Diciamo le cose come stanno. Torino è stata sempre una grande maratona, ma non riusciva a far fruttare il capitale investito. Quest’anno, è stata più abile ed energica nello scuotere il grande albero, ed i frutti sono caduti copiosamente. I 3320 classificati sono il giusto premio alla sua organizzazione ed ai suoi viali alberati e rettilinei, riducendo il distacco che la separano da Roma, Venezia e Firenze.
Io l’ho corsa da pace maker delle 5:15:00, in una maratona il cui tempo massimo era di 5:30:00. Ho visto, quindi, la gara dalle retrovie, dalla parte di quelli che trovano i ristori esauriti, i volontari stanchi e le strade non più libere dalle macchine perché, si dice, non valga la pena bloccare il traffico per pochi tapascioni. Niente di tutto questo ho visto, essendo stati aspettati anche gli arrivati oltre il tempo massimo.
Se poi dovessi giudicarla dall’organizzazione dei pace maker, allora le cose cambiano e per trovare qualcosa di simile bisognerebbe non solo valicare le Alpi, ma sorvolare anche l’Atlantico. Basti pensare che il compito di traghettare i cinqueoristi al traguardo è stato assegnato alla non vedente Chiara Pandolfi, supportata, naturalmente, da Ilaria Razzolini. Io sono arrivato un quarto d’ora dopo, ma si percepiva ancora la commozione del suo arrivo che, mi hanno riferito, essere stata grandissima.
Mi sono trovato a mio agio nell’insolita veste. In corsa non amo chiacchierare, ma è stato facile immergermi nel ruolo. Ho parlato e scherzato, brillando di luce riflessa essendo in coppia con Angela. La giornata gradevole e la città bella hanno aiutato il mio compito. I 30 km corsi in Torino ed i rimanenti distribuiti fra Moncalieri, Nichelino, Grugliasco e Collegno hanno offerto argomenti a iosa. Il folto pubblico, con la sua babele di accenti, né ha offerti altri sul luogo di origine. Ma quanti sono i veri torinesi?
Naturalmente, il gruppo è stato soggetto ad un continuo turnover. Quelli che perdevamo per strada erano rimpiazzati da quelli che raccoglievamo. Julian, Franco, Elsa, Achille, Vito e Gianni sono stati i fedelissimi.
Le premiazioni sono state il fiore all’occhiello di questa edizione. Ai top, premiati subito dopo il loro arrivo, è stato imposto di essere presenti alle premiazioni degli amatori, avvenute nel primo pomeriggio. Tutti i top sono sfilati sul palco, mentre erano assenti molti amatori che, non aspettandosi tanta considerazione, erano tornati a casa.
Nelle grandi maratone la cerimonia di premiazione degli amatori o non c’è o è ridotta ad un’appendice insignificante. Per inciso, faccio notare che a New York i professionisti riceveranno oltre il 70% dell’ingaggio, mentre gli altri avranno…





