La 6 Ore Lavellese 2014 vista da Vito Carignani

Ancor più significativi nel foggiano: Antonio Piccinonno, Cantori di Carpino, novantadue anni, i compianti Nicola Sacco di Carpino, Matteo Salvatore di Apricena. Nella prima decade di agosto andate a Carpino per il Folk Festival. Spettacolo unico!

Perché quest’introduzione fuori tema? Com’è risaputo dagli amici, vado alla gara per conoscere il posto. Terminati km 45,990 oltre le 21, tornato alle 22 all’hotel Dante, centro Lavello, fatta la doccia, ho raggiunto famiglia ed amici ad una pizzeria-ristorante, per una frugale cena. Servizio, trattamento semplice ma professionale. Alle ore 0,30, uscita, un signore sui settantacinque anni, salutare come fosse all’ingresso di una masseria cent’anni addietro. Era certamente il proprietario dell’esercizio, avviato chissà da quanto tempo. Lo stile, educazione sempre gli stessi. I 13.790 lavellesi, certamente, conservano costumi, comportamenti, senso della vita, abitudini degli antenati. Per loro fortuna, non hanno, completamente, metabolizzato la modernità, non hanno smarrito l’identità originaria. I valori, la loro trasmissione, sempre immutabili, portano al raggiungimento dell’obiettivo.

foto 2Ecco, Felice Russo, uomo semplice, schietto, allo stesso tempo ponderato, duttile, attento, razionale, efficiente nell’organizzare l’evento. Pronto, pacato, ma fermo nel denunciare quello che non va all’assessore, durante la premiazione. Per esigenze proprie, limiti di età, abitudini personali, non ho gustato il pranzo pre e post gara. L’olfatto ha, però, recepito l’aroma proveniente dalle pentole fumanti! E… poi i commenti degli amici, decantanti il vino, ormai scarso nei boccioli.

Partenza ore 15,15 circa, prima parte della gara che scorre per le prime tre ore, sino all’incursione a centro città. Momento di sbandamento lungo l’anello transennato, perché non chiaro quante volte percorrerlo. Il tutto si risolve forse con un giro in meno di una parte di atleti, a mio parere, in perfetta buona fede. Maltrattati, durante la premiazione, verbalmente dal caro amico Capecci. Francesco, se riesci, ti consiglio, umilmente, di evitare quei toni per l’avvenire quando si è tra pochi intimi!

Commovente il ricordo di chi, purtroppo non c’è più, commemorazione alla partenza, con l’atleta che piange stringendo la targa al petto della persona cara defunta.

Semplici nella loro unicità e grandezza i festeggiamenti a Gino Paolo Francesco. Che uomo! A 15 minuti dalla fine, dirmi a chiara voce: “Maestro ti vedo pensieroso”. In tali frangenti nessuno mi aveva chiamato “maestro” mentre …camminavo.

Gara nobilitata da Alberico Di Cecco e Zecchino Luisa con i 76,585 e 68,145 km macinati nelle sei ore. Notevoli anche i tempi di 1:32 di Di Fazio Michele nella mezza e 3:18 di Fubelli Stefano nella maratona.

La terza edizione della “creatura di Felice Russo” ha avuto “una coda” e, che coda! Alle otto e trenta di domenica 7 settembre. Massimo Faleo, speaker, arbitro, cronomen, armato di carta e penna, per otto ore a guidare: Genco Giambattista, Capecci Francesco, Ancora Vito Piero, Gargano Angela, Rizzitelli Michele, Gallo Aldo, Calabrese Michele, Gavazzeni Giovanna Carla e…Gino Paolo Francesco alla maratona, girando intorno all’anello di 1.055 metri per soltanto 40 volte!.. Impressionante la vista di Genco Giambattista lungo l’anello, dopo i 61,815 km di appena poche ore trascorse. Strana una maratona con nove soltanto; però uomini con storia, trascorsi, gioie, dolori, vita degni di ricordo ed immenso plauso.

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