LP e a suonare la chitarra”.
Due amici, la stessa corsa, due ricordi pressoché simili se non in un particolare: dove si saranno fermati i tre? nei pressi di Quincinetto come sostiene Luca o dopo 42 Km in località Montalenghe come sostiene Massimo? Probabilmente il terzo, “Plato” avrebbe potuto fugare i nostri dubbi, in assenza ci permettiamo dunque di considerarli ”fermati ad Ivrea” che con buone probabilità si trova alla distanza media tra i luoghi segnalati dai nostri amici. In ogni caso da questi racconti ancora una volta di più si evince come non sia importante il punto in cui si arriva ma quanto importante, emozionante, indimenticabile e premiante sia partecipare.



Salve, ma quindi questa prenderà il posto della 100km su circuito cittadino?
Sì, in pratica ritornerà la corsa in linea, da Torino Saint Vincent: una specie di Passatore, ma su un percorso più bello e in una stagione meno torrida.
perfetto , io ho fatto 2 edizioni. dove trovo il regolamento ?
Anche io due, bei ricordi.
Regolamento e iscrizioni
https://www.timingrun.it/EventiTR/pages/percorsi/dettaglio.php?event=349
con il bus da s. vincent a torino ( porta nuova ?) quano empo impiega ? forse 1 ora ? grazie
ma quando parte il 12 o il 13 ottobre , si possono avere piu informazioni?
possibile avere la traccia scaricabile del percorso?
Possibile partecipare con runcard standard?