Dagli anni che irreparabilmente fuggono (ruit hora et fugit irreparabile tempus, mi hanno fatto tradurre da Virgilio), non ci si può sottrarre; contro il declino, qualcosa si può fare (la funzione crea l’organo, mi hanno insegnato in fisiologia). Saggezza consiglierebbe di non eccedere con l’impegno fisico, ma fino all’età tonda di 70 anni voglio essere irruente, poi sarò saggio.
Ecco perché mi trovo nella bassa Brianza, in questo primo giorno di primavera, a ripetere per 5 volte questo circuito di 20 km, reso famoso da Giorgio Calcaterra con la sua vittoria mondiale. Ho nelle gambe le maratone domenicali e blandi allenamenti infrasettimanali, per questa gara decisa all’ultimo momento.
Sebbene non sia paragonabile alle 100 km menzionate, anche quella di Seregno ha la sua storia. Al suo attivo, vanta le edizioni di marcia del 1955 e 1959, quelle podistiche dal 1978 al 1989 ed il nuovo corso dal 2009 in poi. Tecnicamente e paesaggisticamente, il confronto è improponibile. L’altimetria ufficiale parla di 222 m a Seregno, 237 m a Cabiate, 269 m a Giussano, 262 m a Verano Brianza e di 256 m a Carate Brianza. In realtà, il podista avverte soltanto le discese e le relative salite di quattro sottovia. Per almeno 13 km, si gira in lungo e in largo per Seregno, mentre il territorio delle altre città viene marginalmente sfiorato.
La partenza viene data al sorgere del sole nel parco cittadino. Ho deciso di avere il sole come punto di riferimento. Quando sarà allo zenith, anch’io voglio essere a metà percorso; quando completerà il suo giro, anch’io voglio tagliare il traguardo.
I circa 2 km iniziali del parco passano veloci, come pure i 3 km che si corrono nelle strette vie del centro storico, dove si ammira la facciata neoclassica della Basilica di San Giuseppe, l’antica torre-campanile del Barbarossa e l’alto campanile del Santuario di Santa Valeria, punto di riferimento della zona del traguardo. Poi è tutto un susseguirsi di case sparse, capannoni industriali, ipermercati, siepi, prati, boschi, strade, piste ciclabili e qualche sterrato. Gli ultimi 2 km descrivono una seria di zig zag nel parco che sembrano non finire mai. Come da tabella, concludo il primo giro in 2:17.
Iniziato il secondo, Emanuele Zenucchi, iscritto alla 60 km, mi doppia; mi stupisco nel vedere Pietro Colnaghi, iscritto alla 100 km, che lo insegue con una falcata ampia ed alta tale da sbattere i talloni contro i glutei. “E’ esperto e forte”, penso “ma se non è molto allenato, scoppierà!”. Poco dopo mi supera Francesco Milella, con passo radente e sciolto. “Ecco il vincitore”, profetizzo. In questa prima giornata assolata, osservo che in competizione non ci sono solo gli umani. Gareggiano anche gli alberi, alcuni dei quali hanno tagliato prima il traguardo nel rivestirsi di fiori, mentre altri ne hanno ancora molta di strada da fare. I fiori dei prati non sono da meno nello sfidarsi a chi sboccia per prima. Giunto nel parco della zona partenza-arrivo, la corsia è invasa da una moltitudine di corridori della domenica, che mi creano difficoltà. Il tempo impiegato è fotocopia del primo giro.
Il sole è alto nel cielo durante il terzo giro. Rimane sempre il mio punto di riferimento, ma lo guardo con la coda dell’occhio, non più a viso aperto. Questo sole d’aprile è pericoloso, intorpidisce le membra e prosciuga. Corro sotto i balconi e gli alberi, costeggio siepi e palazzi, incurante di allungare il percorso. Al 44° km raggiungo Angela, sto bene ed allungo il passo. Poco dopo, Marjia Vrasjic, bruna, alta e filiforme, mi doppia con eleganza. Al terzo giro faccio segnare 2:18. “Tutto secondo i piani. Concluderò la gara in 11 ore e rotti, sotto le 12 ore, anche per un solo secondo”, mormoro fra di me.
Non l’avessi mai detto. Al 61 km, per disidratazione o fame o inadeguata preparazione, scoppio! E’ stato un vero calvario, questo quarto giro, che concludo in 3:05. Ritirarmi? Neppure per sogno!
All’inizio del quinto giro, mi raggiunge Angela. Un tal fatto le moltiplica le forze e potrebbe staccarmi, ma preferisce rimanere con me fino alla fine. L’obiettivo è chiudere la gara sotto le 13 ore. Grandi ostacoli trovo in questo ultimo passaggio nel centro storico di Seregno. C’è tanta gente per le strade, in questo tardo pomeriggio domenicale, che se si buttasse uno spillo non cadrebbe al suolo. I volontari hanno un gran lavoro da fare. Il sole va lentamente tramontando, come lento è il mio passo che adesso è sincrono al suo, ed insieme chiudiamo la nostra giornata di fatica. L’ultimo parziale è di 2:52, che sommato ai precedenti fa 12:53:39. Ho concluso la gara con altri 73; mentre 88 hanno concluso la 60 km e 704 la 21 km.
Bene o male, anche quest’anno una 100 km l’ho portata in porto. La ricorderò per le sofferenze degli ultimi 40 km e per la notte insonne seguita alla gara.



