No problem! L’organizzazione premurosa provvederà al ristoro lungo il tragitto.
Tutti vogliono essere fotografati; desiderano che le loro sembianze invadano i siti web. E gli insigni monumenti? Semplice sfondo o contorno alle loro persone. Ne ho ritratti almeno duecento. Eppure era evidente, da come maneggiavo quella macchinetta da quattro soldi, ma comoda per poter essere buttata nello zaino senza tanti complimenti, che non fossi proprio un professionista. Anche Fabio Marri, dopo essersi aggirato fra le vigorose forme romaniche, tra colonne, lesene, cornici, loggette ed archi, non ha resistito al fascino del flash, dopo essersi ravviati i capelli con la mano. E’ strato un piacere rivedere e fotografare Daniela.
Alle 9:00, ci si raccoglie in Piazza Manin, dove convergono strade dedicate ai grandi artisti della famiglia Pisano. Come abbiano fatto a chiamare Pisano anche il capostipite, Nicola, che si firmava “ex Apulia”, io proprio non so! I concorrenti danno le spalle all’arte di Piazza dei Miracoli ed alle Mura medicee e volano verso il mare per un salto di 18 km.
Il Tirreno è ancora lontano, ma il suo sapore salmastro ed il suo profumo iodato si sente già sul lungarno, portati dal grande fiume che ha fatto di Pisa una gloriosa Repubblica marinara, la cui egemonia, sottratta ad Amalfi, fu stroncata da Genova. Tutti vengono colpiti dalla gotica Santa Maria della Spina, ricamata di guglie, cuspidi, edicolette, rosoni e rosette; in pochi notano, incisa sul lungarno, una scritta che riporta il parere di Giacomo Leopardi: Siena è più bella di Firenze.
E’ una vera gita vecchi tempi, senza macchine, se si eccettua, verso il 5° km, un breve tratto in comproprietà con gli automobilisti. E’ aperta a tutti, quattordicichilometristi, mezzomaratoneti e maratonabili, che si limitano a vedere il mare da lontano. E le barriere architettoniche? Ci pensano i muscoli dei volontari.
L’aria di mare si fa sempre più intensa, favorita dai rettilinei, ma della brezza neppure l’ombra, ostacolata dalla vegetazione. Dopo due ore di corsa, annunciato dalla fitta foresta, appare il mare, dove molti sono arrivati prima di me. Vedo sfilare per primo Fabio Marri, che sembra soddisfatto di avere un vantaggio di 4 km su di me: “Non mi piglierà mai!”, gli si legge in viso. Mario Ferri, sornione, gli è alle calcagna, pronto a scavalcarlo. Segue la lunga processione: Aligi Vandelli, Graziano Guerrieri, Lorenzo Gemma, Giuseppe Tundo, Salvatore Dell’Aia, Mauro Gambaiani, Vincenzo Marchetti, Andrea Boni Sforza, Nino Gioffrè, Giorgio Salimbene, Alina Losurdo, Vito Piero Ancora.
Siamo a Tirrenia, spiaggia aristocratica con villette ed una fitta successione di stabilimenti balneari, dai nomi mitici. Al 22° km, quando viro al giro di boa, mi rendo conto che sono proprio pochini quelli che stanno dietro di me: Valter Mezzalira, Enzo Funghi, Silvana Tosolini, Piero Lucarini, Marina Mocellin, Marco Simonazzi, Paolo Gino, Gianfranco Toschi, Giovanna Carla Gavazzeni, Angelo Squadrone.
Inizio la rimonta a Marina di Pisa. Le case appaiono più umili e si affacciano direttamente sulla stretta spiaggia. Il sole è scomparso e l’atmosfera tende al grigio. Il mare è infuriato e scaglia i suoi flutti contro i massi di protezione, quasi a volersi riappropriare dei suoi spazi.
Il bagno di corsa al mare dura 10 km. Al 28° km comincia il mesto ritorno a casa. Anche il cielo, coperto di nubi, è triste.
Al 30° km si scavalca la foce dell’Arno, il punto magico in cui “l’Arno porta il silenzio della sua foce”, ed il lunghissimo rettilineo che segue è intitolato all’autore di questi versi, Gabriele D’Annunzio.
Dalle terga dovrebbe spirare la brezza che darebbe un aiutino alle membra stanche. Pazienza, niente! Il fatto che non ci sia un vento contro, data la stagione, è già da considerare un dono.
Molti di quelli che orgogliosamente avevano simulato una smagliante forma sul lungomare, ora appaiono in difficoltà e cifotici, scoliotici, cadenti e zoppicanti risalgono verso l’entroterra pisano.
La scampagnata finisce nel verde atemporale del Campo dei Miracoli, da dove si elevano la Torre, il Duomo, il Battistero ed il Camposanto, che poterono essere realizzati grazie alla ricchezza venuta dal mare, che nel corso dei secoli è andato sempre più allontanandosi dalla città.




