Intorno alle ore 14.45 locali, le 20.45 italiane, circa tre ore dopo l’arrivo dei primi, mentre numerosi dei 23˙326 partenti erano ancora in gara, a pochi metri dalla linea d’arrivo, due potenti esplosioni, con bombe artigianali, una a pochi secondi dall’altra, dimostrando quanto sia difficile garantire la sicurezza anche in presenza di poliziotti. La gara è stata presto sospesa. Ad un primo bilancio sono stati oltre i 170 feriti, in gran parte atleti e familiari che erano occorsi a salutarli; tra i numerosi feriti, 17 hanno avuto arti amputati. I morti sono stati invece tre:
– una ragazza di 29 anni, Krystle Campbell, che stava cercando di risparmiare lavorando duramente come cameriera per potersi sposare;
– una studentessa cinese, Lu Lingzi, di 23 anni, arrivata alla Boston University a costo di numerosi sacrifici con il sogno di lavorare nel mondo della finanza;
– un bambino di 8 anni, Martin Richard.
Proprio quest’ultimo è diventato il simbolo di questa tragedia, che ha sconvolto la città e non solo. Il piccolo stava correndo ad abbracciare il padre Bill sulla linea del traguardo, quando le bombe lo hanno fermato. La foto che ritrae Martin, sorridente, che regge un cartello in cui invoca pace per tutti, ha fatto il giro del mondo: ma la violenza non l’ha risparmiato.
In questa drammatica tragedia molte sono le storie di solidarietà emerse: dopo aver tagliato la linea del traguardo numerosi partecipanti, uditi gli scoppi, si sono prestati a soccorre i feriti. Il giorno dopo il triste evento, martedì 16, in tutte le chiese della città si è tenuta una commovente veglia di preghiera. Poi giovedì 18 il presidente statunitense Barack Obama ha partecipato ha un commemorazione interreligiosa nella cattedrale della Santa Croce.
«Lo sport dovrebbe unire, quel che è successo a Boston è terribile», commenta l’eterno campione etiope Haile Gebrselassie.
Sabato 20 aprile si è conclusa la caccia al terrorista che aveva paralizzato un’intera metropoli, con la scoperta di un 19enne semi-dissanguato, Dzhokhar Tsarnaev, 19enne naturalizzato americano di origine cecena, sospettato con il fratello Tamerlan ucciso giovedì di aver seminato morte e terrore alla maratona del 15 aprile: finito l’incubo restano i dubbi. Il presidente Obama: «Si chiude un capitolo, ma mancano tante risposte».
Domenica 21 aprile alla London Marathon, con 35 mila partecipanti, 30’ di silenzio prima del via, come omaggio alle vittime della maratona di Boston.
Dopo quello che è successo il 15 aprile a Boston tutto il movimento maratona cerca nuova serenità: ma lo sport non può fermarsi.
La Boston Marathon è nata nel 1897, la più antica del mondo e la più ambita dagli amatori: per partecipare c’è infatti un tempo limite in base all’età. È organizzata dalla Boston Athletic Association, un’associazione sportiva la cui fondazione risale al 15 marzo 1887. Le origini di tale gare si devono a John Graham, il quale partecipò alla prima Olimpiade moderna ad Atene 1896. Egli tornò a Boston così entusiasta di quella storica esperienza, che desiderò riprodurre la celebre gara ispirata all’impresa di Filippide anche nella sua patria. Il percorso di gara è effettivamente impegnativo, perché include quattro salite di per sé non particolarmente ripide, ma presenti dopo 26 km di corsa, quando cioè la stanchezza inizia a farsi sentire. La difficoltà principale della corsa, non sono tanto le salite, dure in se stesse, ma che i primi 10 km del tracciato sono tendenzialmente a scendere, e vi è poi il lungo e ripido tratto in discesa dopo metà gara; le discese che risultano particolarmente impegnative, in quanto la corsa in discesa determina un maggior carico a livello muscolare, dovuto all’impatto con il terreno, il quale provoca uno stiramento muscolare (concentrazione eccentrica) che si contrappone all’accorciamento muscolare (contrazione concentrica). Il corridore compie centinaia di piccoli passi con tale sollecitazione muscolare, specialmente a carico dei muscoli anteriori delle cosce, causando una rottura delle fibre muscolari, denominata rabdomiolisi, e si determina uno stato di notevole affaticamento muscolare proprio prima di affrontare le salite.
Si ricorda l’edizione 2011 della Boston Marathon con la strepitosa prestazione di Geoffrey Mutai (2h03’02”) e di Moses Mosop (2h03’06”), entrambi kenioti, il primo 29enne ed il secondo 25enne. Sarebbero le due migliori prestazioni mondiali all-time, ma il risultato non è omologabile. Infatti, è eccessivo il dislivello tra partenza ed arrivo della classica gara americana. La Federazione Internazionale stabilisce che il primato sulla distanza dei 42 km può essere ratificato soltanto se conseguito su un percorso la cui altimetria non è superiore ad un metro al chilometro, quindi 42 m, mentre quella di Boston è di 3,22 m per km (136 m complessivi). Inoltre si tende a fissare partenza ed arriva nello stesso punto, ma la distanza tra i due punti non può essere superiore al 50% del chilometraggio complessivo, quindi 21 km, e questo a Boston non è possibile in quanto il percorso è praticamente rettilineo. Tuttavia., pur non omologati, i tempi conseguiti dai due kenioti compaiono nelle liste all-time annuali della IAAF, e soprattutto essi sono riconosciuti come qualificazione ai Giochi Olimpici ed ai Campionati Mondiali.


