Ogni Maratona ha una storia a sé, Roma è una di quelle che, unitamente a poche altre, hanno un sapore e un valore speciale: per il numero di partecipanti che la colloca nettamente al primo posto in Italia anche come macchina organizzativa di spessore internazionale; perché si corre nella capitale con tutte le esigenze ulteriori che questo comporta; per il percorso più bello che si possa trovare.
Roma non è una città come le altre. È un grande museo, un salotto da attraversare in punta di piedi, come diceva Alberto Sordi.
Mi permetto però di affermare che, a mio modesto avviso, Roma esprima solo parte del suo potenziale. Si pensi ad altre gare internazionali, di minor tradizione, che si corrono in città non altrettanto belle e lungo percorsi non altrettanto suggestivi ma che contano un numero di gran lunga superiore di partecipanti. Lo dico senza polemica ma solo perché mi piacerebbe che anche in Italia potessimo avere una gara al pari di quelle delle altre grandi capitali europee dato che, tra l’altro, possiamo mettere in campo quella che, “nonostante tutto” è la città più bella del mondo.
Perdonatemi ora una piccola ma per me inevitabile digressione. Questa Città con la C maiuscola, che pure ha sempre avuto le sue criticità, è purtroppo scivolata sempre più nel degrado e nell´abbandono e ciò, vista la bellezza, l´incanto e la meraviglia che suscita in chiunque si trovi a percorrere le sue strade, mi riempie sempre di una grande amarezza.
Ma abbandono subito discorsi che possono in qualche modo rovinare il resoconto di questa bellissima ‘’festa’’ per tornare rapidamente a temi più pertinenti.
Bissare il crono dell’anno scorso sarebbe fantastico, ma in realtà mi porto dietro alcuni dolorini accumulati nelle ultime ultratrail, per cui ritengo di essere distante anni luce dalla condizione fisica di fine 2016. Qualche mese fa avevo il potenziale per avvicinarmi alle 4 ore, mentre adesso la mia massima ambizione è di terminare in 4:10.
Servono allenamenti veri per preparare una Maratona e fare “il tempo”. In questa disciplina non si inventa niente, e se non si è preparati a dovere, arriva il conto da pagare.
Ore 5:00 sveglia e partenza con gli amici della Nuova Podistica verso il destino. Alle ore 8:10 entro in griglia. Il cielo non promette nulla di buono, fitte nuvole si addensano sulla città. Due minuti prima di passare sotto l’arco di partenza inizia a piovere dapprima pacatamente per poi aumentare di intensità. Ecco Via dei Fori Imperiali, svolta a sinistra e si deve già andare di passo, la stessa scena ripetuta tante volte qui a Roma. C’è veramente una calca di gente e non si riesce a prendere il ritmo. Pur sentendomi discretamente, mi rendo però conto che non è giornata per pensare al risultato cronometrico. Il passaggio alla mezza è in linea con quanto prefissato, sto gustandomi la città che per merito della pioggia scosciante acquista un suo fascino particolare con i suoi scorci incantevoli. L’idea di aver concluso la mezza mi da carica poi, come era successo due settimane fa alla Maratona di Ferrara, di colpo avverto dolori alle gambe che di estendono fino al bacino. Le articolazioni si bloccano, per cui gli ultimi 10 km si rivelano i più infernali proprio nella parte più suggestiva di Roma. In queste condizioni, l’infinita Via del Corso e il tratto fino a Piazza di Spagna dopo aver circumnavigato Piazza del Popolo mi sembrano il Mortirolo. Ma sono al quarantesimo e una breve discesa mi porta in Piazza Venezia.
L’arrivo in via dei Fori Imperiali è prossimo e vivo le ultime decine di metri quasi in trance agonistica con la pelle d’oca. Nel rettilineo che porta al Colosseo cerco dentro di me le motivazioni che mi hanno portato fino a qui. Ancora pochi passi, alzo gli occhi al cielo e mi accorgo che sto sorridendo come un bambino felice.
In conclusione mi devo ricredere su tutto; non siamo a Parigi ma oggi è stata una vera “Festa mobile”. Gli organizzatori si sono dati molto da fare sotto tutti gli aspetti e il risultato è stato degno di questa città superando le più rosee aspettative. Lungo il tracciato si è sviluppata una festa senza sosta con 55 eventi musicali che ci hanno accompagnato per tutta la durata della gara. La partecipazione del pubblico, soprattutto nelle vie del centro è stata superlativa, i bordi delle strade invasi da decine e decine di bambini che entusiasti porgevano le loro manine al nostro passaggio.
Il percorso odierno ha presentato alcune piccole novità nella zona di partenza e arrivo, con 77 cambi di direzione (nessuna curva a gomito) e circa 7,6 km di sampietrini.
Sotto l’aspetto tecnico, non sono mancati alcuni tratti impegnativi. Le brevi salite tra via Pellegrino Matteucci (circa 3,5 km) e via Benzoni (circa 4,3 km a precedere il ponte Spizzichino) intervallate da una discesa e da alterne pendenze di via dei Campi Sportivi/via dell’Agonistica (2-3%) e via della Moschea (quindi dal km 28,1 al km 28,8) alle quali segue la discesa di Via Gaudini. Nella parte finale del percorso, la tradizionale salitella da via del Corso alla fine via Milano (13/14 metri in 3,3 km) e la conseguente discesa da Largo Magnanapoli a Piazza Venezia (per un totale di circa 500 m, con discesa rilevante di Via IV novembre) per un arrivo in velocità in Via dei Fori Imperiali.
Clicca qui per le foto (di Paolo Gino)
[Le foto qui pubblicate sono tutte “catturate” dal video di Paolo. Per questo sono leggermente “oblique” e un tantino sgranate. Rendono comunque bene le condizioni meteo avverse che non hanno però scalfito il fascino che la Città eterna regala ogni anno ai maratoneti. NdR]






Queste le nuove foto di Paolo:






