I due mostri sacri, Giuseppe Togni (761) e William Govi (745), sentono sul collo il fiato dell’inseguitore, che procede ad un ritmo devastante.
Se Vito Piero insegue, Angela Gargano viene inseguita; ha conquistato la vetta al suo primo apparire, creando un abisso alle sue spalle; il distacco si mantiene costante perché, a livello femminile, si viaggia allo stesso ritmo.
Notizie che certamente faranno piacere, lassù, a Sergio Tampieri per due motivi: si rende conto che i suoi allievi si danno da fare, e che non l’hanno dimenticato.
Peccato! Questa volta non c’erano le papere nel laghetto del Parco. Nessuno ha saputo spiegare il motivo. Nell’ampio prato spoglio di alberi, c’era la Bier Fest. Il sabato sera, birra a fiumi e grigliate a non finire; la tentazione era forte, ma ho resistito per onorare la Maratona del Presidente. Sono certo che sugli scoppiettanti carboni ardenti non sono stati immolati gli anatidi.
Non tutti i mali vengono per nuocere! La contemporanea presenza della festa della birra ha costretto gli organizzatori a rivedere il percorso. Ne è risultato un circuito più corto di quello delle edizioni passate, ma armonico e lineare. Senza dubbio migliore. Poco più di 1.200 m, lungo il perimetro del parco, all’ombra degli alberi, anche se, questa volta, a riparare gli atleti dal sole settembrino ci ha pensato una spessa coltre di nubi. A qualcuno è sembrato più lungo per cui, moltiplicandolo per i 35 giri previsti, si è lamentato di aver partecipato a un’ultramaratona, mentre era preparato per una maratona. Secondo il suo personale metodo di misurazione, la lunghezza del circuito variava ad ogni giro!
E’ la maratona della rimembranza, del ricordo. Non si esclude che questa manifestazione possa essere interpretata anche in altri modi, eccetto quello di essere altamente competitiva, che non esclude, sia ben chiaro, l’impegno. Ecco spiegato il motivo delle due partenze: dare la possibilità ai più lenti di parteciparvi e di completarla in un orario ragionevole. L’unico errore è stato quello di non aver ufficializzato la doppia partenza, e di essersi affidati al passa parola del sabato pomeriggio, con disappunto di alcuni.

Lorenzo Gemma, che in vita è stato il più vicino a Sergio Tampieri, s’è preso l’incarico d’impartire il via, dopo aver ricordato i Soci che ci hanno lasciato. Poi si è corso, perché la maratona non è la sostanza, ma la forma, il contorno, anche se importante, di questo annuale incontro.
Ho visto gli spalti del parco gremiti di gente e ho pensato che fosse venuta per applaudire chi correva. E’ stato facile capire che i loro occhi erano puntati sì su quelli che correvano, ma davano anche calci a un pallone. Quando la partita di calcio è finita, è rimasto qualche accompagnatore dei podisti e i parenti di Sergio Tampieri, che hanno dato una mano all’organizzazione.
Lorenzo Gemma, oltre ad avere contribuito alla buona riuscita dell’evento, ha corso, serio e silenzioso.
Naturalmente, anche questa maratona ha avuto un vincitore e una vincitrice. La vittoria è andata Marco Bonfiglio (2:58:20), recente vincitore della 100 km di Lipsia e della scorsa edizione della Nove Colli, e a Luisa Betti (3:49:51).
Personalmente, ho trovato tonica la temperatura della doccia, che ha permesso di portar via la patina di polvere che imbiancava gli arti inferiori.
Veloci le premiazioni. Tutte le partecipanti sono state omaggiate con un braccialetto. Lo zampino di Alberta?
Finte le premiazioni, il Presidente e il Vicepresidente si sono dati da fare a rimuovere le strutture dei servizi.
Tutti gli altri a reintegrare le energie perdute in gara con pizza e birra, mentre Paola Gambelli esordiva come cameriera pizzaiola.
Si è finito, con torta e spumante, a far baldoria attorno alle 700 maratone di Vito Piero Ancora.
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