La maratona nell’età avanzata

L’irrigidimento e la tendenza alla riduzione di elasticità delle pareti delle arterie, avvengono in modo estremamente più lento in atleti, rispetto a chi non pratica sport. Infatti, le pareti delle arterie e del cuore tendono a diminuire di elasticità con il trascorrere degli anni, esponendosi di conseguenza a quelle patologie degenerative, che nella società trovano una così ampia diffusione. L’antidoto eccellente contro tale forma di invecchiamento cardiaco, sembra proprio essere la pratica sportiva costante. I lavori atletici effettuati oltre la soglia anaerobica stressano l’organismo in misura superiore rispetto a quelli svolti vicino o al di sotto di quella soglia.

foto 2La possibilità di prolungare al massimo la carriera atletica di un individuo e di rimbalzo la sua stessa vita, è profondamente legata al fattore peso, con una valenza sempre più importante con il passare degli anni, anche poiché, invecchiando, si assiste a un fisiologico decadimento della massa muscolare. Gli atleti avanti con gli anni che praticano la corsa, sono quasi tutti i magri, e anche pochi chili di peso possono incidere sul prosieguo o meno della loro vita sportiva. Il peso costituisce una sorta di cartina di tornasole del metabolismo di ognuno. L’equilibrio tra cibo ingerito e calorie spese, garantisce alla macchina umana il massimo dell’efficienza. Se tale equilibrio si spezza, la macchina potrà continuare a funzionare, ma la sua resa prestativa e la durata dello sforzo tendono inevitabilmente a calare per l’insorgere di scompensi di vario genere. Inoltre il peso corporeo si correla con la patologia da sovraccarico e da usura, poiché articolazioni, tendini e legamenti possono essere risparmiati se il carico è contenuto. Se l’allenamento intenso tende a sacrificare la componente elastica dei tessuti, una giudiziosa gestione degli allenamenti potrà garantire una particolare longevità atletica, senza incupirsi per qualche acciacco, infortunio e dolore, i quali comunque potranno sempre rientrare nella normalità, eventi verificabili nella normale esistenza.

Nella corsa di fondo e nella maratona in particolare, riveste un’importanza fondamentale avere un’ottimale utilizzazione dell’ossigeno e delle fonti energetiche a livello mitocondriale. Tale ottimale utilizzazione può persistere anche dopo i quarant’anni e oltre. Essa dipende da un corretto e programmato regime di allenamento durante il periodo agonistico. Pertanto, i risultati offerti da atleti avanti negli anni, debbono essere considerati anche in chiave psicologica. Ora la corsa di resistenza stimola notoriamente i processi di introspezione e di meditazione. L’atleta che pratica le corse di lunga lena è portato a guardarsi dentro, a cercare nel profondo della propria anima i significati e le motivazioni da dare agli alti livelli di fatica fisica e mentale quotidianamente offerti dagli allenamenti. Una maggiore quota di maturità offerta dall’età adulta, pertanto può essere un fattore non trascurabile nel raggiungimento di quella “conoscenza di se stessi”, che deve condurre l’atleta al superamento dei propri precedenti limiti. Infatti, l’atleta, laddove aspira a raggiungere il proprio primato personale, deve esattamente dare un significato a se stesso e alla fatica che sta facendo: in sostanza dev’essere veramente maturo come uomo.

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