La 6 ore di Felice Russo – Lavello (PZ), 06/09/2014

foto 2Imperterriti, sotto la pioggia, hanno portato a termine la misurazione. Poscia, l’Ing. Mario ha decretato: “La pista, misurata a regola d’arte, è lunga 1055 m. Pertanto, la distanza-maratona, il minimo necessario per poter essere classificati, si copre dopo 40 giri”. Esiste al mondo un personaggio preciso come il Segretario Tecnico del Club Super Marathon Italia? La prima conclusione è che la 6 Ore di Lavello ha il percorso meglio certificato del mondo. La seconda è che, mentre per tutte le altre ultramaratone alla correttezza della misurazione bisogna credere “per fede”, a quelle sul Lago d’Orta e di Lavello si crede “de visu”, perché documentate “coram populo”.

Quaranta giri! Roba da vertigini. “No problem”, ha rassicurato Mister Felice Russo, dopo aver deposto la pistola con la quale, alle ore 14:00, ha dato il via alla manifestazione. E decide di lanciare gli ultramaratoneti in pieno centro cittadino dopo tre ore di corsa. In itinere, si rende conto che i più veloci degli iscritti alla maratona potrebbero finirla non sul traguardo, ma in città. Il bravo speaker Paoletti, allora, annuncia: “Stefano Fubelli, Giuseppe Carciero e Antonio Nicassio non abbandonino la pista”.

foto 3E vanno verso la città. A questa incursione, ci tiene molto il Patron per dare visibilità alla manifestazione. Egli stesso, deposto l’abito elegante ed indossati i colori sgargianti della divisa della “Ermes”, si pone in testa al gruppone e percorre Via Roma, che è per Lavello ciò che la 5^ Strada è per New York. Più che correre, si sofferma a colloquiare con chi è seduto ai tavolini dei bar. Non so se li ha fatto tutti i cinque giri previsti lungo l’arteria cittadina: se non li ha completati, è in buona compagnia. Sono circa sei chilometri percorsi fra gli sguardi incuriositi, attoniti ed ammirati dei lavellesi, intenti allo “struscio” del sabato sera. Poi si torna nella solitudine della Zona 167.

Scoccate le 6 ore, ad un cenno del Mister, fuochi d’artificio illuminano un cielo pieno di nuvole che, per fortuna, avevano lasciato cadere tutto il loro contenuto nella mattinata.

Personalmente offre il pacco gara e la strepitosa medaglia; sul palco, di sua mano consegna coppe e riconoscimenti, non lesinando critiche all’ignaro Assessore presente, che buon senso consiglierebbe tenerselo caro.

foto 4La serata finisce nel tendone del pasta party, consumato con prodotti locali offerti con generosità. Quella generosità che ha agito da calamita, attraendo nella città lucana il meglio della qualità e quantità dell’ultramaratona italiana. La qualità era presente con Alberico Di Cecco, vincitore con 76,585 km (2° Lorenzo Zingaro, 3° Giuseppe Mangione), e Luisa Zecchino, vincitrice con 68,145 km (2^ Paola Pepi, 3^ Nunzia Patruno). La quantità con Vito Piero Ancora (770 maratone-ultra) ed Angela Gargano (640 maratone-ultra), nonché con Paolo Francesco Gino, reduce dalla scorpacciata di maratone (27 in 27 giorni) corse intorno allo splendido Lago d’Orta e sui verdi prati d’Irlanda.

Molto impegno e molto colore Felice Russo ci mette in questa sua gara, e molti soldi ci rimette. E’ così preso che, allo stesso tempo, diventa burbero, cordiale, generoso, padre-padrone, e terribilmente schietto.

Ci mette, soprattutto, molto amore. Quel grande amore che ebbe verso sua moglie, cui la gara è dedicata.

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