Anche gli ultimi 3,5 km, in quanto a difficoltà, non sono da meno. “Giacchè ci siamo, togliamoceli davanti subito anche questi”, avranno concluso, portando alle estreme conseguenze la loro teoria psico-filosofica.
Smussate le difficoltà più evidenti, non si sono ritenuti pienamente soddisfatti. I rimanenti 38,5 km, corsi tutti di un colpo, sono sembrati loro troppo impegnativi, ed hanno diviso questa grande fatica in sette più piccole. Ecco, in sintesi, la formula magica che ha reso dolce la Maratona di San Silvestro: 195 m + 3.500 m + (5.507 m x 7) = 42,195 km. Grazie a questa alchimia, il mio ultimo giro è risultato essere nettamente il più veloce.
Sul Reno, si viene per tutti i motivi del mondo, eccetto che per il percorso: per amicizia, per finire l’anno in bellezza, per l’impegno degli organizzatori, perché ti danno da mangiare a cena ed a pranzo, per farti dormire gratis in palestra, per il prezzo conveniente nel vicino albergo a quattro stelle ecc.
Personalmente, sono venuto per rendere più difficile la vita a Lorenzo Gemma, che si è messo in testa di scavalcarmi nella classifica all time. Inoltre, sarebbe proprio da stupidi, adesso che sono un pensionato, andare a spaparacchiarmi ai tropici durante il periodo natalizio. Posso tranquillamente andarci dopo le feste ad un prezzo più contenuto, meglio servito, senza calca e nel frattempo aggiungere un punticino alla classifica.
Il percorso non sarà da costiera amalfitana o da cinque terre, ma lo trovo niente male. I capannoni industriali sono nuovi e disposti ordinatamente, ed è un bene che si vedano aumentare sempre più di numero.
Il passaggio tra le villette, immerse nel verde e non ancora fagocitate dalla zona industriale, è gradevolmente bucolico.
Nelle strade a scorrimento veloce siamo stati ben protetti. Notevole il miglioramento della viabilità effettuato in questi ultimi anni, che ha tenuto conto anche delle esigenze pedonali, grazie alle quali il sottovia ha impedito di farci trovare nel bel mezzo di una rotonda.
Certo, il paesaggio è dominato dalle alte strutture dello zuccherificio (?) e dalla mole quadrata dell’Hotel, inserito in un complesso che alterna facciate gradevoli, accettabili e squallide. Interessante quella che regge la grande scritta: CALDERARA DI RENO, con la città raffigurata in modo ideale. E’ veramente così bella? In tante edizioni non abbiamo mai avuto il privilegio di passare per le sue vie: ha un centro storico talmente bello e fragile da non poter sopportare il transito dei corridori? Ha veramente tante occasioni turistiche da permettersi di snobbare la maratona?
E’ stato un bene passare davanti al cimitero, che porta orgogliosamente inscritto l’anno di costruzione in caratteri romani: MCMXVII. Mi ha ricordato che non solo l’anno finisce!
Ma è stato il sole che ha reso bella ogni cosa.
Prima della partenza della maratona, Luciano è stato categorico: “Se non vuoi perdere il treno, alle 14:45 devi essere sul pulmino”. Motivo per cui non è stato possibile scattare foto con atleti in movimento. Terminata la gara, ho partecipato alla festa delle 350 maratone di Enrico Vedilei, alle 100 di Adalberto Sabatella, alla premiazione della formidabile coppia Accorsi-Barchetti ed ho salutato quelli che ho potuto.
A casa, obtorto collo, mi sono unito al coro di coloro che festeggiano il passare degli anni, l’avanzare delle rughe e l’allungarsi dei tempi della maratona.




