La mia 15^ maratona di Sabaudia

E’ affollata di concorrenti la Piazza del Comune, per una edizione che ha battuto tutti i record di partecipazione. Il Palazzo del Comune, pregevole esempio di armonioso impiego di marmi, mattoni, rame e vetro, è stato trasformato in struttura logistica della maratona.

L’aria è pregna di umidità, per aver piovuto tutta la notte. Non piove quando viene dato il via, ma tutti si attrezzano al peggio per essere le previsioni del tempo non rassicuranti.

Si percorrono le strade geometriche del centro storico e ci si accinge ad attraversare il ponte sul canale di Paola. E’ in questo momento che il sole riesce a farsi breccia fra la spessa coltre di nubi ed illumina il lago di Sabaudia, che la cinge da tre lati, dando un assaggio della bellezza del territorio.

foto 12Il ponte dischiude la strada verso il mare. La costa è quella mitica della maga Circe che ammaliò Ulisse, ed in tempi recenti ha stregato Pasolini, Moravia e Le Corbusier. Le nuvole sono basse e non permettono la visione delle isole pontine; ben chiari appaiono i colli Albani, i monti Lepini ed i monti Ausoni che delimitano l’Agro pontino.

Corro fra due cordoni dunosi, che separano la strada dal mare e dalla fertile pianura, in compagnia di Paolo Gino, che mi racconta le sue ultime imprese. In estate, è stato negli Stati Uniti dove, in poco più di un mese, ha portato a termine sei maratone. La sua avventura ha destato la curiosità di Runners World, che gli ha dedicato un reportage. Il mese scorso, per dimenticare l’America, è stato in Francia alla Maratona du Cognac.

Mentre Paolo ed io ci perdiamo in chiacchiere, gli altri corrono e ci superano. Senza accorgecene, al 10^ km ci troviamo con l’autoambulanza alle calcagna, per cui lo saluto, allungo il passo e faccio corsa solitaria.

Il percorso ha abbandonato il mare e s’è inoltrato in pieno agro, dove trionfano i terreni coltivati, gli altissimi eucalipti ed i maestosi pini ad ombrello. Il Circeo, ammantato di boschi, visto da lontano, appare come una leonessa accovacciata. Sui monti Lepini, disposti paralleli alla costa, biancheggiano borghi intorno ai castelli, lontano dalla malaria e dalle incursioni dei pirati. Sui monti Ausoni è caduta la prima neve.

foto 13Per quasi metà gara, il sole riesce a far capolino tra le nubi ed a splendere sui monti, sulla pianura, sui laghi. Quando al 21° km si ritorna sul mare, le nubi prendono il sopravvento e la pioggia comincia cadere. Ho avuto l’accortezza di mettere le lenti a contatto, e non mi dà nessun fastidio.

La mia corsa non è più solitaria. Ora, sono in compagnia di Enzo Funghi e Vito Carignani. Corriamo con passo deciso e sincrono, come soldati, tra le sponde del mare e quelle del lago Caprolace. Questa è la vera maratona delle acque, con mare e laghi sempre in vista; e come se non bastasse, altra acqua la manda il cielo. Al 24° km raggiungiamo Angela e, come d’incanto, smette di piovere.

Al 30° km rimango solo. La toponomastica è tutto un susseguirsi di nomi che ricordano le località della prima guerra mondiale. Del resto, è dall’Italia nord orientale che provengono molti degli abitanti che attualmente popolano l’agro pontino.

Dal 36° km al 40° km sono in coppia con Valter Mezzalira; al 41° km saluto Salvatore Dell’Aia; sul traguardo sono solo.

La maratona di Sabaudia è in controtendenza. E’una delle poche che chiedono poco (10 Euro ai Supermaratoneti) e danno molto (pasta party sabato e domenica, premia i primi sette di categoria ecc.). Premiato anche il primo Supermaratoneta al traguardo, Giuseppe Tripari in 3:06:03.

Sono da migliorare i servizi che il Club Supermarathon offre ai soci alla distribuzione dei pettorali. Mario Ferri s’è caricato di compiti di altri, ed ha fatto quello che ha potuto.

Da oggi, è uno dei nostri Aldo Onorati, che a Sabaudia non ha corso soltanto la sua 50^ maratona. Bravissimo pittore, ha presentato un quadro dal titolo impegnativo: Il percorso verso la cima.

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